di Piergiorgio PROVENZANO
Lo sviluppo del Mezzogiorno parte necessariamente dalle infrastrutture. Senza strade agevoli, senza l’alta velocità ferroviaria, senza collegamenti aerei e navali efficienti e veloci non vi può essere sviluppo di un’area depressa ed oggettivamente distante dai luoghi dei più rilevanti scambi commerciali.
Il Salento, in particolare, sconta una notevole arretratezza in questo settore, sia sotto il profilo dei collegamenti con il nord Italia e l’Europa che sotto quello dei collegamenti interni al nostro territorio. Emblematico, sotto questo ultimo aspetto, il trenino Sud Est Lecce-Gagliano via Novoli sul quale si invecchia prima di arrivare a destinazione, per non parlare dell’ormai biblica vicenda della S.S.275!
E’ necessario, quindi, che si intervenga su tutti i livelli, per migliorare i collegamenti interni e verso l’esterno del nostro territorio, ed il Recovery Fund, al riguardo, costituisce oggi una occasione imprescindibile. Il problema va affrontato, a mio avviso, con un’ottica strategica, che veda tutto il Grande Salento, con i suoi esponenti al Governo, con le sue istituzioni di ogni ordine, impegnato in una progettazione complessiva, che investa tutto il territorio e tutti i mezzi di comunicazione.
Abbreviare i tempi e ridurre i costi del trasferimento delle merci e delle persone verso il nord Italia e l’Europa è necessario; ma non basta.
Rispetto quegli obiettivi geografici ed economici il Salento, per la sua posizione geografica, è oggettivamente penalizzato. Con l’alta velocità ferroviaria i tempi con i quali l’artigiano salentino potrà portare il suo prodotto sul mercato tedesco potranno essere ridotti, ma saranno sempre superiori a quelli dell’artigiano lombardo, e superiori saranno i costi che dovrà sostenere. La nostra marginalità geografica rispetto i mercati europei è un dato oggettivo, ed è uno dei motivi che hanno determinato la nostra marginalità economica.
Ma se non si può rimediare a questa marginalità geografica, si può mutare la prospettiva dello sviluppo economico del Grande Salento, per dargli una centralità economica. Se siamo marginali rispetto l’Europa, siamo centrali rispetto il Mediterraneo, costituendo il Salento la punta avanzata del continente europeo verso l’altra sponda del Mediterraneo e verso la penisola balcanica.
In una prospettiva strategica di medio-lungo periodo, pertanto, sarà necessario progettare uno sviluppo del nostro territorio verso quegli obiettivi, privilegiando pertanto i collegamenti con essi che, per oggettivi motivi geografici, non potranno che essere navali ed aerei.
L’Albania e la penisola balcanica in generale stanno uscendo dalla situazione caotica in cui erano cadute dopo il dissolvimento della ex Jugoslavia e la cessazione dei regimi comunisti; in particolare la repubblica albanese, nostra dirimpettaia, si è avviata sulla strada della democrazia occidentale e dello sviluppo capitalistico, e può essere interlocutrice ideale per i nostri imprenditori, stanti peraltro le brevissime distanze che ci dividono.
Le grandi linee di collegamento internazionale possono essere utilizzate per raggiungere più agevolmente l’est d’Europa, se potranno essere raggiunte dal Salento in maniera veloce ed economica.
Auspichiamo che l’Africa settentrionale risolva quanto prima i suoi conflitti, e diventi quindi possibile immaginare intensi scambi economici con essa.
Non solo; in ambito nazionale, il completamento di una rete autostradale che da Lecce porti a Reggio Calabria in tempi accettabili sarà condizione per poter incrementare i rapporti economici con la Sicilia.
Ribaltiamo quindi la geografia, ribaltiamo la prospettiva con la quale guardiamo lo sviluppo economico, rivolgiamoci a questi nostri interlocutori privilegiati; ma per far questo abbiamo bisogno di potenziare in maniera decisiva le nostre risorse infrastrutturali, porti ed aeroporti devono essere all’altezza di questa nuova sfida, devono avere la possibilità di portare a destinazione gli operatori e le merci in breve tempo. Deve essere completata una adeguata rete stradale ed autostradale che consenta di raggiungere la Calabria e la Sicilia in tempi ragionevoli.
L’operatore economico lombardo ha la possibilità di agire su di un territorio che si sviluppa a 360 ° intorno a lui; quello salentino ha una sola strada fisica, quella verso il nord, perché per il resto è circondato dal mare.
L’operatore lombardo ha, a distanza di cento chilometri o poco più l’uno dall’altro, almeno sette aeroporti, dai quali raggiungere, con voli diretti, le maggiori città europee; dal Salento, per andare ad Atene o a Catania, si deve arrivare a Bari o ci si deve mettere una giornata intera, partendo da Brindisi e facendo uno scalo intermedio.
Lo stesso dicasi per il trasporto via mare: per arrivare a Corfù, da Brindisi, ci si mette una notte intera, mentre da Otranto basterebbero due-tre ore.
Un piano strategico di trasporti deve rimediare a queste incongruenze, dando ai cittadini del Salento la possibilità di spostarsi e di raggiungere le varie destinazioni in tempi brevi e con costi contenuti; solo così si potrà incoraggiare lo sviluppo economico del nostro territorio.
Il tempo non è una opportunità, ma una risorsa economica che incide sui costi di produzione.


















