di Giovanni SECLI’
Tra l’assoluta certezza nella scienza medica e quella della sua totale inaffidabilità, in quanto asservita ai grandi interessi di Big Pharma e a strategie complottistiche per resettare le sorti dell’umanità, vi è un’impercettibile quanto sicura convergenza. Ritorna l’acuta analisi di Kant: inintenzionale sintonia tra le certezze della metafisica nella conoscenza razionale assoluta dell’universo e quelle dei visionari nel raggiungere gli identici risultati con l’irrazionale ; nonché la sua denuncia della reciproca funzionalità e indiretta legittimazione tra la scienza quale conoscenza assoluta e lo scetticismo, che smantella legittimamente tale presunzione, ma con essa fa vacillare anche la fiducia nella scienza fondata sull’esperienza guidata e consapevole dei propri limiti.
Il conflitto epistemologico si ripropone in termini analoghi, in relazione al confronto tra la scienza medica, impegnata a livello planetario a comprendere e a contrastare la pandemia, e il mondo eterogeneo di chi vi si oppone o denunzia il complotto sottostante e l’inattendibilità totale di ricerche, indagini, terapie, dati, etc. Da parte di molti intellettuali, giornalisti, medici, politici, negli ultimi mesi è stato riconosciuto un limite: la comunicazione sulla pandemia Covid 19 non sempre è stata gestita al meglio. Imputato primario il profluvio di informazioni, previsioni e teorie, non di rado in contrasto reciproco, propinato in talk-show poco rigorosi. Non di meno la certezza, talvolta apodittica, che finora ha prevalso nella comunicazione ufficiale, da parte delle istituzioni scientifiche e politiche (per restare in Italia, Comitati tecnici, Dirigenti ministeriali, Ministri, Istituto superiore sanità, Agenzia del farmaco, etc): in particolare sull’onnipotenza del vaccino, anche per impedire il contagio, ora assai ridimensionata; ma già aggredita dallo scetticismo complottista. Sorvolando sulle montagne russe di alcuni aspetti (fasce d’età destinatarie, assenza totale di effetti collaterali gravi in base ai trial iniziali, efficacia nel tempo, etc) esso è stato presentato inizialmente come il toccasana che avrebbe risolto del tutto – o quasi – la criticità pandemica e permesso di conseguire l’immunità di gregge. Si assicurava l’efficacia fino al 90% nel contrastare la trasmisssione del virus e superiore nell’ostacolare la criticizzazione clinica dei contagiati. Ovviamente in riferimento al virus iniziale di Wuhan e ai trial di validazione ripetuti nel corso del 2020.
Ma la scienza, e ancor più quella medica, non navigano più da decenni nella certezza assoluta tipica della concezione newtoniana. Teorie quali Geometrie non euclidee, Relatività, Indeterminismo, Teoria della probabilità e meccanica statistica, etc. denunciano l’impossibilità di tale presunzione. Soprattutto di fronte ad una inedita epidemia. Si legittima così lo spazio ad ogni teoria, ipotesi, protocollo della scienza fai da te, all’insegna di un anarchismo epistemologico: non certo quello teorizzato da Feyerabend, ma l’altro praticato nelle smagliature labirintiche della Rete?
Gli esponenti più autorevoli (ricercatori e istituzioni) della medicina non hanno quasi mai teorizzato e garantito la totale e definitiva efficacia solo dei vaccini nel duplice contrasto alla diffusione e agli effetti devastanti del Covid. Lo stesso Presidente Mattarella, nel discorso di fine anno, ne ha parlato di strumento prezioso ma non garante dell’invulnerabilità. Tuttavia il loro messaggio veicolato nei media spesso ha sortito una forte e opportuna ventata di ottimismo, che però, forse al di là delle intenzioni, ha ingenerato nell’opinione pubblica – avida di rassicurazioni forti – la certezza del pieno e rapido successo della terapia vaccinale contro il malevolo virus. Già nel corso del 2021 però i dati iniziali – su contrasto attivo e passivo del contagio, durata dell’immunizzazione, probabilità di contrarre il virus anche per i vaccinati, salvaguardia dall’ospedalizzazione – si sono modificati e ridimensionati; ma ad ora non smentiti, soprattutto per l’efficacia confermata contro esiti assai gravi. Su tale mutazione statistica, derivante dalla mutazione virale, si è incentrato, strumentalmente e cinicamente, l’attacco demolitorio e radicale della galassia No Vax , non solo con le iniziali accuse complottistiche: “che fine ha fatto l’onnipotenza vaccinale? Le promesse mancate! La frode… dei Big pharma. Colpisce più il vaccino del virus! La dittatura del falso vaccino” etc. etc. I ricercatori non potevano prevedere le imprevedibili varianti del virus, né tanto meno l’efficacia del vaccino su di