Mappa del XIX secolo del Regno delle Due Sicilie

Aldo QUARTA

Il passaggio storico dell’estate 1860 è fondamentale per due motivi. Il primo riguarda le vicende che portarono all’unificazione Nord-Sud in Italia, il secondo interessa direttamente il divario sociale ed economico che si è andato sempre più accentuando tra Nord e Sud della penisola, nei decenni successivi all’unità.

Nel mese di giugno 1860, dopo la conquista della Sicilia da parte dei garibaldini, il Regno borbonico decise di concedere la Costituzione, di avviare le consultazioni per eleggere il Parlamento, di adottare la bandiera tricolore (bianco, rosso e verde con al centro lo stemma dei Borbone). C’era scritto nell’atto sovrano: “Sarà stabilito con il Re di Sardegna un accordo per gli interessi comuni delle due Corone in Italia”.

Con questi obiettivi e in una prospettiva “federalista” italiana, a Napoli fu nominato il Governo Spinelli, del quale faceva parte Liborio Romano, salentino originario di Patù (prima Prefetto di Polizia e poi Ministro dell’Interno). Insomma, si puntò ad un’intesa Nord-Sud, Torino-Napoli per l’unità della penisola ma anche per la salvaguardia delle diverse identità tra i due Stati.

A livello internazionale, questa prospettiva non dispiaceva e persino da Torino giungevano convincenti disponibilità. Sembrava la via maestra, tanto è vero che Garibaldi, Mazzini, Cattaneo, Crispi, Liborio Romano e tanti altri la condividevano.

Poi, invece, a settembre 1860 avvenne tutt’altro. I Savoia decisero di puntare sui plebisciti, sull’annessione dei territori meridionali al Regno dell’Alta Italia, sulla discesa in armi per lo scontro militare finale contro i Borbone (ma anche contro Garibaldi e l’Esercito Meridionale, se necessario). Dunque, non c’era più nulla da fare: bisognava armarsi per resistere.

Il Parlamento torinese approvò tali scelte e Garibaldi (che pure contava su oltre 40 mila soldati, di cui molti meridionali) rimase indeciso sul da farsi. Poi scelse di evitare il braccio di ferro con Torino e dunque di non sostenere l’idea federalista del nuovo Stato.

Dopo il 17 marzo 1861, con l’avvio del Regno d’Italia iniziarono anche le scelte radicali in campo fiscale, di sviluppo produttivo, di “costruzione” degli Italiani. Tutto in funzione dell’annessione avvenuta, della concentrazione dell’apparato produttivo al Nord, del progressivo smantellamento delle realtà produttive operanti a Sud.

Iniziò proprio allora quella che da qualche decennio chiamiamo “Questione Meridionale”, cioè il progressivo arretramento dell’economia, della società, della cultura meridionale. Se si fosse scelto di costruire uno Stato nuovo in modo unitario, paritario, rispettoso delle diverse identità, forse sarebbe stata tutta un’altra storia.

Aldo QUARTA
Giornalista e scrittore