di Enrico CONTE
Discutere pubblicamente di un’opera è importante per una serie di ragioni, tra tutte quella di rendere conto delle scelte politiche concernenti le infrastrutture di un territorio, nel caso il collegamento tra Lecce e Taranto; per spiegare alla pubblica opinione, coinvolgendola, cosa si stia facendo per realizzare un’arteria attesa da cinquant’anni, e che servirebbe per rendere più pulsante (proprio come un corpo venoso) una parte della Puglia, abitata da circa il 45% dei suoi residenti, con una superstrada che chiuderebbe il triangolo con Brindisi.
In parole semplici un’operazione di trasparenza su come vengono impiegate le risorse per gli investimenti, sempre che non risultino dirottate da un’altra parte.
L’Italia su questi temi è decisamente indietro se solo si pensi che manca ancora un sistema complessivo di monitoraggio sui 250 mila progetti del PNRR (cfr. Tito Boeri e Roberto Perotti, PNRR, La grande abbuffata) e che, integrato da un racconto intellegibile perché non solo burocratico, faccia comprendere lo stato dell’arte, dando motivazioni e argomenti, non solo numeri su target e sulle rate.
Per ragionare, quindi, con le comunità, illustrando l’opera per agire sulla consapevolezza civica di un territorio.
Partendo da informazioni pregiudiziali, su chi fa quella tal cosa e sui traguardi raggiunti, e dando per scontato, per un verso i benefici di un’opera strategica che triangola tre province, e per acquisito un dato di microstoria: nel 2019 Palazzo Chigi informava che la chiusura dell’iter per la cantierizzazione avrebbe richiesto 4 anni.
Fatte queste premesse, per provare a segnare un punto di avanzamento, può essere utile formulare alcuni interrogativi rivolgendosi, con doveroso rispetto, al Presidente della Regione Puglia, Emiliano, certo interessato ad acquisire le informazioni necessarie da Anas, Ente collocato nella scomoda posizione di soggetto statale funzionale e tecnico, sottoposto a istanze di rilevanza nazionale e alla pressione dei fabbisogni del territorio, dei quale la Regione, con il suo Piano dei Trasporti, rappresenta la più autorevole e potenzialmente incisiva interprete.
Quattro Domande, in chiave organizzativa e di programmazione.
Su quale tavolo è attualmente il Dossier della Bradanico Salentina: Stato, Regione, Anas?
Esiste un quadro aggiornato dei presunti costi dell’opera e uno studio di fattibilità tecnico economica dei due lotti necessari per completarla?
Esiste un progetto definitivo con il dettaglio delle particelle per gli espropri dei terreni nei Comuni interessati, circostanza che, tante volte, frena la chiusura delle fasi istruttorie?
Il progetto esecutivo è in preparazione o si pensa di utilizzare la formula dell’appalto integrato? Sarà l’appaltatore che vince la gara a predisporlo, posto che a questa modalità realizzativa il recente Codice Appalti dedica rinnovata attenzione.
Attraverso le informazioni che potranno acquisirsi sullo stato dell’opera, usando la terminologia del settore sociosanitario, si potrà sapere pertanto se la SS 7Ter è stata “Presa in carico” da Anas, o se è semplicemente, in “Lista di attesa”.
Sotto il profilo programmatorio, e predittivo, può forse tornare utile aggiungere che, nel 2026, quando saranno ultimate le opere e i servizi del PNRR, la Bradanico Salentina, quale che sia lo stato della sua realizzazione, sarà in competizione con tanti altri investimenti di interesse nazionale e locale.
Detto ciò, posto che le opere stradali sono fuori dal Piano di ripresa, non può tacersi che il loro costo sarà comunque in futura concorrenza con la necessità di trovare le risorse, statali o regionali, per coprire il fabbisogno per i costi di gestione e manutenzione delle opere del PNRR, pur di altra natura, ultimate e in esercizio.
Sembra ragionevole, allora, farsi due conti prima, più che altro per comprendere se non sia il caso di concentrare l’attenzione, adesso, su altri interventi comunque prioritari per il Salento.


















