di Enrico CONTE  

A fine novembre scade, salvo proroghe, il Protocollo d’intesa promosso tre anni fa dall’Università del Salento e sottoscritto dal Rettore, insieme ai Presidenti di Provincia e ai Sindaci dei capoluoghi, operazione che sembra fare il paio con la preziosa sintesi di Lino De Matteis, “Storia del Grande Salento”.

Sotto punti di vista diversi, e con finalità complementari, se il saggio è volto a ricostruire le tappe di un sentimento unitario, maturato nel corso dei secoli tra i cittadini delle province di Lecce, Brindisi e Taranto, per consolidarne consapevolezza e per costruire visioni di futuro, l’iniziativa dell’Ateneo propone un  processo fatto di concretezza, un percorso che vuole essere operativo si, ma anche rinforzato da una prospettiva unitaria e culturale, ancor prima che politica.

L’Università, con questa operazione, ha inteso dare corpo alla sua terza missione che, accanto agli obiettivi fondamentali della formazione e della ricerca, serve per favorire l’applicazione diretta, la valorizzazione e l’impiego delle conoscenze, per contribuire, attraverso l’individuazione di temi, e di  progetti concreti legati ad esigenze dal basso, allo sviluppo culturale ed economico-sociale del territorio.

Primo obiettivo del Protocollo la predisposizione di un masterplan territoriale, frutto di un lavoro condotto con il “metodo del coordinamento aperto”, per la produzione, quindi, di un piano strategico di medio periodo che dovrebbe rimandare a “piani annuali” che indichino obiettivi, risorse, indicatori e modalità di gestione (art 3 del Prot.).Il piano annuale sarà poi monitorato dal Tavolo tecnico di coordinamento interistituzionale, a cura dell’Università.

Il clima sociale e il contesto che ha accompagnato la stesura del Protocollo, firmato tra il 2020 e il 2021, ha ragionevolmente influenzato i suoi estensori, posto che si era in piena fase nazionale di predisposizione del PNRR.

Adesso, andrebbe colta l’occasione per declinare il documento di carattere generale (masterplan) in una serie di primissimi obiettivi, da utilizzare anche come banco di prova di un territorio che agisce con spirito di squadra, sia sotto il profilo orizzontale, con Presidenti e Sindaci,sia sotto il profilo  verticale, per la dimostrata abilità di agire allunisono con l’alta amministrazione dei rispettivi enti, coinvolgendo più livelli decisionali e allargando, necessariamente, i suoi protagonisti.

Insomma, utilizzando quella tal cosa che, al netto di criticità dovute all’eccesso di risorse da impiegare da parte di un corpo politico-burocratico poco avvezzo a misurarsi con i tempi veloci  degli investimenti, va riconosciuta come il “metodo PNRR”, che postula l’individuazione di obiettivi da tradurre in risultati, grazie alla chiarezza di momenti strutturati di accertamento delle  fasi intermedie e  il raggiungimento dei target che condizionano i finanziamenti.

Occorrerebbe ora verificare, preliminarmente, le prospettive che ci si potrà dare e i risultati pur parziali raggiunti (art 5 Prot.), senza trascurare di valutare se, e in che misura, abbia funzionato la costruzione delle “attività di collegamento” tra i settori della conoscenza e delle competenze universitarie messe in campo, con i settori dell’economia e  con le restanti istituzioni del territorio.

E’ il momento, questo, anche per migliorare, rendendola più esplicita, la governance del piano annuale, andando oltre la mera consultazione delle parti sociali e coinvolgendo tecnici e professionisti, imprenditori, PA e Terzo settore.

A puro titolo di esempio, con riguardo alla strada Bradanico-Salentina, arteria fondamentale che serve per triangolare la mobilità dell’area, sarebbe necessario coinvolgere, non solo i parlamentari o i consiglieri regionali  in chiave di sensibilizzazione sulle risorse e sulle priorità, ma anche Anas, in qualità di partner operativo e stazione appaltante (come sta avvenendo per la statale 275).Oppure, con riguardo al piano di rigenerazione post Xylella, prevedendo un’azione di supporto del principale soggetto istituzionale (la Regione Puglia) con competenza su piani agricoli e paesaggistici, sia sotto il profilo della predisposizione dei possibili contenuti delle politiche agricole, ambientali e paesaggistiche, che sotto l’aspetto degli strumenti giuridico-organizzativi e delle misure necessarie per agevolare la riconversione dei terreni (una volta si parlava di bonifiche, ex art 44 Cost), e conseguire la ricomposizione fondiaria.

Strumenti da proporre, questi ultimi, di stampo politecnico, in relazione ai quali l’Università  può svolgere un ruolo decisivo, e la cui assenza renderebbe difficile, se non impossibile, contrastare l’abbondono e pervenire alla rigenerazione del territorio salentino.

Enrico CONTE
Formatore sul PNRR e sul Codice Appalti, già Direttore del Dipartimento lavori pubblici e project financing del Comune di Trieste.