Per il biologo ed ecologo Massimo Toma la proposta avanzata dal consigliere regionale Paolo Pagliaro di un fermo triennale della pesca dei ricci di mare per consentirne il ripopolamento rischia di incentivare la pesca illegale e produrre uno spreco di risorse. Per evitare interventi scollegati sarebbe utile che la Regione Puglia apra una riflessione sul futuro delle risorse alieutiche e dell’ecosistema marino.

di Massimo TOMA*

Massimo Toma

Il mercato delle gonadi di riccio di mare è sviluppato nei mari delle regioni più temperate. Le specie che vengono raccolte sono principalmente il Paracentrotus lividus (tipico del mar Mediterraneo) e lo Strongylocentrus droebachiensis (Nord America). Dai dati FAO del database FishStatJ, negli ultimi sessant’anni la raccolta mondiale di riccio di mare ha seguito due andamenti differenti: crescente fino al 1995, per poi segnare successivamente una lieve e costante diminuzione. (FishStatJ, 2020Software for Fishery and Aquaculture. Statistical Time Series. Food and Agriculture Organization of the United Nations: Fishery Division)

Il principale produttore mondiale è il Cile, mentre nel mercato Europeo i Paesi produttori di riccio di mare sono Islanda, Spagna, Francia e Italia. Nel nostro paese si consuma il P. lividus (circa 2.000 tonnellate di prodotto all’anno) e le Regioni maggiormente attive nella raccolta sono Puglia, Sicilia e Sardegna. Nello specifico, in Sardegna il consumo annuo di ricci di mare è di circa 1.888 tonnellate per un valore lordo di circa 10 milioni di euro.

Pertanto, la Regione Sardegna, oltre a norme nazionali e comunitarie già esistenti in materia, ha adottato un provvedimento di fermo Regionale, per tutelare la specie interessata dall’eccessivo sforzo di pesca. (Furesi, R., Madau, F., Pulina, P., Sai, R., Pinna, M., and Pais, A., 2016. Profitability and sustainability of edible sea urchin fishery in Sardinia (Italy). J. Coast Conserv, 299-306)

L’iniziativa pugliese ha una genesi completamente diversa da quella che è stata proposta nella nostra Regione. In Sardegna infatti, già nel 2020 le Associazioni, le Aree Marine Protette e soprattutto i pescatori hanno iniziato a proporre uno stop alla pesca dei ricci di mare. Per mesi hanno lavorato in continua sintonia costruendo una proposta condivisa nei confronti del Governo Regionale Sardo. Quindi, a seguito di questa importante “spinta dal basso”, con Legge Regionale 17 del 22 Novembre, è stato imposto un fermo pesca fino al 2024, accompagnato da campagne di educazione alimentare/ambientale e un investimento di 2,8 milioni di Euro.

In Puglia sta succedendo esattamente il contrario. Nella proposta di legge mancano i riferimenti scientifici, uno studio del territorio e soprattutto il coinvolgimento dei protagonisti del settore. Così strutturata e pensata, questa iniziativa rischia di avere l’effetto opposto e può produrre uno spreco di risorse o ancora peggio incentivare la pesca illegale.

Per realizzare azioni efficaci in questo ambiente il metodo di lavoro deve essere esattamente ribaltato a quello che sta realizzando il gruppo consiliare di Puglia Domani.

Tutte le volte che sono stati applicati divieti o fermi senza il coinvolgimento degli operatori del settore si è ottenuto esattamente il contrario.

Per questi motivi, per realizzare una proposta efficace e condivisa, sarebbe utile aprire una riflessione sul tema delle risorse alieutiche regionali, al fine di poter avviare una fase di coinvolgimento attivo con chi vive e lavora quotidianamente il mare e le sue criticità.

*Membro del Comitato scientifico di “MareAmico”

Massimo TOMA
Biologo/ecologo