Dario Stefàno

L’abbandono del Pd da parte del senatore Dario Stefàno mette sotto accusa la gestione politica del partito da parte del segretario nazionale Enrico Letta e dei dirigenti regionali, in balia del governatore pugliese Michele Emiliano, che continua nella sua opera di demolizione del partito dem sostenendo il civismo.

«Michele Emiliano si professa un democratico ma in questi anni ha lavorato per desertificare il Pd. Quando sostenne un sindaco vicino a Casa Pound, mi autosospesi dal Pd», così il senatore Dario Stefàno, presidente della commissione Politiche Ue, racconta i suoi rapporti con il Presidente della Regione Puglia, dopo aver annunciato di aver riconsegnato la tessera del partito al segretario nazionale Enrico Letta. «Ho chiesto a gran voce che si lavorasse per rimuovere le anomalie stratificate nella mia regione, ma non mi sembra che sia andata così, per le liste addirittura sul proporzionale si fanno accordi proprio con quel mondo civico opaco e trasformista che annulla l’identità dem».

«Nessuna capolista in Puglia, nessuna vergogna Pd?»
«La volontà di Letta e Boccia di “trasformare questo partito tradizionalmente maschilista in un partito femminista che dia spazio alle donne” si è arenata con la sostituzione dei capigruppo Pd di Camera e Senato nel 2021. In Puglia, nessuna donna capolista. Nessuna vergogna?», commenta ancora Stefàno.

«Fallimentare la strategia di Letta»
«Ho riconsegnato la tessera del Pd per rimanere coerente con i miei valori e con le mie idee», spiega il senatore Stefàno i motivi del suo passo indietro: «Letta è responsabile di una strategia politico parlamentare fallimentare cominciata con l’arenamento del ddl Zan e proseguita con la miopia avuta durante le convulse elezioni del Quirinale, dove il suo alleato per la pelle Giuseppe Conte si era messo d’accordo con Salvini». E proprio sul rapporto con il M5S, secondo Stefàno, l’errore capitale dei dem: «Abbiamo scoperto l’inaffidabilità di Conte l’ultimo giorno di vita della legislatura, senza avere un piano B». Da qui per il parlamentare «discende l’ambiguità nel dialogo con Calenda e l’incredibile errore di non coinvolgere mai Renzi. Ora è in piedi una coalizione con Fratoianni e soprattutto con Bonelli che durante le giunte di Vendola in Puglia fu nostro avversario. La loro presenza forse spiega l’improvvisa scomparsa di qualsiasi riferimento all’agenda Draghi».

«Terzo polo unica proposta coerente»
«Nell’offerta politica attuale, l’unico soggetto che può realmente dimostrare coerenza con un’anima riformista e con l’agenda Draghi, tanto evocata, è l’alleanza tra Azione e Italia viva», ha commentato Stefàno, sottolineando «quegli errori che stanno generando un distacco dall’anima riformista, progressista e plurale e quel sodalizio con un civismo opaco e di convenienza instaurato dal Pd in Puglia».

«Ecco perché ho deciso di non candidarmi e di lasciare il Pd»
Dichiarazione di Dario Stefàno del 15 agosto 2022 sul suo profili facebook
«Ho deciso di non candidarmi con questo Partito Democratico alle prossime elezioni parlamentari e di consegnare al segretario Letta la tessera. Lo stesso segretario che, solo qualche mese fa, mi ha chiesto di rimuovere la mia auto sospensione dal PD, pur avendo condiviso appieno le ragioni che avevano portato a quella scelta. La mia è una decisione sofferta, determinata da una serie di errori di valutazione che il Pd sta continuando a inanellare. Errori, sia tattici, sia di strategia politica, che rischiano di compromettere i risultati di un intenso lavoro svolto per tutta la legislatura senza soste, e mirato ad arginare, in primis, gli effetti della crisi pandemica ed economica, ma anche una deriva populista e antieuropeista pericolosa per l’Italia e per le prossime generazioni. Questi errori, ormai sedimentati, stanno generando un distacco fatale da quell’anima riformista, progressista e plurale di cui il Pd e l’Italia, tutta, hanno impellente necessità. Il segretario del PD a Roma e qualcun altro in Puglia, scientemente, perseguono l’obiettivo di sacrificare proprio quest’anima del partito, pure così importante. Peraltro, è lo stesso partito che nel giro di poche ore fa, ha sacrificato l’agenda Draghi per un indistinto programma generalista. In un momento in cui è più che mai necessario dimostrare coraggio e avere chiarezza per affrontare e arginare sovranismi e populismi, nella mia regione, la Puglia, il Pd sta invece instaurando un sodalizio con un civismo opaco e di convenienza, in una pura logica di “scambio di voti”, negoziando postazioni istituzionali e luoghi di potere, con cui personalmente non ho ragione di condividere nulla. Men che meno mortificare principi e convincimenti a cui sono stato educato e su cui ho ispirato e costruito la mia vita, privata e pubblica. Ringrazio Lorenzo, Luca, Alessandro, Andrea e Simona e tutte le colleghe e i colleghi per il bel pezzo di strada fatto insieme: è stata una bella esperienza, che non posso proseguire oltre, se questo mi costringe a rinnegare i miei valori. Per queste ragioni, non vedrete scritto il mio nome sulle schede elettorali sopra o accanto al simbolo del Partito Democratico».

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L’intervista sul Nuovo Quotidiano di Puglia/Dario Stefàno: «Troppi errori e miopia nel Pd. Terzo polo unica proposta coerente»