Il Movimento federalista europeo di Puglia piange la scomparsa oggi, all’età di 78 anni, di Ennio Triggiani, a lungo docente di Diritto dell’Unione Europea e per tanti anni presidente regionale del MFE, tra i maggiori esperti di norme comunitarie, trattati e relazioni internazionali. Riproponiamo di seguito il suo intervento pubblicato da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, il 28 marzo 2025, in occasione del XXXII Congresso nazionale del MFE svoltosi a Lecce, ora più che mai attuale, dopo l’intervento degli Stati Uniti in Iran e con l’Ucraina ancora sotto le bombe della Russia.
SE NON ORA, QUANDO? L’EUROPA SCELGA LA VIA DELLA “FEDERAZIONE”
di Ennio TRIGGIANI
Se non ora, quando? Se l’Europa, di fronte alle umiliazioni quotidianamente inferte dal suo Alleato (?) americano e dalla Russia, non riesce subito ad avere un sussulto di dignità – nel ricordo della sua storia e della sua cultura, nella forza della propria economia e della propria intelligenza – quando mai potrà riuscirvi?
È quindi il momento delle grandi scelte, alle quali, tuttavia, i governi degli Stati membri non sono avvezzi, di solito temporeggiando con cinico realismo. Ma non c’è più tempo. Trump ha dato un’accelerazione al ribaltamento degli assetti internazionali finora consolidati. La Comunità internazionale sorta sulle ceneri della Seconda guerra mondiale e fondata sul pilastro delle Nazioni Unite sostanzialmente viene rottamata. La sua Carta costituzionale era la Dichiarazione universale dei diritti umani, del dicembre 1948, fondata su diritti insopprimibili, di ognuno e dovunque, nonché sulla pace. Stiamo invece assistendo al moltiplicarsi di società basate sulla legge del più forte, del più ricco e del più razzista.
Gli Stati europei, consci di essere stati la causa dei due conflitti mondiali e sopportandone la responsabilità, si sono invece incamminati, partendo dal Manifesto di Ventotene e riprendendo la sua concreta potenza visionaria, in un percorso unico che ha consentito per 80 anni il mantenimento della pace fra i membri dell’integrazione.
L’Europa ha il dovere rilanciare un modello pregno di idee e ideali – cui dare sostanza attraverso Stato di diritto e solidale, libertà economica, unione fiscale, innovazione tecnologica e digitale, ricerca, sostenibilità ambientale – che sia capace di attrarre investimenti, talenti e imprese. Un modello di realizzata comprensione fra i popoli, da estendere a tutto il mondo, e innervare in una Costituzione.
Sono queste le ragioni per le quali l’Unione, per la sopravvivenza propria e degli Stati che la compongono, deve imboccare la strada per trasformarsi in un soggetto politico in grado di contare negli equilibri globali, conservando il testimone di quei valori universali a rischio di cancellazione.
Infatti, se è ormai necessario ragionare in termini di difesa comune, se diventa più frequente il ricorso a forme diverse di debito comune, se ormai i Paesi europei sono costretti a mettere in gioco la stessa propria effettiva centralità e indipendenza, appare evidente che lo snodo sta diventando squisitamente politico in ottica non più semplicemente economica e intergovernativa, comportando l’indispensabile cessione di ulteriori livelli di sovranità.
E se diventa improbabile operare un significativo salto di qualità fra gli attuali 27 Paesi membri, lo scenario che abbiamo dinanzi non può che essere, in prospettiva, la redazione di un nuovo Trattato basato sulla maggioranza, quale processo decisionale e sui valori fondanti già presenti nel Trattato di Lisbona e nella Carta dei diritti fondamentali.
Certo, l’urgenza degli eventi sta ponendo il problema della nostra sicurezza militare quale obiettivo prioritario. Però, sarebbe sbagliato procedere attraverso un semplice riarmo dei singoli Stati, pur con le agevolazioni previste. Non serve una maggiore spesa individuale ma una razionalizzazione del funzionamento di 27 eserciti scoordinati tra di loro, dotati di tecnologie diversificate e in buona parte dipendenti dall’industria militare americana.
Difesa comune è altro. Essa presuppone un governo della stessa attraverso la nascita di una vera politica estera e di sicurezza comune, di cui è semplice strumento, non vanificata dalla unanimità decisionale. Non è certo possibile arrivarci immediatamente; tuttavia, nel frattempo, diviene centrale, ad esempio, l’emissione di debito comune per finanziare missioni e la cooperazione strutturata permanente, che già il Trattato di Lisbona consente. E mettere in rete le industrie europee.
La prospettiva della Federazione non è un sogno ma una necessità se l’Europa vuole sopravvivere politicamente e rafforzarsi economicamente dotandosi di un proprio sistema energetico e tecnologico. L’alternativa è la riduzione di tutti gli Stati europei ed i loro popoli a vassalli di una o dell’altra Potenza mondiale. Di questi attualissimi temi discute il «Congresso nazionale del Movimento Federalista Europeo», fondato nel 1943 da Altiero Spinelli, che si tiene a Lecce da oggi fino a domenica.
L’obiettivo è il maggiore coinvolgimento dei cittadini per testimoniare il nostro diritto/dovere di cittadinanza anche europea e smuovere i governanti dei Paesi membri. Questi, dimenticando gli statisti fondatori dell’integrazione europea, sono spesso simili a don Abbondio che confessava al cardinale Borromeo: «Il coraggio, uno non se lo può dare».
Ed allora spetta a tutti noi sviluppare dal basso una grande passione civile per alimentare, anche attraverso il Parlamento europeo, il coraggio necessario a garantire a tutta l’Europa, con la propria identità democratica, di essere padrona del proprio destino. Ormai, per i 27, la sola sovranità effettiva è destinata ad essere quella europea.
La Gazzetta del Mezzogiorno, 28 marzo 2025
Ennio Triggiani
Professore ordinario di diritto dell’Unione europea del Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Bari, dal 2005 al 2012 era stato anche preside della facoltà di Scienze politiche, mentre dal 1994 al 1999 aveva ricoperto l’incarico di direttore del Dipartimento di Diritto internazionale e dell’Unione Europea presso la facoltà di Giurisprudenza.
Ennio Triggiani era stato anche attivo in politica, ricoprendo il ruolo di vicepresidente della Provincia di Bari e assessore alla Cultura e alla tutela dei beni culturali dal 1999-2004. Dal 1995 al 1999 era stato anche consigliere comunale a Bari.
Profondo conoscitore delle istituzioni europee, ha sempre collaborato con il Movimento Federalista Europeo, nella sezione “Luciano Bolis” di Bari e nel MFE Puglia, di cui è stato per lungo tempo presidente. Nel 1980 aveva conosciuto personalmente Altiero Spinelli, presente a Bari per il primo Congresso nazionale del MFE “Unire l’Europa per Unire il Mondo”. Al Congresso nazionale MFE tenutosi a Lecce, dal 28 al 30 marzo 2025, aveva avuto un importante incarico, al quale, dopo qualche mese, ha dovuto rinunciare per curare la sua malattia.


















