Germoglio (ph Eduardo De Matteis)
Germoglio (ph Eduardo De Matteis)

di Massimo TOMA

C’è voluto Mario Draghi e, finalmente, un nuovo governo per aprire concretamente il dibattito sul nostro futuro ed entrare nel merito delle questioni e dei temi legati alla transizione verso il verde. Ma perché la “transizione verde” è così importante e quali sono le priorità da tenere in conto nel Recovery Plan su questo tema?
Per capirlo è necessaria fare un’analisi globale e soprattutto analizzare e studiare i drammatici cambiamenti che le nostre società stanno vivendo. Il tema ambientale, e più in generale della green economy, negli ultimi anni è diventato sempre più importante a causa delle gravi condizioni in cui si trovano gli ecosistemi e le risorse naturali del pianeta. L’attuale modello economico/industriale, così come concepito, si è rivelato attraversato da enormi contraddizioni e criticità, spesso irresolubili, e soprattutto dannoso per gli habitat naturali. A causa di questo eccessivo impatto antropico, abbiamo raggiunto il punto di non ritorno, in alcuni casi distruggendo interi pezzi del pianeta.
Da decenni il mondo scientifico, e non solo, lancia appelli disperati sullo stato di salute degli ecosistemi. Appelli rimasti inascoltati, purtroppo, fino a poco tempo fa.
Solo dalla fine del ‘900 quasi tutti i governi mondiali hanno iniziato a pianificare azioni concrete, regolamenti e linee finanziarie da utilizzare per recuperare o ripristinare l’equilibrio naturale del pianeta ed il suo benessere. Termini come surriscaldamento, biodiversità, ma anche sequestro e cattura dell’anidride carbonica, suonano sempre più familiari. E anche l’Unione Europea, per evitare il “punto di non ritorno”, coerentemente a questa impostazione globale, ha messo al centro delle priorità future importanti e precise strategie da realizzare nei prossimi anni.
La strategia sui sistemi energetici e idrogeno, quella sulla biodiversità, il piano d’azione per l’economia circolare, il piano industriale e la legge sul clima, saranno linee-guida centrali nei prossimi investimenti aziendali, nei nuovi business e nei lavori del futuro, perché trasformeranno radicalmente non solo il nostro modo di vivere e vedere le cose, ma soprattutto il mondo del lavoro e l’idea di sviluppo e crescita.
Il tema del “verde/blu” economy diventa, in questo senso, una vera rivoluzione, assumendo un ruolo centrale nella vita di tutti i cittadini europei, e ci proietta verso la nuova visione socio/economica dell’European Green Deal.
In questo scenario complessivo oggi si inserisce la sfida e la responsabilità del nuovo governo nazionale Draghi, cui spetta decidere come investire le importanti somme del “Recovery plan” e della “transizione verde”. La rilevanza ed il peso delle prossime scelte graveranno prepotentemente sulle future generazioni e sulla vita di tutti i cittadini.
Sarà fondamentale, dunque, che il mondo delle istituzioni e l’attuale classe dirigente, nella stesura del piano e nel lavoro futuro, abbiano un nuovo approccio, diverso da quello registrato finora.
Il tema dell’ambiente e della natura, pensati anche come opportunità di crescita e lavoro, non può prescindere dal patrimonio da tutelare e su cui investire, perché il vero capitale in questa transizione non è economico ma naturale. La vera sfida sarà riuscire ad ottenere più risorse possibili da investire nel ripristino e salvaguardia della flora e della fauna (marina e terrestre), perché non si può pensare di realizzare e discutere esclusivamente di piani energetici senza impostare quelli di tutela e gestione delle Aree naturali.
In Puglia, ad esempio, sarebbe sbagliato aprire il tema della “transizione verde” senza studiare come risolvere il disastro ecologico e paesaggistico che il diffondersi della xylella ha inferto alla biodiversità salentina, oppure investire nel bio-turismo e nella blu economy senza un’idea precisa sul problema dell’erosione delle coste o della distruzione degli habitat marini, o ancora peggio impostare piani di azione contro la desertificazione di circa il 57% del territorio regionale, senza avviare provvedimenti sul tema della carenza idrica, della depurazione e riuso.
Quello della tutela del pianeta e delle sue forme viventi deve diventare il perno di ogni azione e di ogni investimento, perché il vero patrimonio da mettere in cassaforte è quello naturale.
Priorità e obiettivi su cui non è permessa alcuna distrazione e su cui sarà determinante l’impegno di ogni singola comunità. Da parte nostra, continueremo con coerenza l’impegno su questi temi, assolutamente determinanti per le future generazioni e il pianeta che saremo capaci di consegnare, e lo faremo nell’ascolto costante con i territori e le comunità locali.
Che, non sembri paradossale dirlo, dovranno sempre più avere il ruolo di sentinelle e custodi della qualità territoriale, trovando il giusto equilibrio tra tutela, difesa, crescita, sviluppo.

Massimo TOMA
Biologo/ecologo