di Massimo TOMA
C’è voluto Mario Draghi e, finalmente, un nuovo governo per aprire concretamente il dibattito sul nostro futuro ed entrare nel merito delle questioni e dei temi legati alla transizione verso il verde. Ma perché la “transizione verde” è così importante e quali sono le priorità da tenere in conto nel Recovery Plan su questo tema?
Per capirlo è necessaria fare un’analisi globale e soprattutto analizzare e studiare i drammatici cambiamenti che le nostre società stanno vivendo. Il tema ambientale, e più in generale della green economy, negli ultimi anni è diventato sempre più importante a causa delle gravi condizioni in cui si trovano gli ecosistemi e le risorse naturali del pianeta. L’attuale modello economico/industriale, così come concepito, si è rivelato attraversato da enormi contraddizioni e criticità, spesso irresolubili, e soprattutto dannoso per gli habitat naturali. A causa di questo eccessivo impatto antropico, abbiamo raggiunto il punto di non ritorno, in alcuni casi distruggendo interi pezzi del pianeta.
Da decenni il mondo scientifico, e non solo, lancia appelli disperati sullo stato di salute degli ecosistemi. Appelli rimasti inascoltati, purtroppo, fino a poco tempo fa.
Solo dalla fine del ‘900 quasi tutti i governi mondiali hanno iniziato a pianificare azioni concrete, regolamenti e linee finanziarie da utilizzare per recuperare o ripristinare l’equilibrio naturale del pianeta ed il suo benessere. Termini come surriscaldamento, biodiversità, ma anche sequestro e cattura dell’anidride carbonica, suonano sempre più familiari. E anche l’Unione Europea, per evitare il “punto di non ritorno”, coerentemente a questa impostazione globale, ha messo al centro delle priorità future importanti e precise strategie da realizzare nei prossimi anni.
La strategia sui sistemi energetici e idrogeno, quella sulla biodiversità, il piano d’azione per l’economia circolare, il piano industriale e la legge sul clima, saranno linee-guida centrali nei prossimi investimenti aziendali, nei nuovi business e nei lavori del futuro, perché trasformeranno radicalmente non solo il nostro modo di vivere e vedere le cose, ma soprattutto il mondo del lavoro e l’idea di sviluppo e crescita.
Il tema del “verde/blu” economy diventa, in questo senso, una vera rivoluzione, assumendo un ruolo centrale nella vita di tutti i cittadini europei, e ci proietta verso la nuova visione socio/economica dell’European Green Deal.
In questo scenario complessivo oggi si inserisce la sfida e la responsabilità del nuovo governo nazionale Draghi, cui spetta decidere come investire le importanti somme del “Recovery plan” e della “transizione verde”. La rilevanza ed il peso delle prossime scelte graveranno prepotentemente sulle future generazioni e sulla vita di tutti i cittadini.
Sarà fondamentale, dunque, che il mondo delle istituzioni e l’attuale classe dirigente, nella stesura del piano e nel lavoro futuro, abbiano un nuovo approccio, diverso da quello registrato finora.
Il tema dell’ambiente e della natura, pensati anche come opportunità di crescita e lavoro, non può prescindere dal patrimonio da tutelare e su cui investire, perché il vero capitale in questa transizione non è economico ma naturale. La vera sfida sarà riuscire ad ottenere più risorse possibili da investire nel ripristino e salvaguardia della flora e della fauna (marina e terrestre), perché non si può pensare di realizzare e discutere esclusivamente di piani energetici senza impostare quelli di tutela e gestione delle Aree naturali.
In Puglia, ad esempio, sarebbe sbagliato aprire il tema della “transizione verde” senza studiare come risolvere il disastro ecologico e paesaggistico che il diffondersi della xylella ha inferto alla biodiversità salentina, oppure investire nel bio-turismo e nella blu economy senza un’idea precisa sul problema dell’erosione delle coste o della distruzione degli habitat marini, o ancora peggio impostare piani di azione contro la desertificazione di circa il 57% del territorio regionale, senza avviare provvedimenti sul tema della carenza idrica, della depurazione e riuso.
Quello della tutela del pianeta e delle sue forme viventi deve diventare il perno di ogni azione e di ogni investimento, perché il vero patrimonio da mettere in cassaforte è quello naturale.
Priorità e obiettivi su cui non è permessa alcuna distrazione e su cui sarà determinante l’impegno di ogni singola comunità. Da parte nostra, continueremo con coerenza l’impegno su questi temi, assolutamente determinanti per le future generazioni e il pianeta che saremo capaci di consegnare, e lo faremo nell’ascolto costante con i territori e le comunità locali.
Che, non sembri paradossale dirlo, dovranno sempre più avere il ruolo di sentinelle e custodi della qualità territoriale, trovando il giusto equilibrio tra tutela, difesa, crescita, sviluppo.


















