Filippo de Pisis

Stefania CAROFALO

La mostra Filippo de Pisis e Les Italiens de Paris, a cura di Paolo Bolpagni e Maddalena Timbertelli de Pisis, nasce dalla collaborazione tra la Fondazione Biscozzi|Rimbaud di Lecce e l’Associazione per Filippo de Pisis, nel settantesimo anniversario dalla morte dell’artista. L’esposizione resterà aperta sino al 10 maggio.

Immaginiamo di essere a Parigi tra il 1928 e il 1933. Siamo seduti al tavolino di un Caffè e ascoltiamo le voci e i discorsi di un gruppo composto da sette uomini seduti al tavolino vicino al nostro. Riconosciamo la lingua e comprendiamo i discorsi. Si chiamano per nome e condividono la visione in chiave moderna e mediterranea del Classicismo. Parlano della libertà formale, della pluralità nell’arte e del dialogo con la cultura internazionale.

I sette italiani sono: Massimo Campigli, Giorgio De Chirico, Filippo de Pisis, Renė Paresce, Alberto Savinio, Gino Severini e Mario Tozzi. Hanno un’età compresa tra i 32 e i 45 anni, tutti residenti o presenti a Parigi in quegli anni. Partecipano alle mostre del Novecento Italiano e, seguiti dal critico d’arte George Waldemar, espongono alla Biennale di Venezia del 1930 nella sala “Appels d’Italie”.

Il Gruppo riannoda i fili con la storia, riprende le forme classiche espressive del figurativo, i linguaggi più tradizionali e guarda con interesse alle nuove tendenze europee esprimendosi con tecniche diverse.

Il sodalizio ha una breve durata perché già nel 1933 ogni artista, pur mantenendo vivo l’interesse per la visione dell’arte di respiro internazionale, intraprende il proprio percorso artistico anche a causa della crisi economica e politica che li costrinse al rientro in patria.

Nelle tre sale poste al piano terra della Fondazione Biscozzi|Rimbaud sono esposte 32 opere realizzate da Filippo de Pisis e dal gruppo Les Italiens de Paris.

Percorriamo le sale ammirando le opere realizzate attraverso personali linguaggi e altrettanto personali tecniche.

Filippo De Pisis è il più giovane del gruppo ed è una sua opera che ha creato un rapporto diretto con la Fondazione Biscozzi|Rimbaud.

Così come racconta la presidente Dominique Rimbaud nella presentazione del catalogo, nel 1976 acquistò col caro e compianto marito Luigi Biscozzi, un acquerello di de Pisis che raffigurava un mazzo di fiori di campagna e quest’anno, nell’anniversario della scomparsa dell’artista, apre la mostra il quadro che fissa sulla tela le meravigliose Dalie dipinte nel 1932, esposte sulla parete della prima sala.

La mostra è articolata su ventidue opere di de Pisis,  che immortalano le viste parigine con la Torre Eiffel, il Pantheon,  i negozi illuminati, l’interno del suo studio, vasi con fiori, nature morte, disegni a matita, acquerelli, pitture a olio e a tempera. Seguono il percorso espositivo le opere di De Chirico, Campigli, Tozzi, Paresce, Severino e Savinio.

Per la prima volta in Italia sono esposte tre tele, provenienti dal  Musée di Grenoble, Due pesci (1927) e Il piede romano (1927) di Filippo de Pisis e di Natura morta (Katinka) del 1932 di Mario Tozzi donate nel 1933 da Emanuele Sarmiento.

L’interessante  catalogo, edito da Cimorelli, contiene il saggio dallo storico dell’arte  Paolo Bolpagni titolato Filippo de Pisis e les italiens de Paris ricco di notizie storico artistiche e del contributo della nipote dell’artista, direttrice e curatrice dell’Associazione per Filippo de Pisis, Maddalena Tibertelli de Pisis, dal titolo Dal 1925 al 1933: il primo periodo parigino di Filippo de Pisis, le fotografie a colori delle opere esposte seguono i due saggi.

Stefania CAROFALO
Architetto che ama l'Arte e le parole