Pantaleone PAGLIULA

Secondo l’allarme che ha lanciato l’Associazione dei Consorzi di Bacino tra tre settimane nella nostra Regione non ci sarà più acqua per l’agricoltura e gli invasi sono quasi vuoti. Il caldo feroce che viviamo in questi giorni sta portando a una grave siccità che costringe i nostri Comuni a centellinare le forniture idriche e gli agricoltori a riporre speranze in invasi e riserve ormai vuote.

Negli ultimi tre anni per il nostro acquedotto Pugliese le sorgenti si sono impoverite del 21% e i bacini si sono vuotati del 39%.

Per noi la questione è ancora più grave perché Il Salento è dissetato anche dalle acque estratte dal suo sottosuolo che si stanno sempre di più impoverendo e i mari che lo circondano da ogni lato cominciano a infiltrare le loro acque salate.

La situazione idrica è al limite del drammatico che in parte è frutto dello scenario climatico che sta cambiando ma anche soprattutto degli uomini. La Puglia perde 9 milioni di metri cubi d’acqua dai bacini utili alla piena attività irrigua in una settimana ed è il Salento la zona in maggiore sofferenza idrica insieme alla Capitanata.

Le opere programmate da anni sono diventate eterne e incompiute e purtroppo è andata persa finora l’opportunità di ridisegnare una politica irrigua e di bonifica integrale in Puglia.

Il clima cambia, i fiumi, le sorgenti e le falde acquifere si impoveriscono e i consumi d’acqua crescono specie durante il periodo estivo per la maggiore richiesta d’acqua in agricoltura e del turismo con un flusso di arrivi quest’anno quasi raddoppiato.

Le acque del fiume Sele, del Calore, del Fortore, del Pertusillo non bastano più e l’Acquedotto Pugliese cerca acqua fresca, almeno il 40% in più entro il 2050.

Si pensa di poter fare arrivare a Bari acqua che un’ottantina di chilometri più a levante l’Albania lascia scorrere nell’Adriatico oppure utilizzare l’acqua del fiume Pescara, in Abruzzo che ogni secondo getta in mare dai 30 ai 40 metri cubi di acqua.

La cosa più aberrante è che da trent’anni che in Italia non si fa manutenzione e le reti idriche sono vecchie e obsolete, soprattutto al Sud con perdite che raggiungono anche punte del 50% .

L’Italia si colloca al terzo posto in Europa nella classifica dei paesi con maggiore disponibilità di acqua e allo stesso tempo è il secondo paese Ue dopo la Grecia per prelievo e spreco di acqua dolce.

Di chi è la colpa?

Una parte è del cambiamento climatico che ha portato a un aumento repentino delle temperature e alla diminuzione delle piogge, poi del mancato mantenimento delle strutture e manutenzione delle strutture idriche e infine dello spreco dell’acqua nelle nostre case.

Un consapevole consumo di acqua potrebbe migliorare la situazione ambientale se iniziamo ad avere in famiglia un consumo d’acqua più cosciente e sostenibile.

Ogni italiano, secondo l’Istat, consuma ogni giorno 236 litri d’acqua contro la media dei paesi europei per abitante di 125: con qualche piccolo accorgimento possiamo ottimizzare questa risorsa preziosa e sposare uno stile di vita più sano e sostenibile.

L’acqua è il bene supremo che abbiamo, un bene scarso e gravemente minacciato dalla crisi climatica e dall’uomo. Svegliamoci per difendere quello che Papa Francesco ha definito nella Laudato Si “il diritto alla vita”.