Titolo: Lizzano paese salentino
Sottotitolo: Storie di ieri raccontate oggi
Autore: Leonardo Capobianco
Editore: autoprodotto, in vendita su Amazon

Con “Lizzano paese salentino” Leonardo Capobianco racconta la vita e le tradizioni del suo paese attraverso persone e fatti a partire dal dopoguerra, fornendo uno studio sulla grammatica e inserendo un vocabolario di parole per meglio comprendere il dialetto locale.

Prefazione
Il libro rappresenta un viaggio nel tempo raccontando usi e costumi, aneddoti e mestieri della comunità lizzanese che poi rispecchia quella di tutto il territorio salentino.
Un testo nato per fare chiarezza su quelle che sono le origini storiche del “Paese Lizzano” fondato da transfughi leccesi.
Completa l’opera una raccolta di vocaboli e notizie di grammatica utili per meglio comprendere la conoscenza della lingua dialettale locale.
Utile è la raccolta di cento proverbi che narrano comportamenti, usi e costumi della comunità lizzanese che mostrano come ogni paese ha la propria storia particolare ed unica nel suo genere.
Questo elaborato rappresenta un flash back o meglio un breve viaggio nel tempo e nello spazio per provare con fatti e parole ad orientarci nel nostro presente raccontando il passato.
Essere orgogliosi delle proprie radici non significa chiudersi e rifiutare la grammatica italiana.
E come ogni popolo ha la sua cucina, cosi ogni comunità ha il suo dialetto.
Utilizzare la lingua della propria comunità arricchisce i valori dei popoli, valorizzare, parlare e scrivere il proprio dialetto non è una forma di nostalgia o di rimpianto del passato ma è prendersi cura delle proprie radici.
Il dialetto è l’unica lingua viva che difficilmente si lascia invadere da neologismi anglosassoni, ed è la forma che identifica l’appartenenza ad una comunità.
Per scrivere in dialetto, bisogna pensare in dialetto perché esso è una forma mentis che devi possedere.
Già nel concilio di Tours (813 d.c.) Carlo Magno stabilì che i vescovi dovessero tenere l’omelia nella lingua “Rustica” al fine di farsi capire dal popolo. Poi dopo la caduta dell’Impero Romano, gli idiomi locali divennero segno di grande prestigio identificandolo come “Volgare” che diede l’impronta all’attuale significato dei dialetti.

Leonardo Capobianco (detto Narduccio) nato a Lizzano il 23 marzo 1947, è stato dipendente dell’Italsider di Taranto per oltre 30 anni. Da pensionato, nel 2001, si trasferisce a Parma per motivi di famiglia dove vive tuttora. All’attività di attore affianca quello di scrittore, esordendo con “Ncera nà vota”, in vernacolo lizzanese. Nel secondo libro “Lizzano guerra e pace con le stellette” racconta dei paesani morti nella grande guerra. Il terzo volume “Lizzano Popolo di emigranti ieri e oggi” parla dell’emigrazione meridionale a partire dal 1900 sino alla “figa di cervelli”. Con “Italsider Lavoro e paura” racconta il martoriato territorio jonico attraverso la sua esperienza diretta all’interno del siderurgico tarantino.
Leonardo Capobianco sin da piccolo scopre la sua passione per il teatro grazie alle prime recite scolastiche: l’asilo è stata la sua gavetta grazie all’impegno delle suore dell’istituto Santa Laura. Con gli anni inizia la recitazione in rappresentazioni locali come “La calata dei Magi” negli anni che vanno dal 1966 al 1972. Nel frattempo si diletta in commedie in vernacolo con enorme successo di pubblico e di critica. Dopo il suo trasferimento a Parma ciò che prima era un’evasione post-lavoro, diventa una vera e propria passione che coinvolge tutta la sua famiglia. Narduccio si iscrive all’Albo degli Artisti di Roma e incomincia a partecipare a numerose manifestazioni teatrali, alcune delle quali trasmesse sui circuiti nazionali televisivi.