Lecce, Palazzo dei Celestini
Elaborati dei ragazzi dei Licei salentini che hanno aderito al progetto “La Storia va a scuola“, promosso dalle Edizioni Grifo di Lecce, realizzato grazie al sostegno della Banca Popolare Pugliese, e la collaborazione del Nuovo Quotidiano di Puglia, con la donazione del volume “Storia del Grande Salento“, di Lino De Matteis, a 300 alunni dei Licei classici “Archita”, “Galileo-Ferraris” e “Righi” di Taranto, “Palmieri” e “Siciliani” di Lecce, “Marzolla” di Brindisi. Tutti gli elaborati pervenuti vengono pubblicati, singolarmente, online sulla rivista ilGrandeSalento.it, a conclusione una selezione sarà pubblicata anche sulle pagine del “Quotidiano”.
LIceo Classico “G. Palmieri”, Lecce
Giorgio FIORINO, Enrico MANCA, Alessandro ALEMANNO Riccardo MASCIA, Giuseppe VACCA
Classe VH – Liceo Classico e Musicale “G. Palmieri” – Lecce
Nel 1861, con l’Unità d’Italia, la “Terra d’Otranto” divenne “Provincia di Lecce”. I confini rimasero inizialmente invariati poiché l’estensione permetteva di raggiungere il capoluogo in una giornata a cavallo. La riforma Rattazzi (1859) riorganizzò però l’area in Circondari (Brindisi, Gallipoli, Lecce, Taranto), Mandamenti e Comuni. Storicamente, la regione era definita “Puglie” per la tripartizione tra Terra d’Otranto, Bari e Capitanata. Tuttavia, l’arretratezza stradale e ferroviaria di fine Ottocento rese difficili i collegamenti dalle periferie. Ciò spinse Taranto a chiedere l’autonomia nel 1919, avviando il distacco che portò alla nascita delle province di Taranto e Brindisi. Il Palazzo dei Celestini a Lecce resta il simbolo di questa antica radice identitaria.
Questa tripartizione interruppe l’identità amministrativa millenaria nata con Federico II nel 1231. Nonostante le tensioni tra le popolazioni locali, il regime impose il nuovo assetto, riducendo le province a enti autarchici limitati al settore socio-sanitario. Il testo “Storia del Grande Salento”, di Lino De Matteis, narra la nascita della Provincia di Taranto (1923), distaccatasi da Lecce dopo secoli nella Terra d’Otranto. Le spinte autonomistiche crebbero per lo sviluppo del porto e dell’arsenale. Nonostante l’opposizione leccese e di figure come Starace, Mussolini approvò la scissione. Seguirono difficili dispute per la divisione dei beni mobili, immobili e dei debiti, concluse solo nel 1928. L’istituzione della Provincia di Taranto (1923) derivò da istanze autonomistiche locali. Brindisi (1927) fu invece creata per volontà di Mussolini, valorizzandone il porto strategico. Se per Taranto la divisione dei beni fu complessa, i leccesi accolsero la scissione brindisina con disciplina, ottenendo compensazioni infrastrutturali e giudiziarie.
Nel fervore istituzionale dell’Assemblea Costituente, l’ipotesi di una Regione Salento si delineò quale aspirazione identitaria e amministrativa, presto dissolta nel pragmatismo politico. Le istanze territoriali, pur fondate su storia e coesione culturale, cedettero dinanzi alla necessità di un equilibrio nazionale, lasciando il progetto relegato a suggestione irrealizzata.
Riemerge nel dibattito contemporaneo la proposta di una Regione jonico-salentina, quale sintesi tra vocazione territoriale e razionalità amministrativa. Essa ambisce a valorizzare le peculiarità economiche e culturali dell’area ionica e salentina, prospettando un modello di governance più aderente alle esigenze locali e orientato allo sviluppo integrato.
Il libro di De Matteis analizza l’evoluzione delle Province nel Salento, dalla frammentazione della storica Terra d’Otranto operata dal fascismo fino al declino con la legge Delrio. Sebbene nate come enti di gestione e programmazione, le Province hanno alimentato localismi e rivalità. Oggi, pur declassate, restano identità forti in un territorio che oscilla tra divisioni e desiderio di unità.
Il collante del proporzionale e dell’economia. Per quasi mezzo secolo il sistema elettorale proporzionale e lo sviluppo economico agricolo e industriale hanno unito Brindisi, Lecce e Taranto. La comune circoscrizione spinse partiti e candidati a operare su scala salentina. La mobilità dei lavoratori tra campi, Arsenale di Taranto, petrolchimico di Brindisi e Fiat-Allis di Lecce rafforzò legami sociali ed economici. Nel 1993, le leggi maggioritarie frammentarono il territorio e ridussero la percezione di un destino comune.
La frattura tra Taranto e il nuovo Salento. Tra fine Novecento e inizio XXI secolo si accentuò la frattura tra Taranto e il resto del Salento. L’Ilva assicurò occupazione ma causò gravi problemi ambientali, danneggiando l’immagine della città. Lecce e Brindisi prosperarono con il turismo e il marchio “Salento”, creando una narrazione duale: Taranto industriale e inquinata, il resto del Salento vincente e accogliente. Oggi Taranto punta su cultura, turismo e sostenibilità per ricostruire un’identità condivisa.