di Fernando DURANTE
I nostri ragazzi? Tutti a studiare. E poi, a scappare. Intelligenze che partono per fare ricchi altri paesi. I più, nelle nazioni del nord. Se va bene, emigrano in alcune regioni settentrionali. Ma, si sta lontani da casa, comunque. E allora? Meglio in nazioni in cui la professione viene richiesta e pagata meglio. E non tornano più. È di oggi (16 dicembre) la proposta della segretaria della Cgil, Valentina Fragassi, di “rendere le città più inclusive” per far restare i giovani nel Salento. Si chiama, per non farci mancare niente, “Back in Town”. Che poi, sarebbe più comprensibile per tutti, “Far ritorno in città”. Ma, tant’è!
Eppure, nei nostri paesi mancano figure artigianali, lavori che nessuno ormai vuole fare (qui si aprirebbe un ampio discorso sulle migrazioni). Ma, mancano anche le opportunità per formarsi. Mancano gli Istituti professionali che preparino, realmente, al mestiere. Ecco, forse, in questo, il sindacato potrebbe essere protagonista. Il vecchio sistema dell’apprendista che, anche nel doposcuola, frequentava il “maestro (lu mesciu)” che insegnava il mestiere è stato cancellato dalla legge. Certo, è giusto che il ragazzo di bottega, come si chiamava una volta, vada protetto. Ma, per alcune professioni è difficile sostenere la spesa per assicurare un ragazzo. Alla meglio, si assume un figlio/parente per i contributi. Poi, lo si manda a prendere una laurea. Più che legittimo. “E mica mando mio figlio a fare il calzolaio dopo che si è impegnato negli studi, fino a laurearsi”, commentano i genitori, poi. Legittima pretesa. E allora? Resta disoccupato? Forse lo preferisce. In attesa di chiamata dell’amico in terra straniera. Il discorso, poi, non ultimo, del rispetto della persona da parte del datore di lavoro meridionale, della così detta, “dignità”, nel caso di lavoro dipendente, poi, è un doloroso capitolo a parte. Senza generalizzare.
Intanto le figure artigianali, una volta fortemente presenti in ogni paese/città, sono sparite. In alcuni paesi della Grecìa Salentina, solo per fare un esempio, a Martano mancano muratori. Sono sparite le piccole imprese, una volta, orgoglio del paese e dell’intera area grica. Mancano i sarti. A Calimera, almeno fino agli anni ‘80 se ne contavano fino a dieci. Oggi, zero. Mancano meccanici. Figure fortemente richieste che, quando sono presenti, i loro interventi vengono compensati in maniera, a volte, esagerata.
Insomma è una situazione che, a ben guardare, abbiamo voluto noi stessi. A guerra conclusa dovevamo rialzarci. Dovevamo programmare il futuro. I governi ci hanno dato la “mancia” facendoci costruire cattedrali nel deserto. Ben pagati. Ma il costo è stato salatissimo: il silenzio. A tal proposito segnalo che, in piccoli paesi della Grecìa Salentina, come Zollino, Sternatia e Martignano, comunità che, anno dopo anno, perdono residenti e non fanno, numericamente parlando, una sola Martano (circa diecimila abitanti), e le nascite annuali si contano sulle dita di una sola mano, quando va bene sono stati approvati per la costruzione, ben tre asili nido. Se va avanti con questa filosofia il territorio è destinato a morte certa.
Questa è la situazione reale. Ed il mio, vuole essere, esclusivamente, un suggerimento a guardare verso il domani con occhi più realistici. Gli imprenditori degni di questo nome sono veramente pochi. Allora? Meglio partire che accettare un lavoro sottopagato, non adeguato al proprio titolo di studio, molte volte a costo di pesanti umiliazioni. Così non dovrebbe andare, cara segretaria. Bisognerebbe cambiare prospettiva e, se mi permette, proposta.


















