Rossella BARLETTA
Ormai a conclusione, il corrente anno 2025 sarà ricordato (in ambito territoriale/regionale) per due accadimenti di non poco conto: l’esito delle imminenti elezioni politiche per la formazione del nuovo governo regionale che rimarrà in carica nei prossimi cinque anni; il sommovimento provocato dall’indagine della magistratura sui reati contro la pubblica amministrazione, riconducibili a pubblici amministratori e imprenditori di non trascurabile rilevanza regionale, smascherata ad inizio estate ed in corso di dibattito processuale. È di questi ultimi giorni, poi, il disvelamento di una rete di favori e di interessi che, rimandando ad alcuni sindaci salentini, conducono a casse di prosecco regalate e ad un pranzo allestito per festeggiare il risultato elettorale di uno di questi, con 130 invitati, e pagato dal cosiddetto donatore.
Osservo come i fatti appena citati sono interessati metaforicamente da due diversi tipi di luce: una, a spettro larghissimo, che alimenta un invocato rinnovamento dei nocchieri che guideranno questo barcone – per certi aspetti alla deriva – chiamato Puglia; l’altra, in completa opposizione, che non riesce a diradare il buio esistente in alcune stanze di comando e in alcune menti umane.
Mi soffermo su quest’ultima luce che, disattesa la sua funzione, non ha riverberi di avvedutezza di natura morale in chi è coinvolto nei deplorevoli affaires come quelli accennati. Quel che ancora provoca sconcerto nel sentire comune è che, tra le carte sequestrate, emergono alcune “manie” a completamento del “delinquere”, configurate nelle cassette di prosecco e nei pranzi o cene – a base di alimenti pregiati tra cui ostriche, aragoste, pesci pregiati, il tutto innaffiato da generosi fiumi di champagne o di vini delle migliori etichette –, dal costo esorbitante. Del tipo: giacché non si paga, ungimi tutto… a carico del fesso che ha pagato!
Accade che, a chi non ha dimestichezza con la storia antica, siffatte notizie sortiscono indignazione, mentre a chi, come chi scrive, ha la passione della documentazione e dell’approfondimento storico, ispirano ben altre riflessioni e diventano fonte di sarcasmo. Perfino!
Nell’antica Roma, vigeva in perpetuo un circuito di potere tra donatore e beneficiario nonché un modello di comportamento in virtù del quale l’aristocratico riforniva di cibo i suoi clientes. L’elargizione del dono e il suo ricevimento in cambio di un appoggio, era più che normale e l’applicazione di questa tacita norma, non scandalizzava. A proposito di prosecco, un esempio eclatante, riportato su molti libri di storia, riguardò un ricco piscicoltore che prestò a Giulio Cesare ben duemila murene per il banchetto destinato a celebrare una delle sue vittorie militari. L’accordo prevedeva che, a suo tempo, l’imperatore gliele avrebbe restituite. Sì, proprio così, non soldi ma la stessa quantità degli apprezzati pesci.
Sempre duemila anni fa, esistevano doni per “quelli che stavano al di sotto”, per “quelli che stavano al di sopra” e doni “fra pari”. Ancora: il donatore offriva qualcosa rispettando il rango di ciascuno: ai consiglieri municipali una vera cena; al popolo un semplice brindisi. Tali attestazioni, nel tempo divennero norme (da rispettare) e fecero parte delle consuetudini che, evidentemente, i romani trasmettevano alla gente dei territori conquistati.
Certo, a distanza di migliaia di anni, con l’evoluzione dei costumi sociali, delle norme giurisprudenziali, dei valori etici e, chi più ne ha più metta, ci si chiede quale è il confine tra liceità, illegalità, moralità, associazione a delinquere, corruzione. E via elencando.
Quasi quasi verrebbe da imprecare contro i conquistatori del territorio salentino, in questo caso gli antichi romani, che prima di diventare arrendevoli ed abbracciare la luxuria, imitando gli oziosi greci, sono stati integerrimi, parchi e “tutti d’un pezzo”. Ricordo che nell’attuale Salento introdussero nuovi indirizzi agricolo-pastorali, realizzarono o migliorarono le infrastrutture stradali e portuali, istituirono riti, importantissimi ordinamenti civili, militari e di diritto, le lettere, le arti, la lingua, la scrittura, eccetera eccetera.
Avremmo voluto antenati come i vichinghi, uomini di tutt’altra “pasta” e di tutt’altra portata culturale? Non staremmo qui a interrogarci come mai l’uomo, nonostante i progressi a suo beneficio, dimostri la sua debolezza dinanzi ad un piatto di prelibatezze, ad un vassoio di invitanti ostriche e ad una (si fa per dire!) cassa di prosecco. Dimenticavo: i romani erano ghiottissimi di ostriche, di quelle allevate nell’odierna Brindisi!


















