Enrico CONTE 

Assunta con evidenza più che condivisibile la metafora della “vetrina” utilizzata per esprimere ciò che è stato per la Puglia il G7 di Borgo Egnazia, solo considerando il ritorno in termini di visibilità e di turismo internazionale, può essere utile adesso, restando sulla figura retorica, interrogarsi dal “retrobottega”, dove vengono preparati i prodotti da esporre e, soprattutto, elaborate le strategie di vendita.

E allora torna di grande utilità la riflessione che sul Sole 24 ore fa Aldo Bonomi, che analizza il territorio pugliese descrivendolo come arcipelago di geocomunità dove città, autonomie funzionali e imprese, sono considerate come protagoniste dello sviluppo economico sociale, autore che vede il Salento come “piattaforma turistica globale e distretto dell’intrattenimento”, in un quadro che alterna la vocazione energetico manifatturiera di Taranto e Brindisi, con strutture del lusso industrializzate inserite nelle filiere che trainano il vitivinicolo e l’agroalimentare, e tagliato trasversalmente dal settore dell’avionica sul versante Taranto-Grottaglie, che si collega con il Politecnico di Bari.

Questo fermento viene confermato dall’ultimo rapporto Svimez che riferisce di una crescita del Pil in Puglia pari al 6,1% negli ultimi cinque anni, e quale regione più dinamica: in Italia, nello stesso periodo, è del 3,5%, nel Nord-Est del 5,1%, area che, negli anni ’90, veniva indicata come la locomotiva d’Italia con il suo sistema di PMI.

Ma torniamo nell’ombra del nostro retrobottega, perché è lì che si elaborano le politiche di un territorio che voglia darsi, dal basso, una decisiva svolta, tanto più in un contesto istituzionale (leggasi autonomia differenziata e “secessionismo regionalista”, così Isaia Sales) che porterebbe all’impoverimento delle risorse statali da redistribuire. Non limitandosi, con riguardo al Salento, a pensarsi solo come una “meta” turistica internazionale, ma come un sistema che voglia dare gambe a quelle che Amartya Sen chiama “fattori di conversione”, necessari per trasformare le dotazioni di un territorio in reali capacità diffuse, grazie a processi di capacitazione sui quali può giocare un ruolo determinante il sistema educativo scolastico-universitario e quello formativo.

Con iniziative di terza missione universitaria che servano per massimizzare l’impatto dei percorsi di apprendimento grazie al doppio ruolo assunto dall’università come “agente” del cambiamento, quando supporta la trasformazione della società educando a gestire le criticità socio ambientali presenti nei contesti di riferimento e sostenendo il dibattito pubblico, o come “soggetto” del cambiamento, perché è fondamentale soffermarsi sul contributo fornito dalle università in termini di ripensamento delle strategie e delle azioni da porre in essere per elaborare un modello di sviluppo integrato (così il documento elaborato da 50 università della RUS, la rete per lo sviluppo sostenibile del territorio, riunitasi recentemente a Udine con il patrocinio della Conferenza dei Rettori).

Iniziative che, sfruttando l’onda positiva dell’evento G7, sappiano fare leva sì sul turismo, ma attivando il rinforzo di percorsi neo professionali, con il sostegno della Regione che ha un ruolo nelle politiche attive del lavoro quanto a orientamento, fiere del lavoro, progetti di tutoraggio aziendale che mettano in connessione diretta mondo di imprese, PA e studenti e si colleghino con quel processo diretto a rinforzare le capacità amministrative per governare e gestire il PNRR.

Interventi che possano intercettare quella massa di ragazzi (le “future generazioni” dell’art 9 Cost. modificato nel 2022) che, per studiare, o non restare sottoccupati, sceglie di allontanarsi dal territorio di nascita, in un intreccio perverso con il fenomeno della denatalità che indebolisce il rinnovo del tessuto sociale.

Con prospettive di impiego dei fattori produttivi da coltivare attraverso percorsi di specializzazione in beni storico-culturali e paesaggistici per loro valorizzazione e rigenerazione, in destination management (il territorio da “meta” passiva  a “destinazione turistica” attiva, per una “fabbrica” del turismo come luogo di costruzione di identità condivise, cfr “Il nuovo ruolo delle DMO, il cuore della destinazione”, ricerca curata da F.M. Ceschin)),in transizione energetica e digitale e, non ultimo, irrobustendo il capitale sociale attraverso educazione ambientale e la promozione del terzo settore, con progetti declinati sulle concrete esigenze di un contesto che – siamo nel punto più in ombra del nostro retro bottega – continua ad essere  colpito dalla criminalità organizzata.

Detto ciò chissà se, con un miracolo dovuto alla presenza di Papa Francesco a Borgo Egnazia, non potrà resuscitare quel Protocollo d’intesa Terra d’Otranto, promosso nel 2020 da UniSalento per costruire ponti tra i saperi della ricerca e quelli del fare, e ripreso dal citato Bonomi, ma scaduto nel gennaio scorso nel silenzio assordante dei suoi protagonisti.

Enrico CONTE
Formatore sul PNRR e sul Codice Appalti, già Direttore del Dipartimento lavori pubblici e project financing del Comune di Trieste.