Domani, 25 aprile, alle ore 19:00, presso il Museo della Memoria e dell’Accoglienza di Santa Maria al Bagno (Nardò), iniziativa per ricordare la resistenza disarmata degli internati militari italiani. Di seguito l’intervento di Pantaleone Pagliula, che ebbe il padre tra quegli internati.

 

La mattina del 25 aprile 1945 il CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia) lanciò l’ordine dell’insurrezione dal collegio dei Salesiani di via Copernico a Milano. Celebriamo quella data quale simbolo di una nuova epoca, della resistenza e della liberazione dal fascismo e dal nazismo.

Peccato che quel giorno mancavano all’appello vaste comunità di italiani che pagavano un prezzo altissimo, anche se il loro sacrificio  venne riconosciuto dopo molto tempo . Tra questi molti Internati Militari Italiani ( IMI ) non fecero in tempo a vedere l’alba del 25 aprile  perché arrivarono in Italia diversi mesi dopo.

Questi IMI appartenevano agli oltre seicentomila soldati, deportati in Germania dopo l’8 settembre 1943, dove malnutriti, disprezzati e sfruttati  vennero internati nei campi di concentramento nazisti e  impiegati come schiavi nelle fabbriche, nelle miniere e nelle fattorie tedesche. Molti si ammalarono e migliaia morirono senza avere neppure le garanzie che la convenzione di Ginevra dava ai prigionieri di guerra.

Il rifiuto di aderire alla Repubblica Sociale di questi militari , tra cui molti di Nardò e del Salento,  costituì per i nazisti e i fascisti un affronto e una negazione di altissimo valore politico tanto che Mussolini, nel settembre 1944, abbandonò definitivamente gli internati nei lager tedeschi, privandoli della loro qualifica di militari e delle poche garanzie che essa implicava.

La “resistenza senza armi” degli Internati Militari Italiani rappresenta una pagina luminosa della Seconda Guerra Mondiale, che mitiga la grande amarezza di quel triste periodo. Una resistenza che trovò il suo punto di forza principale nel giuramento di fedeltà alla Patria. Una resistenza che, dopo lo sbandamento dell’8 settembre 1943, valse a dimostrare che il soldato italiano sapeva portare con onore l’uniforme anche in prigionia, pur se al prezzo di pesantissimi sacrifici e della morte.

Una comune resistenza che sarà importante per sconfiggere il nazifascismo , gettare le basi di una nuova Europa e dare vita a un’Italia che con il referendum del 2 Giugno 1946 diventerà una Repubblica i cui valori sono sanciti nella Carta Costituzionale.

Una resistenza che ancora oggi è una testimonianza di fede, una prova di dignità che tocca a noi mantenere sempre viva, una pagina di storia ancora poco conosciuta su cui è calato il silenzio per moltissimi anni e che noi abbiamo il dovere di tramandare alle  giovani generazioni.

Questi uomini hanno portando  sul petto i segni del valore e nella carne quelli del sacrificio, hanno sentito che la loro Patria non era morta e, perciò, hanno deciso di combattere per la loro e la nostra libertà.

Pantaleone Pagliula