La famiglia Amico di Alessano con dieci figli

Aldo RECCHIA 

“Medaglia d’oro” subito per la Famiglia di Alessano in provincia di Lecce. Una Famiglia extra large, come è stata definita su gran parte degli organi di informazione. 

Il riferimento, nel caso specifico è alla Famiglia Amico, che giorni fa – in coincidenza con la festa della mamma – si è arricchita del decimo figlio: Achille Leone. 

Roba d’altri tempi: dieci figli!!! Roba da non credere, soprattutto nel momento in cui si piange tanto per la denatalità in Italia. Un fenomeno quest’ultimo che preoccupa non poco, in particolar modo per tutte le conseguenze dirette e indirette – peraltro piuttosto facili da presagire – su vari fronti, ma in particolar modo su quello previdenziale. 

Certo le cause della denatalità dipendono da vari fattori. Tra i tanti, prevale l’incertezza di un futuro sicuro per le giovani generazioni. Ma anche la “fuga” di tantissimi giovani, per lo più laureati o quanto meno diplomati, che preferiscono andare all’estero, dove trovano facilmente un lavoro certo e gratificante, cosa che in Italia ormai diventa sempre più difficile. Basti pensare che, solo lo scorso anno sono stati complessivamente 156mila (dati Istat) – il 36,5% in più dell’anno precedente – a fare la valigia ed espatriare all’estero, soprattutto verso la Germania, la Spagna e il Regno Unito. E non sono affatto pochi, a riflettere bene. 

I danni che il fenomeno provoca, inevitabilmente, sono davvero notevoli e non solo sul fronte della denatalità. Eh, sì! È proprio così!!! 

I giovani, infatti, se ne vanno all’estero. Qui trovano lavoro e mettono su famiglia. Qui fanno poi i figli, che – dopo che sono cresciuti – non vogliono più staccarsi dai luoghi che hanno conosciuto sin dalla più tenera età. Circostanza, quest’ultima, difficile da non condividere in generale, ma soprattutto da parte dei rispettivi genitori. 

Il danno, però, non è solo quello legato al mancato rientro in patria. Non va sottovalutato, infatti, un altro aspetto di rilievo che dovrebbe far riflettere un po’ tutti. Ogni giovane laureato costa allo Stato, quindi a tutti noi, la nient’affatto modica cifra di circa 400mila euro. Un costo, questo, che va ad aggiungersi alle spese sostenute puntualmente dalle singole famiglie, che hanno voluto dare la possibilità di conseguire una laurea ai propri figli. Figli, gran parte dei quali, poi, se ne va – come si diceva – nei Paesi stranieri, che accolgono ben volentieri questi giovani. Mentre all’Italia – oltre al danno economico delle spese sostenute – rimane la beffa del mancato rientro e della conseguente denatalità. 

Vi sembra poco? 

Duilio (nome di fantasia) ne sa qualcosa in proposito. Lui non ha lesinato niente ai due figli, pur di vederli laureati. Erano gli ultimi anni ’90, quando si iscrissero rispettivamente alle università di Torino e di Pisa. E Duilio, pur di non causare problemi (sia pure senza volerlo), fornì ad entrambi, senza esitare, un bancomat per consentire loro di far fronte a tutte le spese di ordinaria amministrazione, quali quelle relative a fitto di casa, vitto, libri, iscrizioni e quant’altro. L’unico obbligo imposto da Duilio ai figli era che il tetto delle spese non doveva superare il milione di lire al mese per ciascuno di loro. Qualora dovessero presentarsi degli imprevisti, i figli dovevano solo parlarne con papà o con la mamma e questi avrebbero fatto le debite valutazioni prima di concedere o negare l’ok alla bisogna. Questo per tutta la durata degli studi, giusto per farsi un’idea su quanto potesse, già allora, costare una laurea per i propri figli. 

