Il siderurgico di Taranto

Fabio CAFFIO

Dopo decenni di passiva ma lucrosa sudditanza all’Acciaieria, Taranto vive da tempo in un limbo sospeso sul suo futuro che ne danneggia l’immagine nazionale e accresce il disagio socio-economico.

Molti si affannano a cercare una soluzione alla crisi della grande fabbrica, evitando tuttavia di prendere posizioni nette e cercando di rinviare di volta in volta ogni decisione. Tra gli attori istituzionali spicca la Regione Puglia che, con un’interpretazione assertiva delle sue competenze concorrenti con lo Stato, ex art. 117 Costituzione, gioca un ruolo a tutto campo in difesa della salute della popolazione tarantina condizionando ogni soluzione.

Di fatto, le posizioni della Regione coincidono per molti aspetti con quelle dei movimenti ambientalisti locali, soprattutto nel valutare negativamente l’installazione di un rigassificatore galleggiante considerato invece necessario, dal Governo, a raggiungere i traguardi produttivi e occupazionali prefissati.

Stretta tra Regione e Governo, la nuova Amministrazione comunale della Città ha difficoltà a far sentire la sua voce. Anche se non è senza significato che il Sindaco abbia di recente avanzato – come contropartita al riavvio dello stabilimento – richiesta di compensazioni in favore di Taranto. Tra queste, figurano istanze da decenni formulate dai Tarantini, come l’autonomia del Polo Universitario e l’apertura ai voli civili dell’Aeroporto di Grottaglie, su cui non risultano aperture della Regione.

Proviamo però ad immaginare come sarebbe diversa la situazione se il Grande Salento – visto come realtà fattuale, prima ancora che progettuale – si fosse impegnato nel mettere a disposizione sue idee e risorse nel piano di rilancio dell’ex Ilva. Perché in fondo si tratta di non lasciare Taranto in balia né dei velleitarismi della Regione né delle incertezze del Governo, maturate in anni di cambi di direzione politica.

Taranto e Brindisi sono infatti, se vogliamo, due poli industriali e portuali tra loro complementari, come dimostrato dal coinvolgimento di entrambe nella produzione e logistica dell’eolico offshore. Ma sono le tre Provincie del Grande Salento ad avere, viste nel loro insieme, una forza sociale e una capacità imprenditoriale e infrastrutturale che Taranto da sola non ha. Detto in altri termini, Lecce e Brindisi e tutti i loro comuni, piuttosto che guardare in silenzio al dramma di Taranto, potrebbero pensare il rilancio dell’ex Ilva secondo nuovi standard di protezione della salute e dell’ambiente come un’opportunità per i loro territori.

D’altronde, il grande lavoro svolto dal Commissario straordinario ai Giochi del Mediterraneo che è riuscito, con pragmatismo ed energia, a garantirne lo svolgimento, è la controprova di come il gioco di squadra tra entità salentine sia positivo.

Fabio CAFFIO
Ammiraglio Marina Militare Italiana in pensione, esperto di Diritto marittimo