Titolo: LA MORTE DEI GIGANTI
Sottotitolo: Il batterio Xylella e la strage degli ulivi millenari
Autore: Stefano Martella
Editore: Meltemi Editore, 2022, pagg. 160, euro 15,00
E vi è una pianta, quale io non udii esistere in terra d’Asia, né nella grande isola doria di Pelope, albero non piantato da mano d’uomo, che da sé ricresce, terrore delle lance nemiche, che in questa terra soprattutto germoglia: il glauco olivo, che nutre i nostri figli. Nessun uomo, giovane o vecchio, lo distruggerà sradicandolo con forza: perché sempre sotto il suo sguardo lo tiene l’occhio di Zeus protettore e Atena dagli occhi glauchi.
Sofocle, Edipo a Colono
Può la morte di un albero generare una psicosi e un dramma collettivo? È quanto sta accadendo in Salento, nel Sud della Puglia, in seguito all’epidemia del batterio Xylella fastidiosa, che sta distruggendo milioni di piante. Il rapporto tra l’ulivo e la popolazione pugliese si addentra nelle profondità culturali e antropologiche, tanto che la moria degli alberi ha aperto un solco nella popolazione, rivelando isterie collettive e conflitti e creando un mosaico umano in cui si muovono personaggi che incarnano psicosi, rassegnazione, strenui tentativi di salvare le piante e voglia di ricostruzione.
Il lavoro di Stefano Martella è un viaggio alla scoperta delle profondità culturali e antropologiche della Puglia. Attraverso quest’umanità variegata, La morte dei Giganti ripercorre le fasi che hanno portato alla quasi desertificazione del Salento. Dopo aver sondato le motivazioni che hanno spinto la magistratura a porre sotto inchiesta gli stessi scienziati che hanno scoperto il microrganismo patogeno, il volume mostra come la popolazione si sia divisa in due fazioni contrapposte: chi è convinto che la pianta si possa salvare e chi la reputa spacciata; chi crede nelle tesi della scienza e chi invece che sia stato ordito un complotto diabolico.
Un passo del prologo del libro:
Di olio d’olivo profumato si cosparse i capelli Era in vista del primo incontro con Zeus, e si narra che la fragranza fosse così abbondante che il cielo, il mare e la terra rimasero inebriati dalla scia odorosa lasciata dal passaggio della dea. Tanta era l’utilità che i greci seppero trarne che l’ulivo fu considerato un albero sacro, il dono più prezioso degli dei agli uomini. È nell’antica Grecia che quest’albero diviene l’ulivo come lo conosciamo noi ora, coltivato e domestico, prezioso per gli uomini e per l’ecosistema. La sua diffusione ha rappresentato un momento di svolta, produttiva e demografica, per la società ellenica e le sue colonie, tra cui Taranto.
Ma oggi incombe una minaccia inedita. A memoria d’uomo, l’ulivo non ha mai subito un attacco simile a quello a cui è esposto ai nostri giorni. Accade nel sud della Puglia, nel Salento. Il batterio Xylella fastidiosa, fino a ora mai riscontrato su questa pianta, è il killer. Contro il suo attacco sembra non esserci cura. Secondo la relazione del 2018 dell’Efsa (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) Xylella fastidiosa minaccia non solo i Paesi mediterranei ma la maggior parte del territorio dell’Unione Europea. Secondo le parole di Joseph Marie Bové – uno dei più importanti botanisti del mondo, membro dell’accademia delle scienze di Parigi – nel Salento è in corso “la peggior emergenza fitosanitaria al mondo”.
La diffusione dell’ulivo, nella Grecia antica, coincise con la massima espansione della civiltà. Quanto sta accadendo nel sud della Puglia è forse la metafora del decadimento della nostra modernità?

Stefano Martella è un giornalista freelance pluripremiato (lo scorso anno è stato anche tra i vincitori della X edizione del “Premio nazionale di giornalismo Antonio Maglio”) che collabora con numerose testate giornalistiche e case cinematografiche. È coautore del documentario Vento di soave e autore de I segreti della Lupa (2017


















