Dichiarazione dei Consiglieri regionali Fabiano Amati, Sergio Clemente e Ruggiero Mennea
C’è bisogno che succeda altro ancora? Cosa avevamo detto negli ultimi anni, inascoltati, sbeffeggiati e osteggiati? Tutti i nodi stanno venendo al pettine. E ci fa piacere che anche i 5S e i movimenti di sinistra più vari se ne siano accorti e stiano rimeditando sulla condotta assunta in passato.
Avevamo implorato un cambiamento. In ogni modo.
Avevamo chiesto di smantellare le mille fabbriche del potere, con le loro burocrazie, riti e sistemi asfissianti. Abbiamo sempre sperato che i fatti segnalati non significassero reato e lo speriamo ancora oggi. Per tutti.
Ma pur fuori dall’ambito dei reati, un sistema opaco, composto da camarille e giannizzeri, agevolati da silenzi accondiscendenti, ha sconvolto giorno dopo giorno le ragioni delle origini. E molti di noi che lo dicevano, a voce alta e apertamente, venivano prima isolati, emarginati, esclusi, sbeffeggiati, contrastati e poi spinti, anche per esasperazione, a intraprendere con sofferenza nuove strade politiche.
Sono stati anni di supplizio. Tutto era afflizione. Guardati dall’alto in basso, con toni e sguardi di sufficienza, per punirci del tanto ardire. E sempre mal sopportati.
“State esagerando”. “Ma chi ve lo fa fare?”. “Vi state isolando”. “Pagherete amaramente”. “Siete finiti”. Ecco le frasi più frequenti di paternalismo, anche profetico, a tratti insopportabile e per certi versi intimidatorio.
Abbiamo dovuto strappare con i denti le riforme più importanti, soprattutto nella materia sanitaria, schivando tentativi continui di sabotaggio.
Abbiamo dovuto subire le più eclatanti bocciature di proposte finalizzate ad alleviare i dolori delle persone, per esempio le leggi di riforme radicali sulle liste d’attesa, al solo fine di assecondare il tic delle corporazioni alla conservazione di abitudini e potere.
Abbiamo dovuto incassare le più insopportabili lentezze di un apparato burocratico-amministrativo mai interpellato sulle proprie responsabilità, piazzato nella zona confortevole del potere fine a se stesso e perciò pronto a ricambiare con piccoli o grandi favori.
E pure molti, che oggi si annunciano come giudici degli altri – come Giuseppe Conte, i 5S e il vario mondo della sinistra – nell’ora più intensa della nostra contrapposizione o nei momenti in cui una parola detta chiara e forte avrebbe aiutato a ridurre i problemi, si accovacciavano nel proprio tornaconto, staccando le cedole di una partecipazione accondiscendente alla maggioranza, oppure si eclissavano nel privato o si rifugiavano sui temi globali della politica, tra mille scuse di opportunità, strettamente imparentate con l’opportunismo.
Non si può continuare così. Ovviamente.
Se qualche mese ancora di governo dobbiamo fare è opportuno farlo con onore, disciplina, serietà, rigore e impegno, facendo pulizia sino agli angoli più nascosti e lavorando con intensità sui provvedimenti e sui progetti più importanti. Ce ne sono una gran quantità in attesa del nostro via libera e della nostra fatica quotidiana per eseguirli.
È una rifondazione del centrosinistra quella che occorre, cacciando tutti i mercanti e mandando al macero tutta la loro mercanzia.
Rifondare un centrosinistra limpido, ancorato nella realtà, innamorato della gente e perciò orientato a ridurre i suoi dolori. Ricetta semplice e antica. Senza demagogia e senza inclinazione alla propaganda. Questo è ciò che chiediamo agli altri, compresi Conte e i 5S, perché noi su questa linea siamo già attestati. E lo dimostrano non le nostre parole di oggi, ma tutti gli atti di ogni giorno, compiuti senza risparmio e – da ultimo – la nostra proposta di legge sulla maggiore legalità, prima bocciata e ieri approvata, dopo la riproposizione, con un voto che non è stato unanime per l’astensione dei 5S.
Fabiano Amati
Sergio Clemente
Ruggiero Mennea


















