Pantaleone PAGLIULA
I record di caldo non si fermano più. I dati più recenti, secondo il Servizio Europeo per l’Osservazione del Clima Copernicus, registrano che anche gennaio 2025 si aggiunge alla lista dei mesi con la temperatura più alta mai registrata.
Basta guardarci intorno e osservare da molti giorni una finta primavere che vede i mandorli anticipatamente imbiancati dai fiori e le mimose già sbocciate in forte anticipo rispetto alla tradizionale festa della donna dell’8 Marzo.
Si sperava che la sequenza dei primati si interrompesse con il 2024 definito come l’anno più caldo di sempre.
Questi tristi dati e la realtà che abbiamo sotto i nostri occhi fanno temere che il riscaldamento climatico sulla Terra stia subendo un’accelerazione capace di cogliere di sorpresa perfino le previsioni più pessimistiche.
Ancora secondo Copernicus la temperatura media della Terra a gennaio è stata di 13,23 gradi precisamente 0,79 gradi in più rispetto alla media dei mesi di gennaio tra 1991 e 2020 e se andiamo a guardare quello che è considerato il punto di innesco del riscaldamento climatico, l’inizio dell’era industriale, il gennaio appena trascorso ha superato di 1,75 gradi la media dei mesi di gennaio fra il 1850 e il 1900.
Il limite dei 1,5 gradi dal livello preindustriale, da non superare secondo l’accordo di Parigi, è stato superato in 18 degli ultimi 19 mesi. In Europa la situazione è ancor più grave rispetto al resto del pianeta dato che la temperatura sulla superficie delle terre a gennaio è stata addirittura di 2,51 gradi al di sopra della media 1991-2020. Il caldo si è concentrato nella parte orientale e meridionale del continente, Italia inclusa.
L’emisfero sud (Sudamerica, Sudafrica, Australia e Antartide) sta vivendo un’estate particolarmente torrida, la costa nord dell’Australia è sottoposta a monsoni con piogge torrenziali e le temperature del mare sono sopra la media quasi ovunque. Fa eccezione il Pacifico orientale, dove la corrente calda del Niño sta per essere soppiantata dalla sua controparte fredda, la Niña, che secondo le speranze avrebbe dovuto mitigare le temperature anche nel resto del globo.
Il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP), ha mostrato come l’andamento attuale non sia in linea con l’azione di riduzione delle emissioni necessaria per mantenere l’aumento della temperatura media globale entro gli 1,5°C e ci ha allertato che “se non si agisce subito nessuna nazione potrà garantire la sicurezza e la prosperità economica dei popoli”.
A questo si aggiunge il ritorno di Trump alla Casa Bianca che, purtroppo, desta non poche preoccupazioni a livello globale a causa del potenziale impatto che potrebbe provocare sul clima rafforzate anche dal minacciato ritiro degli Stati Uniti dagli Accordi di Parigi, come successe durante il suo primo mandato.
Se Trump rispetta quanto dichiarato in campagna elettorale, lo sforamento dell’obiettivo 1,5 gradi sarebbe quasi una certezza dovuto al peso globale degli Stati Uniti, che vale ancora l’11% delle emissioni di CO2 ed è il secondo maggior donatore di finanza per il clima dopo l’Unione europea e il primo contribuente alle casse delle Nazioni Unite.
Le posizioni di Tramp sui combustibili fossili purtroppo stanno influenzando alcuni paesi dell’Europa, Italia inclusa e rendono più forti le industrie del fossile che non riuscendo a presentare soluzioni credibili per raggiungere gli obiettivi climatici si adoperano per rallentare l’adozione di tecnologie verdi, come rinnovabili, efficienza energetica e auto elettriche.
Un altro grande ostacolo rimane la diffusa incapacità e mancanza di volontà della politica e delle istituzioni che di fronte a questa emergenza climatica continuano solo a discutere e non prendono reali provvedimenti per disegnare politiche pubbliche che rispondano efficacemente ai bisogni della società contemporanea e pongano al centro l’emergenza climatica.
Da cittadino mi chiedo se riuscirà la comunità globale a raggiungere gli obiettivi climatici anche a fronte di un nuovo ritiro degli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi.
Mi rimane la speranza che gran parte della società americana, specie dopo i devastanti incendi di Los Angeles, continui ad essere favorevole alla transizione ecologica e crei una forte spinta dal basso, poi , che l’azione comune e la cooperazione economica e industriale dell’Europa e della Cina con i grandi Paesi emergenti come Brasile, India, Sudafrica e Turchia favoriscano la costruzione di nuovi mercati verdi, la mobilitazione di investimenti capaci di finanziare la transizione energetica, l’innovazione industriale, l’abbattimento dei costi per noi consumatori e la definizione di Piani Nazionali di riduzione delle emissioni.
A parte questa speranza sono convinto che l’azione migliore per vincere la sfida climatica sia il credere fermamente nel multilateralismo, nel dialogo e nella diplomazia sempre accompagnati da una ferma e vigorosa spinta e consapevolezza di noi tutti.


















