Sandro Frisullo

di Sandro FRISULLO

Ha ragione Cozzi (Corriere del Mezzogiorno, 3 agosto 2021). L’esplosione delle liste civiche a livello locale e regionale è al tempo stesso il segno della crisi della politica, ma anche la volontà di riorganizzare la rappresentanza istituzionale e il potere su basi neonotabilari sempre più ristrette. Non è certo una sfida a riformare la politica e i partiti. Altro è il segno che recano tante associazioni e movimenti civici impegnati a dilatare le pratiche della buona politica (penso per tutti alla “Giusta Causa” di Michele Laforgia ) attraverso forme e modalità originali che si collegano e promuovono mondi vitali, volontariato, mutualismo, solidarietà. Anche per questo campo, tuttavia, rimane il compito di come incidere nella rappresentanza, di come organizzarsi per favorire un mutamento dei rapporti di forza.

La sinistra pugliese e il mondo ampio e plurale che ad essa di richiama ha nel tema del partito e dei partiti la sua “cruna dell’ago”. Quasi 200 mila elettori votanti liste di sinistra e/o centro sinistra sono privi di rappresentanza. La Puglia che viviamo in questi giorni, stretta tra gli incendi e la xilella che si sta mangiando il Salento ( altro che cartolina !) e le antiche e irrisolte questioni, a partire dall’Ilva, avrebbe bisogno di una risposta alta, di una politica pensata in grande per predisporre progetti di qualità che utilizzino al meglio i fondi nazionali ed europei (agricoltura, energia, acqua, ciclo dei rifiuti, trasporti, ambiente, sviluppo industriale). E di certo la risposta non sta in liste civiche figlie di un assemblaggio eterogeneo e post ideologico che si trasformano in partiti personali. Qui la sinistra ha da sviluppare una limpida battaglia politica e culturale contro un dilagante trasformismo che spesso, risibilmente, tenta di accreditarsi come realismo o mediazione obbligata.

Proprio quando la pandemia ha reso più acute le disuguaglianze e le ingiustizie sociali riportando il conflitto dentro grandi opzioni valoriali e culturali, nella periferia del “mercato politico” (compreso quello pugliese e salentino) si sdoganano le forze della destra anche quella estrema alla ricerca di un allargamento elettorale senza limiti, e si riduce con sconcertante disinvoltura la stessa cultura dell’antifascismo alla stregua di un “pregiudizio ideologico”. Da tempo la Puglia, per il campo che si definisce progressista, è un laboratorio dove si sperimentano le coalizioni più ardite attraverso combinazioni disinvolte con spezzoni di ceto politico e singoli provenienti dal campo del centro destra. Tutto ciò non solo non solleva più scandalo ma anzi viene esibito e rivendicato come segno di scaltrezza e di abilità. Perché quello che conta è la governabilità, è vincere, ad ogni costo e con ogni mezzo, e al diavolo le petulanti e fastidiose rivendicazioni di coerenza cui si attardano “vecchi arnesi” del ‘900.

Gli homines novi di questa “rivoluzione trasversale “sono stati tra quelli che un tempo tuonavano contro i partiti e la partitocrazia di apparati inamovibili. Ma liquidata la vecchia nomenclatura hanno  fatto presto a formare una nuova oligarchia, gruppi sempre più ristretti e cerchi magici, nelle cui mani si concentrano le scelte e le decisioni a detrimento del ruolo degli organi istituzionali e di rappresentanza. Una volta destrutturata la democrazia dei partiti, il potere di personalizza e si verticalizza dando luogo a forme estese e sempre più impermeabili di privatizzazione della politica. Questa mi pare la vera natura dell’operazione posta in essere con la trasformazione della lista CON in una formazione strutturata che diventa il Partito del Presidente. Un partito personale, postideologico, trasversale.

Un’operazione smaccatamente elettoralistica e iper personalizzata che non punta, come pure sarebbe stato lecito attendersi, a riformare e rigenerare il ruolo dei partiti della coalizione, ma è pensato nella direzione opposta: approfittare della loro crisi per sostituirli nella rappresentanza al di fuori del quadro valoriale e programmatico che segna la dialettica democratica e la stessa vita delle istituzioni. Alla limpida competizione tra visioni alternative tra destra e sinistra, subentra l’esclusivo obiettivo di sostituire l’avversario nel controllo delle leve del potere. Non interessa più battersi per un ricambio di classi dirigenti per innovare e cambiare contenuti e metodi di governo. Quello che importa è “comandare”, costruire non l’alternativa ma un proprio “sistema di potere”.

A questo scopo partiti deboli o ridotti a liste civiche sono più facilmente assoggettabili dai gruppi di pressione o da interessi economici insofferenti alle regole e alla trasparenza. Certo il sistema elettorale trainato da logiche monocratiche ha favorito tale deriva, facilitata tuttavia dal cedimento progressivo dei pilastri fondativi della cultura politica della sinistra che pure, nella sua lunga storia, ha sempre contrastato l’elettoralismo e l’esercizio del governo come fine a se stesso e mera occupazione del potere. Se la sinistra limita la sua iniziativa solo alla vigilia delle elezioni e non ricostruisce i suoi legami con la società, semplicemente non è. E la sua stessa presenza nelle istituzioni è tanto più feconda e necessaria quanto più efficace è la rappresentanza delle istanze sociali e popolari. Questa è una sfida che meriterebbe l’impegno dei singoli e delle comunità che oggi si richiamano al campo e ai valori della sinistra pugliese. Lavorare per costruire una sinistra popolare e di governo. Una sinistra che rinnovando se stessa contribuisce a ridare credibilità e autorevolezza alla politica e alla democrazia.

Sandro FRISULLO
Ex vicepresidente della Regione Puglia dal 2005 al 2009. Ex Pd, ora iscritto a Sinistra italiana.