di Fabio CAFFIO

I due eventi previsti per il G20 in Puglia si sono svolti in modo asimmetrico: da un lato una tappa di grande rilievo a Bari che per l’occasione si è rifatta il look; dall’altro una celebrazione in tono minore – come è stato rilevato –  per il summit dei ministri degli esteri alla base delle NU di Brindisi.

Giustamente Nicola Quaranta (Il Quotidiano, 30 giugno 2021, 6) ha detto: «Gli occhi del mondo sulla Puglia. Ma la festa è solo per Bari». Non c’è da meravigliarsi che Bari, capoluogo della Regione e ad un tempo “città metropolitana” secondo l’art. 7 dello Statuto, abbia riservato per sé, per l’occasione, un ruolo centrale, in quanto in questi casi prevale spesso un approccio per così dire centralista. Nelle capitali gli Stati ospitano, quasi sempre, gli incontri internazionali salvo organizzarli in altre località di richiamo turistico. Si pensi ai G7 di Taormina del 2017 o a quello recente di Carnis Bay in Cornovaglia.

C’è da chiedersi allora perché la Regione non abbia pensato di candidare uno dei tanti meravigliosi borghi pugliesi come Otranto, Gallipoli, Martina Franca, Trani, Peschici. Si dirà che c’erano problemi logistici connessi soprattutto alla sicurezza. Sta di fatto, però, che nel Castello Svevo di Bari si sono concentrati gli eventi principali, cui hanno fatto pendant l’inaugurazione del museo archeologico di Santa Scolastica ed altri eventi nel restaurato Teatro Margherita e sulla Muraglia.

Insomma, Bari ha approfittato del G20 per presentarsi al mondo in forma smagliante oscurando di fatto, con il suo ingombrante super ego l’intera Puglia. Potremmo citare tanti altri consimili casi che riguardano Taranto e Brindisi, quali figlie minori … a volte trascurate dalla madre. Per Lecce e Foggia si nota invece un’attenzione maggiore, anche se relativa soltanto a scelte politiche o finanziarie di lungo periodo, quasi si trattasse ancora degli antichi capoluoghi borbonici delle Provincie di Terra d’Otranto e Terra di Lavoro.

Se così è, viene da pensare che alla base del comportamento barese ci sia qualcosa di congenito e di imperfetto: magari una sorta di hybris (la ὕβϱις dei tragici greci), cioè di tracotanza egoistica che, come pensavano gli antichi, a volte irrita gli Dei…

Fabio CAFFIO
Ammiraglio Marina Militare Italiana in pensione, esperto di Diritto marittimo