Strada statale 7ter
Questa mattina a Bari il vertice dell’Anas con i Comuni del tronco sud della Statale 7ter, da San Pancrazio Salentino a Lecce. Per i primi cittadini interessati al percorso della Bradanico-Salentina, che deve collegare Taranto e Lecce, non ha senso una strada a due corsie, come è attualmente, ma occorre una superstrada a quattro corsie. Su questo tema, pubblichiamo di seguito l’intervento di Adelmo Gaetani, comparso ieri sul Nuovo Quotidiano di Puglia.

 

Adelmo GAETANI

Si parla tanto in queste ore di autonomia differenziata, con polemiche al calor bianco. Il caso del quale torniamo ad occuparci è il tipico esempio in cui prevalgono le differenze (in altre parole, i vantaggi), pur in assenza formale di autonomia. Segno che, spesso, il frenetico flusso delle parole di ordinanza nasconde i problemi e ne allontana la soluzione.

L’incredibile e contorta storia della superstrada Bradanico-Salentina (la Lecce Taranto, o 78/ter) mai venuta alla luce, dimostra in modo plastico che le differenze sui territori si possono praticare, meglio sarebbe dire imporre, con o senza l’autonomia. Basta una buona dose di cinismo politico-istituzionale, a livello nazionale o regionale, figlio di una visione e gestione centralistica della cosa pubblica e di scelte oculatamente selettive in modo che risultino nei loro effetti pratici, premianti per alcuni e penalizzanti per altri.

Nei giorni scorsi, durante un dibattito televisivo su Telerama, il capo Compartimento dell’Anas di Puglia, ing. Vincenzo Marzi, persona composta e disponibile al confronto, ha spiegato con i “suoi” numeri perché la Lecce-Taranto a quattro corsie “non s’ha da fare”, come il matrimonio tra Renzo e Lucia, che alla fine fu celebrato grazie alla loro perseveranza e al loro coraggio. “Non s’ha da fare” perché su quella strada c’è poco traffico, secondo i dati dell’Anas – facilmente contestabili e contestati -, in base ai quali nel 2014 il Nucleo di valutazione della Regione Puglia decise di declassificare l’arteria da strada B (quattro corsie) a strada C (due corsie). Le conseguenze di quella scelta, che ostacola la convergenza strategica di progettualità e interrelazioni tra le province di Brindisi, Lecce e Taranto, sono sotto gli occhi di tutti e ci consegnano una situazione intollerabile, come il dettagliato reportage del “Nuovo Quotidiano di Puglia” che, praticamente ogni giorno, da quasi un mese, porta a conoscenza dell’opinione pubblica lo stato antidiluviano di un collegamento stradale che risale a quasi un secolo fa, eccetto quel tratto di pochi chilometri a quattro corsie tra San Pancrazio e Manduria, come un ponte sospeso nel nulla, immagine di una promessa non mantenuta o meglio la prova-provata di un tradimento istituzionale nei confronti di  territori dove vive quasi la metà della popolazione pugliese.

Ci sarebbe da chiedersi perché mai quel breve tratto a quattro corsie sia stato realizzato e perché e, in favore di chi sia stato deciso il cambio di direzione, spezzando alle radici un progetto organico di superstrada, risalente ad oltre 40 anni fa, con evidente spreco di risorse pubbliche e la vergogna di un’altra opera pubblica incompiuta.

Nelle ultime ore, il Comitato per la “7/ter” ha rilanciato l’appello, già sottoscritto da centinaia di tarantini, leccesi e brindisini, affinché il “Nucleo regionale di valutazione” riprenda in mano il progetto dell’arteria a 4 corsie in modo che venga inserito come prioritario nel Piano pugliese dei trasporti. “La realizzazione dell’infrastruttura che completerebbe la triangolazione viaria veloce tra i capoluoghi Brindisi Lecce e Taranto – si legge nell’appello – è da sola in grado di mutare la geopolitica regionale”, oggi ostinatamente disattenta alle peculiari esigenze di crescita dell’area jonico-salentina. Per questo si chiede “la mobilitazione di cittadini, enti, associazioni territoriali e il ruolo attivo dei Comuni, a partire dai Capoluoghi, direttamente interessati al percorso, e delle rispettive Province”.

Un atteso banco di prova è fissato per lunedì, giorno in cui l’Anas ha convocato presso la sua sede di Bari i sindaci di Lecce, Novoli, Campi Salentina, Salice Salentino, Guagnano e San Pancrazio Salentino, oltre a portatori di interessi. Convocati per discutere di che cosa? Archiviato, per l’Anas, il progetto di superstrada, saranno sottoposti ai sindaci tre progetti che nella sostanza riguardano l’adeguamento e messa in sicurezza di alcune circonvallazioni lungo il percorso che resta a due corsie.

Quasi a dire, vi bastano due corsie, accontentatevi e chiudiamola qui!

Uno schiaffo al territorio, una presa in giro dopo un’attesa di quasi mezzo secolo. L’Anas è la struttura tecnica, lo ha sottolineato l’ing. Marzi, e si muove su indicazioni politico-istituzionali, quindi è la Politica che deve essere chiamata in causa, partendo da Bari, affinché vengano rimossi gli ostacoli frapposti con la decisione del 2014, per arrivare a Roma, dove andrà giocata la sfida delle risorse, comparse e poi scomparse innumerevoli volte, alla stregua dell’Araba felice.

Intanto lunedì tocca ai sindaci salentini, anche a nome dei rappresentanti dei Comuni da Manduria sino a Taranto, far sentire la loro voce: tocca a loro dire un fermo NO alle due corsie e un univoco SI’ alla Superstrada, non come grazioso regalo del Potere, ma come diritto di territori sinora maltrattati. Se questo accadrà, la partita per la Bradanico-Salentina si riaprirà e i cittadini delle province di Brindisi, Lecce e Taranto potranno guardare con più fiducia al loro futuro.

Adelmo GAETANI
Laureato in Filosofia, diventa giornalista nel 1981. Ha svolto la sua attività professionale nel "Quotidiano di Lecce, Brindisi e Taranto" e per oltre un decennio ha ricoperto l'incarico di Caporedattore centrale. Attualmente è Editorialista. Nel corso degli anni ha collaborato con varie testate giornalistiche.