Mentre da noi, comodamente seduti in poltrona, al tepore delle proprie case, c’è chi trancia giudizi cinici e ingenerosi contro Zelensky, ci si dimentica che, da quattro anni (oggi l’anniversario dell’inizio dell’invasione russa, 24 febbraio 2022), il popolo ucraino continua, dignitosamente e coraggiosamente, a resistere all’armata putiniana, al freddo, senza luce e cibo. Ma i nostri pantofolai preferiscono non vedere questa realtà, preferiscono girarsi dall’altra parte, e trovare in Zelensky il capro espiatorio, invece dell’invasore russo. Si sentono infastiditi da un conflitto che potrebbe mettere in pericolo la loro tranquillità e le loro comodità, ma non se la prendono con l’aggressore, bensì con l’aggredito, che con la sua resistenza chiama in causa la loro coscienza. Insomma, se Zelensky e gli ucraini la smettessero di resistere, il rischio di un conflitto con Putin cesserebbe, pensano. Ma sarebbe una pia illusione, perché i dittatori non si accontentano mai, più hanno più vogliono avere. In questo quarto anniversario, rendiamo omaggio al popolo ucraino che sta insegnando qualcosa anche all’Europa.
L.d.M.