Adelmo GAETANI
Molti ne parlano, ma, nella concretezza dell’azione politico-amministrativa, nessuno la vuole o dimostra di volerla. Salvo un piccolo gruppo di persone, un po’ indomito e mai silenzioso, che continua a tenere vivo il dibattito sulla necessità di una moderna superstrada a quattro corsie che colleghi Lecce a Taranto e, in tal modo, completi il triangolo con Brindisi.
Chi ne parla ha in mente una infrastruttura strategica, che attende da quasi mezzo secolo di essere realizzata. Non è una nuova fascia di asfalto, inutile e dannosa, buttata lì per far girare un po’ di milioni in appalti. No, è un’opera che rappresenta in modo simbolico un’idea-forza, con radici profonde e lontane nella storia, attraverso la quale è possibile rilanciare un territorio interprovinciale vasto, con la condivisione di una progettualità per lo sviluppo integrato delle province di Brindisi, Lecce e Taranto, come fossero una sola Città metropolitana (in questi termini ne parlarono insigni urbanisti negli anni Ottanta).
Con il passare del tempo questa idea-forza, abbandonata a se stessa da quanti avrebbero dovuto curarla con saggezza e lungimiranza, se solo avessero avuto una qualche visione del futuro, si è trasformata in una sorta di trama aggrovigliata di uno sciatto pensiero-debole, imbastito con i fili dell’inerzia e dell’indolenza, che sta affossando le residue speranze che il Grande Salento, nella Puglia e con la Puglia, possa mai essere capace di esprimere il meglio di se stesso dal punto di vista socio-economico e culturale, mettendo a sistema e valorizzando potenzialità ancora inespresse ed energie vitali a tutt’oggi sopite.
Ormai quello della Bradanico-Salentina sembra essere un destino cinico e baro, come qualcuno ebbe a dire. La prova provata arriva proprio dall’importante Accordo, con il trasferimento alla Puglia di oltre sei miliardi di euro, sottoscritto nei giorni scorsi dalla premier Giorgia Meloni e dal presidente della Regione, Michele Emiliano. Risorse attese, preziose per modernizzare e in tal modo dare una spinta al sistema produttivo ed economico, a partire dal sostegno alle imprese e dalle infrastrutture trasportistiche, queste ultime finanziate con un miliardo e 200 milioni di euro. Ci sono i soldi per il secondo lotto della 275 (Maglie-Leuca), com’è giusto che fosse dopo decenni di attesa, e per altri interventi, ma niente su e per la Bradanico-Salentina, sempre assente nella politica e nelle Istituzioni – stessa solfa da Roma a Bari sino agli Enti locali più direttamente interessati –, come si trattasse di un tabù inviolabile. E dimenticata, proprio in questi giorni, anche da chi alza la voce per affermare diritti dei propri territori, condivisibili o meno che siano. Come, ad esempio, il presidente della Provincia di Lecce, Stefano Minerva, che ha chiesto risorse per la superstrada a quattro corsie Gallipoli-Leuca. O come molti sindaci pugliesi che protestano per aver visto esclusi i propri Comuni dagli interventi previsti dall’Accordo di programma tra Governo e Regione. Richieste sulle quali il confronto sul merito non dovrebbe mancare, purché alla fine non prevalga il criterio dello sperpero di risorse pubbliche secondo il quale la “torta” va ripartita a pioggia – come dire: un po’ per uno non fa male a nessuno – e non per priorità e rilievo strategico di ogni singolo intervento.
Tutto questo bailamme mentre una fitta nebbia di silenzi assordanti e miopia politica avvolge la Bradanico-Salentina. Oggi come ieri. E ieri vuol dire mezzo secolo fa, quando si iniziò a parlare del necessario e improcrastinabile ammodernamento di un’arteria stradale che aveva quasi un secolo di vita e che da tempo mostra tutta la sua inefficienza e pericolosità per gli automobilisti.
Da quando è stato aperto il dossier-superstrada, poco o nulla è stato fatto, anche se quei dieci chilometri di arteria a quattro corsie, sospesi nel nulla, tra San Pancrazio e Manduria sono la testimonianza plastica di un grande progetto per il futuro del Salento, poi colpevolmente bloccato se non boicottato, come alcuni sospettano e dicono.
Allo stato dei fatti, per la Bradanico-Salentina sono previsti e, in parte si stanno effettuando da parte dell’Anas, quelli che potremmo definire lavori di rappezzo.
Un contentino, che, va detto, non potrà mai ripagare chi pensa che la gente delle province di Brindisi, Lecce e Taranto meriti rispetto, anche se è un rispetto che va rivendicato, mettendo in campo un protagonismo forte e diffuso, sinora assente.
Da parte loro, politica e Istituzioni, estraniate, continuano a guardare e, salvo rarissime eccezioni, preferiscono voltarsi dall’altra parte.


















