Legge n.132 dell'8 agosto 1806 sulla divisione amministrativa delle provincie del Regno delle Due Sicilie

Taranto, capoluogo della “Provincia del Jonio” dal 1923, ha tutto l’interesse a rafforzare i legami storico-economico-culturali con il versante costiero ed il retroterra salentino.

di Fabio CAFFIO

La rivista online Il Grande Salento ha di recente redatto un appello dedicato al Protocollo d’intesa “Terra d’Otranto: dalle radici il futuro” – siglato nel 2020 dai sindaci di Brindisi, Lecce e Taranto dai rispettivi presidenti di Provincia e dal rettore dell’UniSalento – al fine di dare attuazione al previsto Masterplan indicante le linee programmatiche per lo sviluppo comune del Salento. 

Periodicamente ritorna di attualità il progetto del Grande Salento quale area di comuni tradizioni storico-culturali che unisce Taranto con Lecce e Brindisi. Nel 2006 i sindaci dei tre capoluoghi e i presidenti delle rispettive province misero a punto un progetto incentrato su una un tavolo di consultazione permanente finalizzato a politiche comuni su cultura, infrastrutture, università e turismo. Per Taranto si tratterebbe di ricucire i rapporti con la Terra d’Otranto del Regno delle due Sicilie (vedi legge del 1806 qui riprodotta) di cui faceva parte come capoluogo di circondario fino a quando, con RD 1911-1923 è stata eretta a “Provincia del Jonio” mantenendo giurisdizione su tutti i comuni del circondario borbonico.

Il progetto è stato ripreso lo scorso anno, senza tuttavia sfociare in iniziative concrete di predisposizione del masterplan che dovrebbe stabilire le linee guida per la crescita comune del territorio. Pare che da parte tarantina si avanzino perplessità sull’utilità concreta di un’iniziativa ritenuta fine a sé stessa e forse troppo sbilanciata sull’Università di Lecce. In realtà, chiunque guardi alla realtà del territorio che inizia appena a nord ed a a sud-est dei comuni adiacenti a Taranto si rende conto di quanto stretti e concreti siano i rapporti con tutta l’antica Terra d’Otranto. Basti pensare ai grandi vitigni del Primitivo e del Negramaro ed agli uvaggi bianchi, rossi e rosati prodotti col marchio Salento IGP nelle province di Taranto, Brindisi e Lecce. Il Salento gode di notorietà internazionale e dovrebbe essere nostro interesse associarci ad esso.

Sul piano della protezione dell’ambiente marino un rapporto consolidato esiste, nei fatti, tra la Stazione di biologia marina di Porto Cesareo (fondata nel 1966 dal “nostro” Prof. Pietro Parenzan) e l’Istituto talassografico. D’altronde, la nostra candidatura tarantina a Capitale della cultura è stata inizialmente lanciata in sinergia con la Grecia Salentina.

Insomma, per parlar chiaro, non si tratta di mettere in discussione i rapporti così stretti che ci legano a Bari quale sede del governo regionale e cuore produttivo della Puglia. Ma di guardare con occhi meno distratti a tutto il mondo di tradizioni comuni che ci lega all’antica Terra d’Otranto, pensando a iniziative congiunte per migliorare viabilità e trasporti tra centri limitrofi, garantire un’offerta turistica e commerciale omogenea basata sul brand Salento, valorizzare mari e dune di tutto il versante orientale del Golfo di Taranto, immaginare soluzioni logistiche che associno i porti di Brindisi e Taranto, promuovere l’offerta espositiva dei rispettivi  musei archeologici con mostre dedicate.

Fabio CAFFIO
Ammiraglio Marina Militare Italiana in pensione, esperto di Diritto marittimo