La sede del Consiglio regionale pugliese

Fabio CAFFIO

Nel momento in cui più forte sta divenendo la competizione per la successione al Governatore Emiliano, emerge con sempre maggiore chiarezza la natura accentratoria del sistema politico basato su Bari. A farne le spese sono state sinora, chi più chi meno, tutte le altre realtà pugliesi diverse dal capoluogo di Regione in vari settori, tra cui quello turistico.

A parlare a chiare lettere di “Bari-centrismo” del turismo pugliese è il consigliere regionale Paolo Pagliaro secondo cui «Bari prima per crescita turisti è il risultato delle politiche mirate di Aeroporti di Puglia e Regione, a scapito del Salento e Gargano». In effetti le statistiche evidenziano questa situazione in cui Bari ha triplicato le proprie presenze grazie a vari fattori, oltre a quelli dell’incremento dei collegamenti aerei, quali le soste di navi da crociera, l’arredo urbano, la creazione di nuovi spazi museali, l’offerta culturale, la cura del water front del lungomare.

Analoghi concetti esprime, relativamente alla lotta per la candidatura a Governatore, il salentino l’On. Claudio Stefanazzi (ex capo di Gabinetto di Emiliano) quando lamenta che «sia una discussione tutta incentrata sul territorio barese. E gli altri territori la osservano».

Chi come chi scrive ha qui più volte evidenziato una sorta di “Hybris” barese fatta di eccessivo protagonismo a danno di Taranto non può che essere soddisfatto nel vedere riconosciuta l’esattezza delle proprie valutazioni. Taranto è ultima in Puglia non solo per presenze turistiche, ma anche per collegamenti ferroviari (quelli aerei sono stati sinora pervicacemente negati da Aeroporti di Puglia), viabilità, sistema sanitario, qualità della vita, traffici portuali.

Tra l’altro soltanto l’impegno del Commissario straordinario ai Giochi del Mediterraneo ha evitato la mancata realizzazione delle opere necessarie allo svolgimento delle gare, proprio quando qualcuno diceva già che se Taranto non ce l’avesse fatta, i Giochi si sarebbero tenuti a Bari.

Potremmo continuare ad elencare tutte le penalizzazioni che Taranto ha a lungo ricevuto perdendo tempo ed occasioni per uscire dalla crisi industriale e sociale che la attanaglia. Basti accennare al fatto che solo ora si parla di dichiarare l’agibilità del Mar Piccolo dopo che per anni un’ordinanza regionale ha impedito la molluschicoltura per asseriti rischi di inquinamento. Per non dire inoltre delle nette posizioni di chiusura del Governatore Emiliano sul rigassificatore per l’ex ILVA che hanno contribuito a perpetrare lo stallo decisionale sul futuro assetto industriale della fabbrica.

Non vogliamo continuare nelle lamentazioni su Taranto. Quello che interessa dire è che i territori pugliesi sono tutti eguali di fronte ad una Amministrazione regionale che ha il dovere di tutelarne e migliorarne la vita secondo criteri di condivisione ed equa ripartizione delle risorse.

Certo, la rappresentanza politica in Regione è il miglior strumento per opporsi a nuovi “Bari-centrismi”.

Ma anche la voce dei territori come il Grande Salento è importante per far capire che la Puglia non è solo quella vista dal capoluogo di Regione.

Non c’è dubbio difatti che esistono ancora le “Puglie” del tempo dei Borboni, vale a dire la Capitanata con Foggia, la Terra di Bari col capoluogo, Trani e la BAT e non ultimo la nostra gloriosa Terra d’Otranto, con Brindisi, Lecce e Taranto.

Fabio CAFFIO
Ammiraglio Marina Militare Italiana in pensione, esperto di Diritto marittimo