Titolo: RACCONTI DI SCHIAVITÙ
Sottotitolo: E lotta nelle campagne
Autore: Sara Manisera
Editore: Aut Aut Edizioni, 2019, pagg. 174, euro 15,00

Sara Manisera ha vinto la X Edizione del premio giornalistico “Antonio Maglio” 2021. E’ autrice di questo appassionato libro di storie di schiavitù e di lotta nelle campagne. Seguendo il ciclo delle stagioni, ha raccolto le storie di braccianti impiegati nelle campagne italiane, spesso immigrati, sottopagati, costretti ad obbedire alle regole dei caporali, e di quanti attraverso associazioni e cooperative propongono un modello di lavoro agricolo, rispettoso dei diritti e dell’ambiente, fuori dalla Grande Distribuzione Organizzata. Dalla Calabria al Piemonte, passando per la Puglia e la Sicilia, le donne e gli uomini incontrati raccontano un’Italia che lotta e che non si piega allo sfruttamento.
«Questo è un viaggio scandito dall’alternarsi delle stagioni e dallo scorrere dei tempi della natura. Un viaggio che inizia d’estate e si conclude in primavera. Attraversa baracche e container, agrumeti e latifondi, giardini e cooperative, borghi e città, alla ricerca dell’anima contadina perduta e di individui che rappresentano biodiversità, naturale e umana…», introduce così il suo lavoro la stessa autrice, lasciando già intuire che si tratta di un libro-denuncia, a metà tra saggio e reportage giornalistico. Una raccolta di storie di vita reale accomunate dallo sfruttamento sul lavoro. «Un fenomeno – spiega Manisera – che non risparmia i lavoratori italiani nella catena produttiva agricola ma che si avvale spesso di lavoratori stranieri, vulnerabili e ricattabili». Ma è un libro che interroga anche le coscienze dei consumatori e delle loro scelte alimentari quotidiane, troppo spesso distratti o ignari che dietro pomodori, verdura, frutta ed altri prodotti che comprano al mercato ci sono essere umani che lavorano malpagati e con orari disumani.
Partendo da storie vere, Manisera intende «invitare a riflettere i cittadini-consumatori sul fatto che il “diritto al cibo” passa anche attraverso il “diritto al lavoro” e, nello stesso tempo, anche attraverso il “diritto alla salute”. Tutti diritti che, quando non si è consapevoli di vivere in un sistema economico basato sulla Grande Distribuzione Organizzata, che richiede una produzione sempre più a basso costo, vengono calpestati». Un viaggio, quello della giornalista, che in realtà affonda le radici nella sua esperienza personale e familiare. «La mia – dice – è una famiglia di contadini ed emigranti, partita nel secondo dopoguerra dal Sud Italia per andare in Germania».

Sara Manisera, 32 anni, freelance campana, si occupa di donne, giovani, conflitti, società civile, migrazione, ambiente e agricoltura. Ha realizzato reportage in Italia, Iraq, Siria, Tunisia, Kosovo, Bosnia e Libano, dove ha vissuto dal 2014 al 2017. Nel 2018 ha vinto il Premio Ivan Bonfanti con un articolo sulle donne mogli dei combattenti dello Stato islamico, e la Colomba d’Oro per la Pace con il webdoc “Donne fuori dal buio”, realizzato con Arianna Pagani in Iraq. Ha ricevuto una special mention al True Story Award con un’inchiesta sui desaparecidos in Siria. Nel 2019 ha pubblicato il suo primo libro “Racconti di schiavitù e lotta nelle campagne”. Ha scritto e co-diretto il documentario “Iraq: gioventù in prima linea” trasmesso su Arte, e il webdoc “Iraq without water”. I suoi reportage sono stati pubblicati, tra gli altri, da Al Jazeera, Arte, Libération, Internazionale, Rai 1, Millennium, The Nation, RSI, The New Humanitarian, Repubblica. Fa parte del collettivo di giornalisti e fotografi freelance FADA. Oltre all’attività giornalistica Sara Manisera ha lavorato per il progetto dei corridoi umanitari e per la commemorazione di Giovanni Falcone come responsabile della comunicazione.