Fabiano Amati

di Carlo VACCA

«Vogliamo treni veloci e per davvero: non possiamo accettare prescrizioni che impongono treni lenti per evitare l’impatto con la fauna selvatica, rendendo inutili i lavori e sottovalutando la capacità di adattamento della fauna. Ho chiesto l’audizione dell’assessore ai Trasporti per verificare la volontà della Regione di far sentire la propria voce ed eventualmente impugnare il provvedimento dinanzi al Giudice amministrativo», ha detto il presidente della Commissione regionale Bilancio e Programmazione Fabiano Amati. «Da un lato si programmano lavori di velocizzazione ferroviaria sulla tratta Pescara-Bari e dall’altra si prescrive la lentezza con una prescrizione ambientale tesa ad evitare, incredibile ma vero, impatti dei treni con la fauna selvatica. In questo modo si vanificano gli sforzi fatti per modernizzare i trasporti. Per evitare questo finale paradossale ho chiesto oggi l’audizione in Commissione dell’assessore regionale ai trasporti, del dirigente regionale Sezione infrastrutture per la mobilità e della Fondazione “L’isola che non c’è”, meritoriamente impegnata in questa battaglia di progresso».
«Dopo tanti anni d’attesa per migliorare la percorrenza ferroviaria sulla linea Bari-Pescara, si scopre che i lavori partiranno ma alla fine i treni dovranno procedere con lentezza per evitare l’impatto con la fauna selvatica. Una decisione che lascia sbalorditi. Se è dunque vero ciò che ci diciamo continuamente sull’alta velocità, e non ho motivo di dubitarne, chiedo alla Giunta regionale di notificare la volontà d’impugnare gli atti finali qualora la prescrizione dovesse essere confermata», continua Amati, commentando il parere della Commissione Tecnica di Verifica dell’impatto ambientale VIA-VAS sui lavori relativi alla linea ferroviaria Pescara-Bari, raddoppio tratta Termoli-Lesina.
«L’ideologia ecologista, senza cultura e con mille pregiudizi, finisce per suggerire alle pubbliche amministrazioni esiti paradossai – aggiunge Amati –. Da un lato si riconosce con legge dello Stato l’agricoltura biodinamica, cioè quella pratica che prevede l’asportazione delle vesciche di cervo maschio per poi riempirle di fiori di achillea, e dall’altro si propongono limitazioni di velocità ai treni per non impattare con la fauna selvatica. E tutto questo dimenticando che, mentre la decisione di uccidere i cervi non lascia scampo ai poveri animali, contro un treno che corre la fauna selvatica ha mille possibilità d’adattamento, come accade in migliaia di contesti in cui si ricombinano natura e trasformazione. Considerata dunque l’irragionevolezza della prescrizione contenuta nel parere della Commissione tecnica, mi pare coerente che la Regione Puglia sollevi formalmente la questione ai Ministeri competenti e si adoperi nel proporre impugnazione dinanzi al Tar qualora la prescrizione dovesse essere confermata negli atti finali. In questo senso sono certo che verrà il sostegno della Fondazione “L’isola che non c’è” e del suo presidente Franco Giuliano, unici ad aver sollevato negli anni la questione della velocità ferroviaria, magari scattando una foto di tutti noi mentre sorreggiamo il cartello “impugno per treni più veloci”».