di Giovanni SECLI’
Improbabile che il terrore sganciato su New York l’11 settembre 2001 fosse la “vendetta” contro i responsabili o complici – almeno morali – dell’11 settembre 1973 in Cile. Ciò nonostante vi è un filo rosso della politica imperialistica statunitense che indirettamente li unisce. La faccia del male politico planetario cambiava colore. Negli anni settanta il comunismo in espansione nel mondo, soprattutto nella fase post–coloniale, quale punto di riferimento dei paesi sfruttati per secoli dall’Occidente: Il comunismo che ormai contagiava anche il “cortile di casa”, quali erano considerati gli stati dell’America centro meridionale dagli USA, almeno a partire dagli inizi del XX sec. Caduto il Comunismo in gran parte dei paesi da esso “conquistati”, Satana assume le sembianze dell’estremismo islamico, con cui pragmaticamente trattare, o contro cui ideologicamente e militarmente combattere.
“Esportare la democrazia, promuovere le libertà” – magari accompagnato dal crociato “Dio lo vuole”. Un neocolonialismo occidentale, larvato di ipocrisia; si riproponeva la menzogna del duro e meritorio “assumersi il fardello” – da parte degli inglesi – di civilizzare l’Africa sottosviluppata alla fine del XIX sec., inneggiato da Kipling.
Se nei paesi islamici si porta in dono – sui carri armati e al seguito cavalli di Troia – la democrazia non richiesta, essa veniva per principio negata ai cileni che la conoscevano ormai da decenni: ultimamente affidata dal libero voto (riconosciuto tale anche dall’opposizione democristiana e dal capo di stato dell’esercito) a Unitad popular del socialista Salvador Allende. L’11 settembre 1973 crollarono le torri della democrazia e della liberta sull’intero popolo del Cile. I cilen non le meritavano più, per averle consegnate nelle mani del socialismo, refrattario al controllo egemonico e neocoloniale degli USA, come invece avveniva e avviene in altri paesi.
“Per l’irresponsabilità del popolo la questione è troppo importante perché i cileni possano essere lasciati decidere da soli” firmato Henry Kissinger. Quale questione? Quali irresponsabilità? L’autodeterminazione socio-economica di una nazione, cui si apriva la prospettiva della riforma agraria a favore dei contadini, della laicizzazione e dei diritti civili, del controllo sulle proprie risorse (rame in primis), azzerando l’esproprio da parte delle multinazionali USA (e non solo) colluse con i potentati locali. E poi il contagio che poteva estendersi nel sub continente, oscillante tra populismi anche di sinistra, regimi reazionari e brevi spazi di democrazia; mentre nel caos politico dell’America meridionale incubava l’esperienza della teologia della liberazione dei popoli sfruttati. Intollerabile riproporre nel sub continente l’esperienza di Cuba, ormai spina filocomunista (per la pregressa arroganza degli USA) nel fianco dell’impero. Nell’era della “guerra fredda” la democrazia non poteva alludere al rosso ne fu “avvertito” per tempo lo stesso A: Moro, da Kissinger e dal suo entourage…!
L’ “irresponsabilità democratica” del Cile fu bombardata l’11 settembre, direttamente da Pinochet, con la copertura politica degli USA; almeno lo sapevano, forse armarono, sicuramente erano a conoscenza dei precedenti tentativi di golpe militare, soprattutto avevano punito il governo socialista di Unitad popular con dure sanzioni contro l’intero paese, per aizzarlo contro i propri governanti.
L’11 settembre cileno spiana la strada ad altri regimi reazionari che oppressero per decenni diversi stati sud-americani. Il “Condor” statunitense volteggiava cupo e minaccioso a tutela dei propri interessi incardinati sulla “repressione” della democrazia.


















