Pantaleone PAGLIULA

Ogni giorno assistiamo a un crescendo di guerre, massacri, stragi e bombardamenti dietro un piano pazzesco che cerca di convincerci che la guerra è l’unica strada e che i morti ci sono, ma non sono così importanti.

Mi chiedo. Quanti morti sono ancora necessari per arrivare a dire basta e arrivare a un cessate il fuoco.

Armi, armi, armi. Queste le parole che sentiamo dai potenti che autografano missili, bombe e che ancora considerano le armi nucleari non come la possibile fine dell’umanità, ma come un qualcosa che comunque va curata, alimentata e sostenuta con tante spese.

Mi chiedo. Esistiamo ancora noi?  Esistono le persone, la gente, i popoli?

Oltre a quelli in Ucraina e Medio Oriente esistono attualmente almeno 57 conflitti sparsi in 34 paesi del Mondo. I più cruenti per numero di vittime dalla fine della Guerra fredda provocati soprattutto da ciechi interessi economici, piani geopolitici, avidità di denaro, di potere e dall’industria delle armi.

Quello che più mi addolora è che di fronte a questa drammatica realtà che stiamo vivendo sta prevalendo sempre di più una comune indifferenza, abitudine e rassegnazione. Forse ci accorgeremo delle guerre quando non saranno più sufficienti i prodotti nei supermercati e non ci sarà la possibilità di scegliere tra decine di prodotti diversi.

Positive sono le ondate di proteste da parte di migliaia di giovani sui temi della pace, diritti, crisi climatica che non vogliono rassegnarsi e cadere nella convinzione che il mondo è un disastro, che si andrà sempre peggio, che è tutto inutile e che non c’è più nulla da fare.

La rassegnazione è mortale perché uccide la fiducia in noi stessi, la capacità di metterci in gioco, le speranze, la sensibilità, la bellezza, l’umanità e la nostra vita.

Il virus della rassegnazione è infetto e contagioso perché distrugge la solidarietà che è alla base del vivere assieme, uccide la partecipazione che è alla base della democrazia, svuota di senso la democrazia, alimenta l’illegalità, la corruzione e distrugge tutto ciò che di buono è stato costruito nella storia.

Da troppo tempo siamo immersi in un clima di grandi incertezze e forte disorientamento dove i grandi valori sembrano aver perso di senso, gli ideali vengono derisi e i grandi progetti abbandonati.

In un tempo segnato da continui e rapidi cambiamenti, quello che è nei “sogni” di ogni essere umano sembra diventato impossibile. Stiamo attenti a non allontanare da noi e farli sembrare irraggiungibili e a volte inutili parole come felicità, bellezza, serenità, giustizia, uguaglianza, pace, diritti umani.

Non dobbiamo mai dimenticare che sono questi “sogni” di donne e uomini che hanno sempre mosso e muoveranno la storia verso una realtà migliore e che per alimentarli e viverli non dipende solo dalle grandi decisioni ma da tutte le piccole, piccolissime azioni fatte ogni giorno da ciascuno e di noi.