di Giovanni SECLI’
Nel Salento il dibattito sulle politiche e sulle prospettive di coordinamento e promozione amministrativa e progettuale della peculiarità dei territori si articola in tre direzioni. In primis la memoria dello “storico” progetto, naufragato nella fase costituente, di nascita della Regione Salento. Ripreso nobilmente per vari decenni da Ennio Bonea, intellettuale gramscianamente impegnato sulle problematiche della comunità, protagonista della cultura laica, foriera di vision culturali e sociali, dall’impatto concreto: testimonianza primaria “Quotidiano”, strumento operativo, sul piano socio-culturale, per mantenere vivo il progetto del Grande Salento. Lino De Matteis con ostinazione e motivazione – sorrette da analisi incardinate oggi sul territorio, con i suoi bisogni e le rispettive carenze, da cui la necessità di integrazione – tiene alto tale dibattito, che coinvolge le tre istituzioni provinciali nonché Unisalento.
Il sogno mancato della Regione Salento è il vessillo pluridecennale dell’omonimo movimento promosso da Paolo Pagliaro, facendo leva sulle identità specifiche nonché sugli interessi territoriali, da difendere e rivendicare, in quanto – secondo tale formazione – spesso minacciati, se non espropriati, da una politica regionale Baricentrica.
“Città policentriche” l’ultimo contributo sulla impellente doverosità di coordinamento territoriale, per promuovere, realizzare, risolvere problematiche e criticità afferenti il territorio salentino, superando localismi e in relazione al contesto regionale (e non solo) e attuando normative ad oggi di fatto disattese. Pippi Nocera, da ex sindaco consapevole delle occasioni mancate, dei “buchi neri” dell’amministrazione pubblica, del perdurare dei campanilismi ormai post-identitari, ancora ostacoli rispetto al dovere di agire e con più ampie visioni, soprattutto in un territorio frammentato in una miriade di piccoli comuni, spesso urbanisticamente uniti, ma amministrativamente separati. Una delle diverse “colpe” del sud…
Seducente l’espressione “citta policentriche”, utile a dare voce più intrigante e visionaria ai Programmi d’area integrati. Strumento varato dalla Regione Puglia nel 2017, ma evidentemente rimasto imbrigliato nei labirinti burocratici… Il dibattito avviato ne può favorire il decollo? Forse, ancor più per il recente sostegno governativo, con l’input al coordinamento tra comuni del Sud, per poter accedere al “Fondo progettazione per la coesione territoriale” promosso dal PNRR.
Integrazione, partenariato, programmazione, co-progettazione, coordinamento dei servizi amministrativi, riqualificazione territoriale, paesaggistico e culturale, etc. Espressioni-obiettivi qualificanti: trasudano nobili prospettive, peraltro non estranee, anzi sovrapponibili (anche nei termini) a quelle di altri simili strumenti (precedenti e più consolidati) di decentramento del governo del territorio, in prospettiva di integrazione. L’Unione dei Comuni di “ascendenza” statale; i GAL (Gruppo azione locale) dalla matrice eurocomunitaria; le Aree Vaste (dieci in Puglia). Tralasciamo altri organismi quali Distretti, Ato etc, finalizzati alla cogestione di servizi e alla progettazione anche interprovinciale. Il comun denominatore è superare l’ambito spesso microcomunale, nel gestire insieme le dinamiche, le problematiche, i bisogni; per approntare una strategia di ampio respiro spazio-temporale, che integri e potenzi i percorsi di comunità adiacenti e omogenee, ma spesso amministrativamente isolate.
Singolare la partecipazione al dibattito di alcuni sindaci: sui quali grava l’onere di meditare sugli atti mancati (ovviamente da parte dei vari colleghi), sul primario dovere dell’azione in coerenza con l’opportuna riflessione… Invece il dibattito dell’opinione pubblica – intellettuali, esperti, opinion leader – può permettersi di elencare progetti e buone intenzioni, in modo avulso da concreti bilanci operativi!
Ogni nuovo strumento di amministrazione del territorio può contribuire a sostenere e suggerire la praticabilità di nuove politiche efficienti e proattive, incardinate sulle criticità da rimuovere e sulle prospettive da incubare, con modalità efficaci per conseguire soluzione operative delle problematiche. Però aleggia un dubbio: cosa aggiunge di più e di autenticamente nuovo e più efficiente la proposta di Città policentriche, incardinata sui Programmi di area integrati, rispetto a quanto promesso e permesso dai Gal, dall’Unione dei comuni, dalle Aree vaste e da accordi di programma sempre auspicati e quasi sempre disattesi? Non si rischiano nuovi doppioni normativi, in una Regione e in uno Stato, leader nell’UE per la superfetazione delle norme, quanto per la loro inapplicazione? Abbiamo “rischiato” in Puglia di vedere il parto di una nuova seducente “Legge sulla Bellezza” proposta dal consigliere Pisicchio nella passata consigliatura. Ne avevamo prioritario bisogno? Essa si sovrapponeva retoricamente al nobilissimo Piano paesaggistico territoriale regionale: simultaneamente e schizofreneticamente esaltato ed insieme bistrattato, eluso, violato, ignorato, derogato, a partire da chi doveva applicarlo!
Né va dimenticato che nella Regione Puglia proliferano Agenzie, Distretti, Task force, Commissariati amministrativi, Consulenze personali etc; per gestire, progettare, suggerire e anche svolgere mansioni, in gran parte specifico compito strutturale della già ipertrofica e ben remunerata (e ulteriormente gratificata con premialità di risultato…!) burocrazia regionale – dirigenze, uffici, staff assessorili, sedi decentrate etc. Quindi “derivati burocratici”, in genere carrozzoni ed enti inutili, dai risvolti clientelari, che da decenni si cerca di eliminare a livello di stato centrale, ma contemporaneamente rispuntano – tentacoli di medusa – a livello regionale, o sub regionale, ormai azzerate – o quasi – le Province.
Senza dubbio è virtuoso programmare, cooperare, co-progettare e pianificare insieme; integrarsi, coordinarsi e magari unificarsi (modello ad ora non replicato Acquarica-Presicce); ma per tali performances sono indispensabili nuovi strumenti normativi, sovrapponibili ad altri, negli obiettivi enunciati quanto negli atti mancati? Oppure va data operatività a quelli finora inapplicati e reso efficiente l’apparato burocratico regionale? Obiettivo è incardinarsi virtuosamente nella prassi amministrativa e sociale, sventando e prevenendo operazioni di autoreferenzialità! Mentre ora il dibattito politico regionale sembra irretito in un clima di appeasement tra gli schieramenti: prevalgono le diatribe contro pratiche politico-amministrative di basso livello: le valide istanze rilanciate dalle “città policentriche” sono surclassate dal vespaio alimentato da un maldestro pragmatismo “monocentrico”, fatto di apprezzamenti a tutto campo e di nuovi arruolamenti in team di consiglieri del principe. Alcuni abbaiano, sembra per “dovere di ufficio”, ma nessuno – o quasi, ad alto livello politico – “morde” coerentemente le criticità.


















