di Adelmo GAETANI

E’ stato detto, ridetto tante volte, eppure giova ripeterlo per gli smemorati o gli indifferenti: i trasporti sono per il Salento come l’ossigeno per il corpo umano. Una questione di vita o di morte. La perifericità geografica della penisola salentina rende un moderno sistema trasportistico – fatto di infrastrutture stradali, ferroviarie, aeroportuali, portuali e servizi connessi – l’elemento decisivo per la crescita del territorio.
Questa semplice verità fa fatica ad imporsi e a diventare un segmento, piccolo quanto si vuole ma fortemente indicativo, dell’irrisolta questione meridionale e cioè di quel modo disattento e dilatorio di intervenire nei tempi utili per rimuovere vecchie e nuove criticità territoriali che i governanti promettono di voler risolvere, salvo poi far finta di nulla non appena l’interesse delle Istituzioni locali e la pressione dell’opinione pubblica vengono meno.
In generale, non sono i progetti esecutivi che mancano, quasi sempre accompagnati da cospicui finanziamenti. Almeno sulla carta. Allora, perché non si passa dalle parole ai fatti e perché il fattore-tempo continua a imperversare come fosse soggetto autonomo operante e variabile indipendente da qualsiasi progettualità? Albert Einstein pensava che il tempo fosse “un’illusione”, nel nostro Paese è realtà capace di condizionare l’azione politico-amministrativa. Allora, perché il sistema di Governo nel suo insieme non fa leva sui suoi poteri decisionali per una radicale opera di rimozione di alibi, ostacoli e lentezze burocratiche, in particolare quando gli interventi previsti riguardano territori fragili e periferici?
Il presidente americano Franklin Delano Roosevelt, dovendo fronteggiare la Grande crisi del ’29, ebbe a dire “mai prima d’ora abbiamo avuto così poco tempo per fare così tanto”. Era la consapevolezza di un leader che sapeva di dover piegare e controllare il tempo in modo da non compromettere l’immediata realizzazione di straordinari progetti sociali non procrastinabili.
Non è un caso che il Recovery Fund, piano europeo di sostegno alla ripresa economica post-Covid, imponga tempi certi per l’attuazione dell’opere previste dai singoli Stati, pena la perdita dei finanziamenti.
Insomma, il tempo come valore, se ben usato, o come perdita di valore, se sprecato. Questa è la scommessa da vincere o da perdere, che sinora l’Italia ha sempre perso, soprattutto quando c’è di mezzo il Mezzogiorno. O, per tornare a noi, il Salento.
Nell’aprile del 2019 l’assessore pugliese alle Infrastrutture, Giovanni Giannini, annunciava una svolta per la Bradanico-Salentina, la 7 ter che dovrà collegare Lecce a Taranto con una superstrada: cinquanta milioni stanziati dal governo Conte e appalto dell’Anas entro il 31 dicembre 2019. Sono passati due anni e non è successo niente. Si parla di un’opera strategica per il Grande Salento, progettata 35 anni fa e della quale è stato realizzato solo il tratto San Pancrazio-Manduria prima di essere bloccata. Ogni tanto, un annuncio rompe il silenzio e poi tutto tace per anni, per decenni. Nei giorni scorsi, il consigliere regionale Paolo Pagliaro ha chiesto l’audizione in Commissione Lavori Pubblici dell’assessore al ramo, dell’Anas e dei   presidenti delle Province di Brindisi, Lecce e Taranto sul caso Bradanico-Salentina. E’ possibile che la riunione si faccia, ma è difficile pensare che possa produrre qualcosa di utile. Le sabbie mobili della politica e della burocrazia e la collaudata insipienza delle amministrazioni locali non lasciano ben sperare.
Una storia a specchio, quella della 275, Maglie-Leuca, opera strategica per dare una scossa al Basso Salento. Anche in questo caso è da 30 anni che si gira e rigira intorno ad un progetto finanziato, ma mai cantierizzato. Ultima notizia dei giorni scorsi, l’impegno di Anas con il viceministro alle Infrastrutture, Teresa Bellanova, di sbloccare l’opera tra quattro mesi. Crederci, non crederci? I dubbi restano, anche perché dopo decenni si continua a discutere su ogni singolo aspetto, si chiedono continue modifiche al tracciato, si propongono soluzioni sempre nuove, come se la nostra vita e le nostre scelte siano indipendenti dal fattore-tempo e il continuo rinvio delle decisioni non segni già una sconfitta di tutti.
Bradanico-Salentina e Maglie-Leuca si presentano come casi emblematici di una gestione politico-amministrativa colpevole, se non cinica, a livello nazionale, regionale e locale. Ma ci sono altri obiettivi da perseguire con immediatezza e concretezza per dotare i nostri territori di infrastrutture e servizi capaci di esaltarne le potenzialità di crescita, come si può vedere rileggendo il sempre attuale Protocollo del 2007 sottoscritto dalle Province, di Brindisi, Lecce e Taranto o come indicherà il Masterplan in elaborazione da UniSalento con l’intento di ridefinire nel presente l’idea di Terra d’Otranto.
Senza una visione d’insieme e semmai ostaggio di spinte centrifughe, il Salento rischierebbe di restare impigliato per altri decenni nella rete di un traballante indecisionismo privo di prospettive, quando, invece, ci sarebbe il bisogno e l’urgenza di aprire una pagina nuova sulla quale scrivere tre parole: efficienza, responsabilità, condivisione.
Questi che viviamo non sono tempi normali, come non erano tempi normali quelli di Roosevelt. I danni economici e sociali causati dall’emergenza Covid impongono risposte appropriate e accelerate, davvero non c’è più tempo da perdere. La via è obbligata per il sistema-Paese, a maggior ragione per il Grande Salento chiamato a fare squadra e procedere in fretta e bene per centrare obiettivi di crescita in un contesto generale favorito dal flusso di risorse comunitarie, fondamentali, ma non risolutive se il loro impiego non è orientato alla realizzazione di interventi che abbiano orizzonte strategico e tempi certi di attuazione, come la l’Europa vuole.
Ormai non basta sentire parlare il Governo centrale o le Amministrazioni periferiche di nuovi progetti, di come realizzarli e con quali risorse. Non bastano più rassicurazioni generiche. Oggi è decisivo avere la certezza sui tempi di attuazione degli interventi, anche grazie a rigorosi meccanismi di controllo. E’ l’unica assicurazione che può valere contro false promesse, maneggi clientelari e opposizioni preconcette o strumentali.
Casi come quelli della Bradanico-Salentina e della Maglie-Leuca non dovrebbero più ripetersi.
Non devono più ripetersi! 
Adelmo GAETANI
Laureato in Filosofia, diventa giornalista nel 1981. Ha svolto la sua attività professionale nel "Quotidiano di Lecce, Brindisi e Taranto" e per oltre un decennio ha ricoperto l'incarico di Caporedattore centrale. Attualmente è Editorialista. Nel corso degli anni ha collaborato con varie testate giornalistiche.