di Enrico ASTUTO
Di Masterplan per le province di Terra d’Otranto non si sente più parlare sui media, non saprei dire nelle sedi appropriate, ma il silenzio è tale che non lascerebbe dubbi. Forse gli autori del “patto” hanno esaurito la loro carica progettuale nella sua faticosa stesura.
Regione e province continuano ad andare allo sbando, come si deduce dalle osservazioni, in un’intervista al Quotidiano venerdì 3 settembre del prof. Valerio Elia, docente di ingegneria economica (che bello se facesse parte del gruppo che dovrebbe approntare quell’agognato Masterplan). Egli rileva che il mancato sviluppo è dovuto all’incapacità di spesa della Regione tanto che nell’impiego dei fondi del piano 2013-2020 si raggiunge a mala pena il 50%. E non potrebbe essere altrimenti, perchè le infrastrutture sono scarse o non adeguate ma soprattutto perchè la struttura pubblica, che dovrebbe stimolare, indirizzare, sostenere e accompagnare le attività produttive, è impreparata, inefficiente, demotivata, defatigante e spesso esasperante nel disbrigo delle istanze che le pervengono dalle imprese, tanto che a volte non basta avere il fegato di un guerriero per affrontare tutte le peripezie, gli ostacoli, i ritardi ed i trabocchetti che comporta l’avventura. Di fronte a questo sfacelo la grande trovata di Emiliano e della sua Giunta è stata quella di affidare l’istruzione delle “pratiche” ad una società esterna con ulteriori stop, rallentamenti e sbandamenti.
Quello che viene promosso (e qui l’inventiva davvero non manca), sono, appunto, sovrastrutture pubbliche, interventi per attività parassitarie, salvataggi impossibili (anche perchè un’azienda decotta non può ripartire senza una drastica riduzione di addetti) e poco altro per accontentare le clientele politiche. È evidente che così si allevano solo “professionisti del sottosviluppo”, secondo la felice definizione del prof. Elia, il quale giustamente osserva che per fare un balzo in avanti, ridurre il gap con il Nord ed assicurare uno sviluppo solido, servirebbero “progetti e un’idea di sviluppo” e non, dico io, un mero consumo (altrimenti detto sperpero) delle risorse.
Ma Emiliano & co. in sede regionale ed i nostri esponenti provinciali e locali, nel loro a volte acrobatico galleggiamento, sono soddisfatti del loro modo di operare e appaiono sicuri che, andando avanti così, grandi risultati arriveranno.
D’altra parte sabato 4/9/21, sempre sul Quotidiano, Emiliano a domanda risponde di non aspirare a fare il ministro, perché come governatore ha strumenti di governo che Draghi se li sogna e possibilità di cambiare realmente le cose; e l’assessore Delli Noci, al contrario di associazioni di commercianti ed altri, non vede nero: sostiene che la Puglia ha intrapreso un percorso per attrarre nuovi investimenti e valorizzare le idee imprenditoriali dei giovani. Parole. Per come è messa la struttura regionale, del tutto inefficiente, e per come vanno le cose, assoluta mancanza di idee guida e progetti di sviluppo, difficile contare sulle capacità di governo de Presidente (che però riconosce di avere i poteri) e sull’ottimismo del suo assessore che non manca mai di felicitarsi per ogni piccola realizzazione. Quanti giovani eroi dovranno scontrarsi con le tante difficoltà frapposte dalla insufficienza e/o inadeguatezza delle infrastrutture e cadere nei labirinti burocratici della regione prima che gli amministratori comprendano la necessità che le problematiche e le soluzioni vadano seriamente approfondite?
Per tornare al vecchio Salento (Brindisi, Lecce e Taranto), è un peccato che dopo aver messo in bella copia patti a lungo meditati non si riesca a fare i passi necessari per dar loro concretezza.
Come tutti dicono, l’occasione del PNRR è unica, anzicchè farne una giaculatoria, si dovrebbe avere il coraggio di rimboccarsi le maniche e prenderla a volo.


