esse. Ma nello stesso tempo non potevano ignorare l’imprevedibilità dell’evoluzione del Coronavirus (come di ogni virus), già alla fine del 2020 diffuso a livello pandemico, quindi gravido di mutazioni già riscontrate o meno. Non sarebbe stato più lungimirante ed efficace accompagnare l’ottimismo per il vaccino con la dichiarazione dei probabili parziali limiti: quindi l’esortazione alla prudenza e alla doverosità di perseverare nelle pratiche virtuose (distanziamento fisico, mascherina, igiene, no assembramenti, etc) collaudate nel lokdown, pur nell’assenza dei suoi pesanti divieti? Peraltro facendo tesoro che esso – prima del vaccino – era stato in grado di contenere e far regredire la prima ondata, limitando i contagi e di conseguenza la gravità clinica! Il succedersi dell’inglese, della brasiliana, della indiana e della sudafricana (per limitarsi alle più diffuse) ha sempre più messo in discussione le altissime percentuali di efficacia, soprattutto preventiva, dichiarate o promesse. Non si può ignorare che ora le morti e terapie intensive sono assai ridimensionate rispetto a quelle di un anno fa, peraltro con un aumento elevatissimo di contagi. Se questi ultimi non erano stati previsti, non potevano però essere esclusi, considerando l’allentamento delle misure preventive e protettive, anche per l’iniziale affidamento nel vaccino, considerato salvifico pure per impedire il contagio.
Quindi gettare il vaccino insieme ad alcune defaillances, e a inevitabili quanto previsti effetti collaterali, limitati ancor più in forma grave? La scienza medica procede su un terreno irto di difficoltà, incerto, dovendo mediare tra obiettivi sanitari primari e quelli sociali, ancor più quando alle prese con patologie epidemiche inedite: per questo i risultati previsti, le proiezioni nel futuro, le certezze finora acquisite possono essere in parte smentite o ridimensionate. Ma come prevenire e neutralizzare lo scetticismo organizzato o mediatizzato, che, con il pretesto di tali parziali criticità, non desiste dall’accusa radicale verso la prassi medica e la gestione epidemiologica, mettendo in discussione nel suo complesso l’intero approccio della scienza ufficiale? Ribadendo la certezza assoluta, o dichiarando e praticando il kantiano senso del limite? Presumendo di prevedere e poter controllare appieno l’evoluzione pandemica, grazie solo al vaccino, o inquadrandolo in una strategia complessa, che richiede anche ai vaccinati di perseverare in comportamenti responsabili, analoghi a quelli previsti per i non vaccinati?
Tuttavia , forti dell’aumento dei contagi (ma tralasciando la netta riduzione degli esiti nefasti della patologia) molti No vax denunziano: “è l’epidemia dei vaccinati” cioè “è il vaccino a diffondere il virus”, assecondando perversamente gli interessi perversi di Big Pharma, nonché le strategie malthusiane perseguite dalla cupola finanziaria-sionista al governo del pianeta, etc. Viene così stravolto ed usato quale contro argomentazione, per screditare totalmente il vaccino, il dato di fatto dell’aumento dei contagi , involontaria conseguenza dell’ affidamento fino a poco tempo fa quasi esclusivo –ma ora ridimensionato- anche nella sua efficacia preventiva del contagio. Con Omicron l’esplosione dei contagi, ora si propone la complementarietà delle strategie di contrasto, con il dovere e l’efficacia delle buone pratiche finora appannate. Ma per la parte ostinata dei No vax è la prova della frode vaccinale: o veleno o acqua fresca o un coktail micidiale e ingannevole di entrambi. Sempre in un mondo in balia di una grande bugia, di una pianificata strategia…!
Le argomentazioni razionali sono impotenti nei confronti di tale concatenazione di postulati che generano teoremi, da cui derivano corollari e operazioni sulla pelle dell’intera umanità; tuttavia possono favorire una resipiscenza in alcune frange moderatamente dubbiose , se non sono paludate da apoditticità e onnipotenza scientifica, ma proposte quale approccio ragionevole, fondato , validato, non esente da ripensamenti, falsificazioni e revisioni: cioè la visione di una scienza consapevole dei propri limiti, per questo più credibile e meno passibile di aggressioni dietro l’angolo, con il pretesto di un sia pur limitato errore o di una revisione doverosa.
E’ la consapevolezza del limite sostenuta da Kant, ancora più necessaria quando i fatti –difficili da prevedere – mettono a dura prova le previsioni e le teorie; mentre le “visioni” dei No Vax indirettamente trovano un alleato perverso nella certezza apodittica, facilmente aggredibile in situazioni di incertezza pandemica.


















