Il 24 luglio scorso con l’iniziativa “Ancora Pane e Rose” è stata ufficializzata a Roma, nella sede nazionale del Partito Democratico, l’area che s’ ispira al documento redatto un anno fa da Gianni Cuperlo “Radicalità per Ricostruire”. Anche in Puglia si è organizzata a livello regionale grazie al lavoro di coordinamento di Cinzia Dicorato e Leonardo Palmisano. L’area è organizzata e strutturata a tutti i livelli provinciali i coordinatori provinciali sono: Marco Esposito per la federazione di Foggia; Pietro Sciusco per la federazione della BAT; Francesco Brandi per la federazione di Bari; Benedetto Ligorio per la federazione di Brindisi; Marco Marazia per la federazione di Lecce; Anna Sgobbio per la federazione di Taranto e Gabriele Cela, segretario provinciale dei GD di Capitanata, è il responsabile della comunicazione digitale. «Questa è una area nazionale che non vuole essere una corrente – dicono i coordinatori regionali Cinzia Dicorato e Leonardo Palmisano –, ma una realtà work in progress di progettazione e cultura di una nuova sinistra».
Di seguito il documento politico dell’area
Il tempo è adesso
La Puglia, come il resto del Paese, sta attraversando una fase difficile, dove alla crisi pandemica si aggiunge una rinnovata effervescenza criminale e una costante emorragia di posti di lavoro. In questo contesto difficile ci troviamo a vivere una debolezza ed assenza dei partiti di sinistra. Il Partito Democratico regionale, troppo occupato nelle istituzioni, ha abbandonato totalmente l’attività sul campo, tra la gente. Nel frattempo il sistema del partito e la sua organizzazione territoriale, che si era frantumato ancora prima della pandemia, è diventato ancora più debole. Qualcuno solleverebbe eccezioni a questa osservazione perché le ultime elezioni regionali hanno visto il PD primo partito della compagine di governo. Ma questo perché sono prevalse le logiche che hanno visto gli eletti primeggiare, dove il PD ha abdicato al suo ruolo di partito per trasformarsi nei comitati elettorali dei singoli candidati. Questo stato delle cose ha creato non pochi problemi, in primis lo svuotamento dei circoli e la caduta di motivazione da parte dei militanti, con l’inevitabile calo di iscrizioni. A cosa serve tesserarsi se l’attività si riduce alla sola campagna elettorale?
I territori così sguarniti hanno assistito all’assenza di presidi politici che in passato servivano a capire le esigenze territoriali e urbane e raccogliere le istanze di chi è più in difficoltà. Nel frattempo un partito sempre e solo nelle istituzioni e assente tra la gente ha perso il senso della realtà, in un momento in cui a causa della pandemia e anche prima di essa, tutto sta cambiando. Questo gli impedisce di essere testimone e interprete di questo cambiamento, anche perché le logiche e le dinamiche interne sono così forti che impediscono di interpretare i cambiamenti sociali.
Il Partito Democratico deve riacquistare un ruolo egemonico tra il proprio elettorato di elezione non solo dal punto di vista politico ma culturale. Deve recuperare quel popolo che da tempo è finito nella foresta di Sherwood (cit.) che non lo vota più perché non si sente rappresentato. Deve colmare quel vuoto che si è prodotto a sinistra perché per contrastare queste tendenze epocali è necessario costruire una sinistra forte, sensata, densa, orientata al lavoro ed ai diritti umani e civili, all’ambiente ed all’uguaglianza sociale, alla pace e al disarmo. Lo spazio per questa sinistra nonostante tutto esiste dentro il Partito Democratico e anche se attualmente non basta più non si può prescindere da esso. Per costruire questa sinistra è necessario anche aprirsi a tutte quelle realtà che operano nel sociale e nel volontariato e che oggi rappresentano i soli presidi esistenti in prima linea, sia per far fronte alle emergenze sociali e di lavoro e sia per far fronte alle istanze ambientali.
