Fernando DURANTE
Svetta rigoglioso sul campanile degli Orsini Del Balzo di Soleto un albero di fico. Con il tempo è divenuto parte integrante con la cupola sulla cui base è cresciuto. Riconosciuto bene monumentale di rilievo nazionale risale al 1400. Circa un anno fa, era stata già segnalata la pericolosa presenza sulle storiche tavelle che coprono la sua cupola. Perché, come spiegano gli agronomi, gli alberi di fico hanno radici che si insinuano in ogni anfratto alla ricerca di umidità per la propria sopravvivenza. In questo caso potrebbero infiltrarsi fra una mattonella e l’altra, facendone saltare qualcuna, se non l’hanno già fatto. Con il serio rischio, questa volta, di cadere sulla testa di qualche ignaro passante. E, comunque, non fa una bella figura quello sfregio allo svettante campanile all’ammirato sguardo del visitatore.
Il sindaco, Graziano Vantaggiato, però, rassicura e chiarisce la questione nel suo complesso. «Il campanile, che si sappia, è di proprietà della chiesa, gestito dalla Soprintendenza che, comunque – spiega – proprio per l’intervento di rimozione dell’alberello e della cupoletta, in generale, ha ottenuto un finanziamento di 870mila euro per la sua messa in sicurezza. I lavori sono stati già appaltati». Se, al momento, non sono ancora partiti lo si dovrebbe, a suo dire, agli avvenimenti religiosi di questi giorni con la morte di papa Francesco e l’insediamento di Leone IV. Peraltro, ha ricordato di aver sollecitato l’intervento della Soprintendenza, diverse volte, insieme all’ufficio tecnico del comune. Polemizza: «Chi ci attacca dovrebbe pur saperlo». Il riferimento è, probabilmente, al Pd del luogo, presente nella minoranza del Consiglio comunale.
Dalla sezione pidiellina locale giunge la replica. «È una situazione sconcertante questa dell’albero di fico che, da anni, cresce indisturbato sulla cupola del campanile e nessuno fa niente per toglierlo. Lo abbiamo segnalato molte volte», scrive in una nota il Pd. «I danni sono enormi», rincara. Rileva il rimbalzo di responsabilità per cui non sarebbe stato possibile l’intervento risolutore. «Il danno», sottolineano dalla sezione, «lo subiremo noi cittadini per la negligenza, disimpegno e menefreghismo da parte di chi dovrebbe tutelare l’interesse patrimoniale e culturale del paese e non lo ha fatto». Allarga, poi, lo sguardo sulla situazione patrimoniale storica e culturale del paese che, a loro dire, «è nell’abbandono più totale».
Il campanile, peraltro, è circondato da un’antica favola che vuole protagonisti, lo studioso, grecista ed alchimista del luogo, Matteo Tafuri e il capo di un gruppo di folletti. Fra i due, si racconta, ci sia stata una sfida avente come oggetto, proprio il campanile. Il folletto con i suoi accoliti scommise di poterlo elevare in una notte. Pena, la trasformazione in pietra di tutti quei folleti che l’alba li avesse sorpresi ancora a lavoro. È stato così, racconta la favola, che quattro di quei folletti furono trasformati in pietra e, da allora, ornano i quattro angoli del primo piano del prestigioso campanile.


















