A sinistra, dall'alto, Liborio Romano e Giuseppe Pisanelli, a destra Giuseppe Libertini

Aldo QUARTA

Ci sono tre personaggi dell’attuale provincia di Lecce che hanno avuto un ruolo molto importante nel processo che portò nel 1860-61 all’unità d’Italia. Si tratta di Giuseppe Libertini (Lecce), Giuseppe Pisanelli (Tricase) e Liborio Romano (Patù). Libertini è ben rappresentato a Lecce, in piazza delle Poste, mentre Pisanelli oltre al monumento nella piazza principale di Tricase dispone anche di un busto in pietra sistemato nella villa comunale di Lecce. Liborio Romano invece rimane un po’ in ombra, persino a Patù suo paese d’origine.

Pisanelli fu Ministro di Grazia e Giustizia nel Regno delle Due Sicilie (1860), deputato del Regno d’Italia dal 1861 al 1873, ma anche Ministro nel Governo Farini e nel primo mandato governativo di Minghetti. Giuseppe Libertini, mazziniano di ferro, accettò comunque la soluzione monarchica condivisa da Garibaldi e a Napoli svolse un ruolo importante nella svolta unitaria. Fu parlamentare del nuovo Regno dal 1861 al 1866 e si adoperò per diffondere in provincia di Lecce i valori dell’unità costituita.

Perché Liborio Romano rimane tanto in ombra (anche oggi), malgrado sia stato Ministro dell’Interno nel 1860 e Deputato del Regno d’Italia dal 1861 al 1865? Semplicemente perché ha svolto un ruolo decisivo nel delicato passaggio storico che portò alla caduta dei Borbone e quindi all’unità.

Ci furono giorni (nell’estate 1860) che richiedevano scelte coraggiose, determinanti e inequivocabili; scelte che Liborio Romano prese in virtù di una capacità innata di mediazione politica. Non le prese in perfetta solitudine ma d’intesa con Cavour e Garibaldi, ma anche con il Re Borbone Francesco II. Scelte molto forti che riguardarono Napoli ma anche le province del Regno. Solo così si spiega l’incredibile abbandono del Re della capitale e l’ingresso pacifico e trionfante di Garibaldi nel settembre 1860. Un cambio di regime dall’oggi al domani, come un avvenimento qualunque, un avvenimento che invece era destinato a cambiare la storia d’Italia per sempre.

La mediazione faceva parte della naturale predisposizione di Liborio Romano, grazie alla sua professione forense ma grazie al fatto che il suo studio legale era conosciuto e rispettato a livello internazionale. Senza la sua “mediazione”, forse la storia d’Italia avrebbe potuto prendere altre strade. Era possibilissimo.

Fatto sta che ancora oggi Liborio Romano sconta pregiudizi duri a morire, di parte neoborbonica ma anche di parte neo-giustizialista. A pagarne le conseguenze, però, è il Mezzogiorno d’Italia nel suo complesso, rimasto ancora ingabbiato in una ritualità ideologica che rinuncia comunque a fare i conti con la verità storica.

Aldo QUARTA
Giornalista e scrittore