di Rossella BARLETTA

Mi ricollego al dibattito riguardante la volontà o la necessità di costituire un Grande Salento ammettendo l’ipotesi che, i territori delle rispettive province di Lecce, Brindisi e Taranto, unendosi sotto un’unica sigla, possano avere giovamento.

Questo desiderio, misto a un auspicio beneaugurante, non è nuovo. Si ripete da svariati decenni come si evince rileggendo un articolo apparso sulla “Voce del Sud” del 25 agosto 1956. Si tratta di un invito scaturito da un’osservazione e rivolto agli enti turistici delle anzidette province, i quali nell’area di attracco dei traghetti verso la Grecia nel porto di Brindisi, coralmente davano il benvenuto ai turisti che vi approdavano con un cartello in lingua inglese e italiana (non si sa perché non anche in tedesco e in francese). Il redattore del pezzo giornalistico chiedeva agli enti se non valesse «la pena d’insistere ampliando l’azione pubblicitaria d’invito», realizzando «opuscoli illustrativi di itinerari, distribuiti e tenuti a disposizione di chi arriva, nelle sale d’aspetto della stazione marittima di Brindisi, scritti nelle quattro lingue d’Europa più diffuse». Si suggeriva, poi, di fare pressione «sul centro turistico nazionale e presso le grandi compagnie organizzatrici di gite e di itinerari» per promuovere una politica capace di favorire «un turismo più selezionato, un turismo culturale [che] potrebbe essere incoraggiato con molta fondatezza di riuscita per ricchezza di elementi di richiamo che non occorre qui ricordare a noi stessi. […] Ecco qui il nostro invito ai tre presidenti degli enti delle tre città Salentine: riunire le forze e le attività, convogliando e provocando iniziative secondo un programma razionale su cui poi insistere battendo e ribattendo e muovendosi instancabilmente».

L’intento del suggerimento era quello di unire le forze, di consorziarsi per sviluppare un calendario di iniziative che fossero comuni nei tre territori di competenza con l’obiettivo di ottenere risultati soddisfacenti per ciascuno di essi.

Che dire? A distanza di svariati decenni non sembra vero che vi sia stata tanta lungimiranza… naturalmente incompresa e, quindi, inattuata. È sorprendente sapere, da una parte, che dietro all’ipotetico disegno, vi fosse l’immaginazione di creare (o di sfruttare) uno spirito di aggregazione e, dall’altra, di constatare, come oggi non vi sia neppure un granello di tutto ciò. Incredibile! E poi chi dovrebbe coordinare se localmente manca un’istituzione turistica?

Del resto, come ho già avuto modo di ribadire, avendo voluto concentrare le competenze turistiche esclusivamente a Bari e avendo relegato in una zona d’ombra i corrispettivi enti sub-regionali, in attesa di chiuderli per estinzione naturale, si è creato il vuoto e si naviga a vista. O si sta fermi con le quattro frecce.

Almeno negli anni passati vi è stato un’intenzione di dialogare, di confrontarsi. E oggi cosa c’è? Il vuoto assoluto ovvero un turismo che va dove tira il vento. Una politica turistica inesistente. Che vergogna! Che peccato!

Rossella BARLETTA
Scrittrice e giornalista, appassionata di cultura salentina ne indaga gli aspetti storici, folklorici, antropologici, linguistici, onomastici trasferendoli in pubblicazioni e saggi che riscuotono successo di critica e di pubblico. Collabora con riviste ed emittenti radio locali.