Pippi Mellone e Adriana Poli Bortone
Il Consiglio dell’Ordine dei giornalisti della Puglia, nel corso della riunione di oggi, ha preso visione delle dichiarazioni della sindaca di Lecce, Adriana Poli Bortone, che ha convocato appositamente una conferenza stampa per contestare il lavoro svolto dal giornalista Vincenzo Maruccio del “Nuovo Quotidiano di Puglia”. «È grave che la massima esponente del governo della città – sostiene l’Ordine dei Giornalisti – risponda con atteggiamenti prepotenti e offensivi e giudizi etici al lavoro di un cronista. E ancora più grave è attribuire intenzioni politiche al collega e alla testata, verso i quali il Consiglio esprime solidarietà e vicinanza. La stampa e il giornalismo non sono assoggettati ad autorizzazioni e censure (Articolo 21 della Costituzione), i giornalisti devono esercitare il diritto di critica e tutelare la riservatezza delle fonti (Articolo 2 della legge istitutiva dell’Ordine 69/1963): sono prerogative democratiche garantite dalle leggi in vigore a tutela dei cittadini, della libera informazione e dei giornalisti».

 

Questo l’articolo comparso sul Nuovo Quotidiano di Puglia di ieri 6 novembre 2025

DAL SUD ALLA LEGA, MELLONE E POLI L’INEDITA COPPIA

Vincenzo MARUCCIO
Chi l’avrebbe mai detto: il sindaco cresciuto a destra (molto a destra) che passa con Matteo Salvini, la senatrice con la Fiamma nel cuore che fa votare Lega alle Regionali. Alzi la mano chi ci avrebbe scommesso un solo euro. Entrambi a braccetto con chi è nato a Pontida sulle orme della secessione e oggi vuole l’Autonomia differenziata che potrebbe crocifiggere il Sud. Vai a nanna con qualche certezza (sempre meno, per la verità) e ti risvegli con “Il mondo al contrario” per citare il libro del generale Roberto Vannacci altro leghista di recente conio.
Pippi Mellone da Nardò e Adriana Poli Bortone da Lecce che già ritrovarseli insieme non lo avremmo mai immaginato così diversi per formazione e carattere. E, invece, eccoli alla vigilia delle Regionali: il primo neo commissario provinciale della Lega, la seconda sostenitrice sottotraccia (ma neanche tanto) dei candidati salviniani in corsa per un seggio.
Ma come? Giorgia Meloni guida saldamente il Paese con Fratelli d’Italia vicina al 30% e i due campioni della destra vanno altrove proprio ora che tutti salgono sul carro del vincitore?
Riavvolgiamo il nastro e cominciamo da Mellone che la notizia è più fresca: giovanissimo protagonista del saluto a Sergio Ramelli che trovate su Youtube, amico stretto di Casapound, amico trasversale di Michele Emiliano prima dello strappo, stakanovista sindaco di Nardò rieletto a furor di popolo, ritorno all’ovile nel centrodestra (ma senza candidatura) prima della folgorazione leghista.
Per Poli Bortone l’elenco è ricco e lungo: giovanissima missina a lezione dei grandi oratori alla Pietro Sponziello, da ministra berlusconiana all’Agricoltura a primo cittadino An, in rotta con il Pdl e fondatrice del movimento Io Sud «orgogliosamente terrone», poi Fiamma Tricolore e infine sindaco di Lecce per la terza volta, capace di mettere pace (almeno per ora) nel livoroso centrodestra.
Quanto basta per rendere inaspettato l’approdo finale leghista. Eppure il collante c’è dopo che i due avevano già sperimentato e condiviso lo staff per la comunicazione social. Gli esperti di retroscena indicano un nome preciso: Roberto Marti, senatore in carica e coordinatore regionale della Lega che per Mellone (tutt’altro che riservatamente) e Poli Bortone (molto riservatamente) è diventato un prezioso alleato. Alle Regionali i due sindaci di Nardò e Lecce danno una mano alla Lega che in cambio diventa garanzia di governabilità e nuova sponda politica se a Roma c’è bisogno di attingere a finanziamenti e aiuti per questo o quel progetto. Marti, Poli Bortone, Mellone: triangolazione perfetta quando a breve bisognerà scegliere il nuovo presidente della Provincia di Lecce con l’eurolady già in pole position.
Tutto legittimo: è il pragmatismo che diventa reciproca convenienza politica. Pazienza per l’orgoglio salentino di Mellone e per il meridionalismo spinto della Poli accantonati sull’altare della realpolitik. E pazienza per l’anti-leghismo messo nel cassetto. Diciamo la verità: per entrambi di alleanze alternative ne erano rimaste ben poche. Forse nessuna.
Qualcuno ribatterà spiegando che la tendenza amministrativa a far da sé di Mellone non è poi così diversa dall’autonomismo leghista. Qualcun altro aggiungerà che in fondo l’identità leccese-sudista di Poli Bortone non è così lontana dall’orgoglio nordista che vorrebbe mani libere su tasse, incassi e spese.
Del resto, guardiamoci attorno prima di accusarli di tradimento: adesioni fluide, il piede in due scarpe e stranezze varie. Il panorama è vasto: ex democristiani folgorati sulla via di Giorgia, fuoriusciti della destra che sostengono il centrosinistra pur non perdere posizione, riformisti a giorni alterni, pentastellati d’occasione, iscritti al Pd piuttosto ondivaghi, centristi pronti al salto della quaglia. Facendo impallidire perfino Michele Emiliano che delle porte girevoli del civismo ha fatto talvolta metodo di governo.
Certo, Mellone si è fatto prendere un po’ la mano ed è andato molto, ma molto “Oltre”: una cosa è fare liberamente il sindaco (con punte di efficienza, va detto), un’altra è fare liberamente politica. Come pure Poli Bortone (per fiuto sempre una spanna sopra gli altri, va ricordato) dovrà fare i conti con la sua storia almirantiana così distante dalle rivendicazioni nordiste poco avvezze al tricolore. O forse no, abbiamo sbagliato noi e non c’è brusco risveglio. Forse sono gli altri a stare nei posti sbagliati, e non Mellone e Poli Bortone. Forse Salvini si è talmente spostato a destra che tutti i tasselli (dai migranti alla sicurezza) sono ora al punto giusto. Forse un giorno o l’altro Alberto da Giussano si risveglierà con la fiamma al posto della spada.

L’analisi di Vincenzo Maruccio pubblicata ieri dal Nuovo Quotidiano di Puglia

Questa la risposta di oggi del direttore del Quotidiano, Rosario Tornesello, alla sindaca di Lecce, Adriana Poli Bortone