Il tempo per tergiversare non c’è più. Ora è il momento di costruire un’area pienamente rappresentativa, che metta in campo politiche radicali. Un’area che si chiama appunto RADICALITΆ PER RICOSTRUIRE che fa riferimento diretto all’area nazionale e al documento che Gianni Cuperlo ha redatto, un’area a livello nazionale con la stessa denominazione del documento.
Un’area che non vuole essere una corrente ma una realtà work in progress di progettazione e cultura di una nuova sinistra che unisce il passato con il presente e si proietta verso il futuro.
Un’area aperta anche ai non iscritti.
Un’area che abbia al centro della propria attività alcuni punti cardinali imprescindibili:
- I Beni Comuni, inalienabili, inalterabili, invendibili (tutela del nostro territorio, delle acque e delle coste, della storia e della storia futura della Puglia).
- L’Ambiente e l’Agricoltura, vettori di vita (con l’agricoltura bio) e di società (con l’agricoltura sociale).
- Il Lavoro, portatore di senso e di identità collettiva, di reddito e di crescita materiale e culturale.
- Il Welfare e la Salute, prerequisiti per il benessere di tutte e di tutti.
- La Giustizia Sociale, come progressiva e veloce uscita dalla povertà e dalla povertà culturale.
- La Cultura e l’Istruzione, per l’accrescimento civile ed economico della Puglia.
- I Diritti Umani e i Diritti Civili, quali garanzia per il pluralismo democratico, antifascista, antirazzista, anti sovranista.
- La Cooperazione, la Partecipazione, il Disarmo e la Pace, ponti per le comunità pugliese del futuro, per la responsabilizzazione delle comunità, per la diffusione di una cultura della pace.
- La Legalità, l’Antimafia e la Trasparenza, pratiche per il contrasto a un’economia criminale che spezza le relazioni sociali positive.
- Il futuro delle nuove generazioni e il loro ruolo nell’evolversi della società.
In virtù delle nostre idee e posizioni aderiamo alle AGORA’ che il segretario Enrico Letta ha promosso a livello nazionale quale strumento di partecipazione e di costruzione di un programma che va nella direzione da noi indicata.
Ci sentiamo di interpretare parte di quel sentimento ambientalista, pacifista e lavorista che può determinare il progresso civile ed economico della società pugliese. La nostra attività politica sarà quindi orientata a praticare democrazia nelle pieghe della Puglia, diffondendo valori pieni e positivi, costruendo alleanze e collaborazioni con il mondo dell’associazionismo religioso e laico, del volontariato, della cooperazione: costruendo con umiltà e generosità un’altra idea di mondo partendo dalla Puglia.
Un altro tema importante per noi pugliesi è quello del Mediterraneo e la necessità di riportare al centro dell’attenzione politica nazionale ed europea questo nostro antico mare e i Paesi che si affacciano su esso. Riportarlo al centro della discussione politica significa occuparci dei problemi legati ad esso. In passato era crocevia di scambi commerciali e culturali che hanno permesso all’Italia e all’Europa di evolversi e raggiungere il benessere economico. Da tempo ormai gli sono state voltate le spalle condannandolo ad essere luogo di morte a causa dei flussi migratori gestiti dalle organizzazioni criminale alle quali sono sicuramente affigliate anche le nostre cosche.
Nel frattempo sono stati abbandonati a loro stessi, senza speranza, quei movimenti della cosiddetta primavera araba che hanno finito con il ritrovarsi sistemi di governo ancora più autoritari. Dobbiamo tornare ad occuparci del Mediterraneo aprendo canali di dialogo con chi lotta e cerca di riportare la democrazia nei loro Paesi. Il Mediterraneo deve tornare ad essere quel mare solcato e navigato per ragioni commerciali e culturali. L’Italia deve tornare a girarsi verso di esso recuperando le rotte commerciali nazionali interne (alternative ai sistemi su gomma e su rotaia), rendendo così attivi tanti porti da tempo dismessi.
Questo è quanto si propone di fare l’area RADICALITΆ PER RICOSTRUIRE della Puglia.


















