Adelmo GAETANI

Lo sapevano tutti, anche quei “padroni” delle decisioni, politiche o amministrative, che facevano finta di niente e si giravano dall’altra parte quando qualcuno provava a parlargliene. Ma leggerlo, nero su bianco, ha fatto un altro effetto. E’ stato addirittura dirompente, come dirompente è la verità che viene sbattuta in faccia agli indolenti e/o indifferenti al bene comune.

La Bradanico-Salentina, o 7-Ter, o, così ci si intende meglio, la Lecce-Taranto richiede una percorrenza in auto di circa 2 ore per 90 chilometri. E’ quanto abbiamo letto sulla prima pagina del “Nuovo Quotidiano di Puglia” ieri in edicola, grazie ad un pregevole reportage di Giuseppe Andriani. Media di velocità alla portata di un ciclista per collegare due capoluoghi di Provincia, condannati a rimanere lontani e separati tra di loro e, per quanto riguarda Lecce, anche con le altre realtà regionali prossime, come la Basilicata e la Calabria. Un danno di non poco conto.

Lo sapevano tutti, eppure il silenzio, i giochi sotterranei, la volontà punitiva nei confronti del Sud  Puglia, e in ultimo, ma non per importanza, il colpevole disinteresse dei cittadini e dell’associazionismo dei territori che avrebbero dovuto chiedere, pretendere e ottenere – per fondate ragioni sociali ed economiche – l’ammodernamento del percorso con una superstrada a quattro corsie moderna e sicura, anche a tutela degli automobilisti.

Invece, la Lecce-Taranto, ancora oggi si presenta con la veste cucita poco meno di un secolo addietro, quando veniva percorsa dai cavalli. Salvo un tratto, quello tra San Pancrazio Salentino e Manduria realizzato ex-novo oltre 20 anni fa, diventato poi un ponte sospeso nel nulla, il simbolo plastico e vergognoso di una infrastruttura pubblica incompiuta, come se ne trovano in tante parti di un Paese dove le cose fatte a metà e male, nascondono maneggi, improvvisazioni, giochi di potere non andati a buon fine, piegati a interessi di parte o addirittura punitivi del tipo “quell’opera non s’ha da fare”.

Com’è il caso della Lecce-Taranto con il progetto di superstrada risalente agli anni Ottanta, prima nascosto, poi ignorato, infine disinnescato con un parere della Regione del 2014 che declassificava l’arteria da strada B (quattro corsie) a strada C (due corsie).

E oggi? C’è solo tanta confusione, con notizie che vanno e vengono, con  attori che recitano a soggetto e, allo stato delle cose, con una sola certezza: la superstrada Lecce-Taranto è destinata ad assurgere al rango di Incompiuta Eterna, perché se qualcosa si farà, quando e se mai si farà, non sembra possa andare oltre alla ordinaria sistemazione dell’attuale percorso stradale. Il messaggio è chiaro: dovete accontentarvi di due corsie. Tanto fanno sapere dall’Anas. C’è un problema di soldi, dicono, nell’Italia in cui appena tre anni fa sono stati buttati al vento 300 milioni di euro per l’acquisto, voluto da un’incauta ministra pentastellata, di banchi a rotelle poi rottamati.

La svolta di questi ultimi giorni si presenta come un’autentica beffa, uno schiaffo in  pieno volto ad un pezzo di Puglia, l’ulteriore affermazione di una proterva volontà a impedire ad ogni costo che la Città metropolitana jonico-salentina, così ebbe a definirla il grande urbanista Giulio Redaelli agli inizi degli anni Ottanta, possa avere una sua connessione infrastrutturale che le consenta di svilupparsi come area integrata per ragioni storiche e condivisione di programmi sul piano socio-economico e culturale. Una prospettiva questa che darebbe una grande spinta alla crescita del Salento con conseguenti vantaggi per l’intero territorio regionale.

L’Anas ha convocato per il 29 gennaio prossimo i primi cittadini di Lecce, Campi Salentina, Guagnano, San Pancrazio Salentino (e altri soggetti interessati) chiamati ad un confronto sul progetto del relativo tronco stradale ridotto a due corsie, proposta che non credo i sindaci possano in qualche modo accogliere. Infatti, è qualcosa che non va, sia per il confermato e irricevibile ridimensionamento del progetto, sia per l’esame separato con i referenti amministrativi del tronco Taranto-Manduria. E’ di tutta evidenza che innanzitutto andrebbe compiuta una verifica complessiva dello stato delle cose che, comunque, non può avvenire solo in ambito Anas. E’ il momento che la parte politico-istituzionale faccia sentire la sua voce senza infingimenti e doppiogiochismi di sorta. Dicano Governo e Regione che cosa intendono fare, se hanno deciso di affossare definitivamente la Bradanico-Salentina o se intendono riaprire il dossier per rilanciare l’intero progetto, impegnando le risorse necessarie.

I territori del Grande Salento si aspettano una presa di posizione chiara, con la relativa assunzione di responsabilità, da parte delle Istituzioni, e chiedono che, finalmente, questo avvenga con il linguaggio del “sì sì, no no”.

Autorevoli esponenti politici come il presidente della Commissione Cultura del Senato, Roberto Marti, vicino al ministro delle Infrastrutture Salvini, per il centrodestra, e l’on. Claudio Stefanazzi, capo di Gabinetto del governatore pugliese Emiliano prima dell’approdo in Parlamento, per il centrosinistra, potrebbero favorire, per competenze e ruolo, l’atteso e definitivo chiarimento.

Il tempo dell’attesa è finito e il Comitato per la Bradanico-Salentina, sorto da poco ma pienamente attivo, è pronto a fare la sua parte in difesa degli interessi di un territorio stanco di promesse non mantenute, di cose non fatte o fatte a metà e di sistematica lesione delle legittime aspettative dei suoi cittadini.

Adelmo GAETANI
Laureato in Filosofia, diventa giornalista nel 1981. Ha svolto la sua attività professionale nel "Quotidiano di Lecce, Brindisi e Taranto" e per oltre un decennio ha ricoperto l'incarico di Caporedattore centrale. Attualmente è Editorialista. Nel corso degli anni ha collaborato con varie testate giornalistiche.