Ma riportiamo l’attenzione sulla giovane famiglia di Alessano, che a tutt’oggi ha avuto il coraggio di far nascere ben 10 figli e che solo per questo coraggio – scomparso del tutto dall’orizzonte ai giorni nostri – meriterebbe un riconoscimento pubblico da parte delle autorità competenti. 

La proposta viene fatta propria da Duilio, che non esita a fare innanzitutto i complimenti di vero cuore alla giovane famiglia di Alessano. Giovane, perché la mamma, Chiara Calsolaro, ha appena 40 anni, mentre il papà Matteo Amico ne ha solo 41 di anni. Come dire, che se non si fermano nell’impresa, dopo la nascita di Achille Leone (il secondo nome, in onore del nuovo Papa), sono ancora in tempo per raggiungere traguardi impensabili persino nei primi anni ’50 del secolo scorso, quando Duilio (oggi maturo 80enne) aveva appena 5 anni. 

All’epoca, infatti, si sentiva parlare spesso di famiglie con 10-11 figli, come se niente fosse. Era considerato un fatto normale, anche perché i figli rappresentavano – soprattutto per le famiglie povere – una vera ricchezza, in quanto “braccia” da utilizzare a tempo debito nei campi o nei lavori artigianali, come del resto è stato per lo stesso Duilio, sin dalla tenera età di appena 6 anni. Solo che il suo papà, un bravissimo artigiano, si è fermato a tre figli, perché li voleva far laureare tutti, ad ogni costo. E sulle spese da sostenere non c’erano dubbi, perché il papà di Duilio era ben informato da parte dei numerosi amici che avevano avuto la fortuna di studiare e conseguire una laurea: un’impresa non per tutti, nei tempi a ridosso della II guerra mondiale. 

I figli della Famiglia Amico sono: Mattia (19 anni), Azzurra (16), Francesco (14), Riccardo (12), Enea (9), Ludovica (7), Diego (5), Luigi Maria (2), Vittoria (nata il 17 marzo 2024), in aggiunta all’ultimo arrivato, Achille Leone. 

Ma come fa, ora, questa Famiglia speciale di Alessano a mantenerli tutti? E, soprattutto, qual è il segreto, con i tempi che corrono, in un mondo tanto avaro di culle? Per papà Matteo «è solo questione di organizzazione». A suo dire, la regola principale è «fare lavoro di squadra con i figli più grandi, che aiutano genitori e fratellini… Poi serve tanta pazienza e soprattutto far quadrare i conti, anche attraverso l’arte del riciclo e, a tavola, con un solo pasto per tutti… con qualche piccola occasionale eccezione, di tanto in tanto». 

Papà Matteo lavora nei settori dell’edilizia come la ristrutturazione di immobili. E, quando ha l’occasione, si occupa anche di ripristino di muretti a secco, pavimentazione in pietra, scale, archi e quant’altro. La moglie Chiara, invece, fa la mamma a tempo pieno, “sacrificata” certamente, ma per un compito più che nobile, qual è quello rivolto all’accudimento e all’educazione dei figli. 

Una famiglia esemplare, insomma, che però meriterebbe oltre ai “riconoscimenti di merito”, anche un sostegno economico non indifferente, soprattutto per consentire ai figli la possibilità di studiare – qualora ne abbiano voglia – o di imparare un mestiere, dopo aver conseguito almeno un diploma. 

Un appello, in tal senso va, ovviamente, a tutte le Autorità competenti, se veramente si vuole combattere la denatalità, che – almeno a parole – preoccupa l’intera classe politica in generale. E non solo. 

Intanto, in attesa che le Autorità competenti valutino seriamente la sua proposta, Duilio suggerirebbe al figlio Mattia (il più grande) di partecipare al programma televisivo Affari Tuoi, condotto su Rai1 da Stefano De Martino. Non si sa mai! Con l’aiuto della Dea Fortuna, potrebbe portare a casa la modica cifra di 300mila euro. Che non sono pochi e che possono sempre tornare utili. Con i tempi che corrono…