Foto d'epoca, uomini meridionali armati

Aldo QUARTA

La pubblicazione del mio intervento su Il Grande Salento, “Garibaldi a Marsala, Terra d’Otranto e l’insurrezione meridionale del 1860” (rilanciato anche su Facebook) ha suscitato stupore e interesse, oltre a facili prese di posizione pro o contro i Borbone, pro o contro i Savoia. Si parlava dello sbarco dei Mille a Marsala l’11 maggio, ma soprattutto si metteva l’accento sul ruolo avuto da tanti protagonisti meridionali. Purtroppo, intorno al ruolo avuto dalla gente del Sud nell’insurrezione siciliana (prima) e meridionale (poi) c’è una gran confusione, ma soprattutto c’è una inspiegabile facilità a scivolare nel qualunquismo, nel tifo da stadio, nella retorica collaudata legata al Risorgimento di matrice scolastica.

Scrivevo nell’intervento che «l’unità d’Italia fu possibile perché le provincie meridionali parteciparono attivamente all’insurrezione, iniziata in Sicilia nel mese di maggio e proseguita fino all’entrata di Garibaldi a Napoli». Scrivevo pure che l’impresa dei “Mille” non fu un’invasione inaspettata, ma semplicemente «una scelta preparata e sostenuta al Nord e al Sud». Concludevo, però, con il rammarico di non essere comunque giunti ad un’intesa finale Nord-Sud (come si pensava), anche perché i Savoia imposero l’annessione incondizionata delle provincie meridionali al Regno, malgrado la contrarietà dello stesso Garibaldi e di tanti protagonisti meridionali.

Credo che, dopo 164 anni, sia venuto il momento di fare un passo avanti nel valutare quegli anni risorgimentali e di discutere senza ricorrere al tifo da stadio. I Borbone non ci sono più da tempo, i Savoia altrettanto, l’Italia è una Repubblica democratica ormai solida. Dunque, non dobbiamo limitarci a ripetere la retorica risorgimentale che vuole un Nord buono e bravo e un Sud cattivo e arretrato, che vuole i Savoia portatori di civiltà e un Sud incapace di stare al passo con i tempi. Non è giusto né corretto continuare così.

L’impresa dei Mille fu preparata e sostenuta da protagonisti del Nord e del Sud, come i Governi dittatoriali di Napoli e Palermo furono possibili grazie all’insurrezione meridionale, altrimenti non ci sarebbe stato lo sbarco di Marsala, né la liberazione di Palermo e della Sicilia, né l’entrata facilitata dell’Esercito Meridionale a Napoli.

Poi il Re Savoia impose la via dell’annessione dei territori del Sud al Regno di Sardegna, come una conquista dinastica più che un’intesa tra due realtà politiche diverse (il Governo dell’Alta Italia e il Governo del Sud Italia). Questo comportò inevitabilmente l’accantonamento di ogni prospettiva istituzionale paritaria.

Di questo bisogna discutere, senza tifo da stadio, senza facile retorica, senza radicalismi. Anche perché la Questione Meridionale vive ancora (anzi si è aggravata) a causa proprio di questa mancata consapevolezza del ruolo costruttivo avuto dalla gente del Sud nel Risorgimento. Da qui discende la certezza che l’unità d’Italia non ci è stata regalata ma che abbiamo contribuito anche noi del Sud a costruirla attivamente.

Da qui discende anche la consapevolezza che lo sviluppo nazionale dei decenni successivi poteva essere ben diverso, meglio distribuito tra Nord e Sud, più rispettoso dei territori, in una logica unitaria paritaria, fondata sul reciproco rispetto.

Ancora oggi tutto questo è ben lontano dalla realtà perché non abbiamo voluto fare i conti con la storia.

Aldo QUARTA
Giornalista e scrittore