Mappa delle Province e dei Distretti nel Regno delle due Sicilie

Col regno di Napoli e quello delle due Sicilie, la Terra d’Otranto da “giustizierato” viene chiamata “provincia” ma non muta il suo coronimo e la sua unitarietà amministrativa, mentre la città di Lecce ne diviene capoluogo.

di Lino DE MATTEIS

Le circoscrizioni dei giustizierati, definite durante il regno di Sicilia, rimasero sostanzialmente la base della struttura amministrativa statale pure nel regno di Napoli (1302-1816) e in quello delle due Sicilie (1816-1861), anche se il loro numero e la loro denominazione subirono qualche variazione. Con le riorganizzazioni avvenute in epoca angioina e poi aragonese, gli undici giustizierati dell’Italia meridionale istituiti dalla riforma federiciana nel 1231 (costituzioni di Melfi), divennero dodici e furono chiamati “province”, cambiando la loro organizzazione: al posto della figura del giustiziere fu istituita quella di un funzionario di nomina reale, un governatore provinciale, detto pure preside o viceré provinciale.

Tra le dodici province del regno di Napoli fu confermata quella di Terra d’Otranto, che conservò inalterato il suo coronimo, in continuità con la circoscrizione del regno di Sicilia. Durante il periodo aragonese, la città di Lecce divenne il capoluogo della “Provincia di Terra d’Otranto”, togliendo il primato al precedente capoluogo storico della città di Otranto. Con la fine del principato di Taranto, riassorbito nel regno di Napoli, e con la perdita d’importanza del capoluogo ionico, la città di Lecce diventava, dunque, il punto di riferimento dei sovrani per quanto riguardava il territorio della penisola salentina. Tra il XV e il XVI secolo, il capoluogo salentino diventava una delle più ricche, popolose e culturalmente vivaci città del Mediterraneo, affermandosi come indiscussa capitale politica e amministrativa, non solo della provincia di Terra d’Otranto, ma, in alcuni periodi, dell’intera Puglia, terra di Bari compresa.

L’importanza di Lecce veniva riconosciuta attraverso l’istituzione di speciali uffici giudiziari. Mentre, infatti, nelle altre province del regno gli aragonesi avevano istituito le “regie udienze provinciali”, una sorta di corte d’appello di secondo grado con competenze giurisdizionali civili e penali, in Terra d’Otranto il principe Raimondello Orsini del Balzo istituì, nel 1402, un tribunale feudale (concistorium principis) con ampi poteri. E dopo la morte, nel 1463, dell’ultimo principe di Taranto e conte di Lecce, Giovanni Antonio Orsini del Balzo (figlio di Raimondello), Ferrante d’Aragona accrebbe il potere del tribunale feudale leccese trasformandolo in sacro regio provincial consiglio idruntino e ponendovi a capo il figlio Federico, con la carica di luogotenente generale provinciale. Ferrante d’Aragona conferì al nuovo tribunale leccese pari dignità di quello del “sacro regio consiglio” di Napoli, in quanto, come quest’ultimo, composto da consiglieri regi che potevano emettere sentenze inappellabili e con giurisdizione fuori dalla provincia, estendendosi all’inizio sull’intera Puglia e, fino al 1584, sulla terra di Bari. Mantenendo immutate composizione e giurisdizione, a partire dal 1503, il tribunale leccese cominciò a chiamarsi “sacra regia udienza”, con a capo un governatore provinciale.

Pur soggette, nel corso dei secoli, a qualche modifica di confini e di organizzazione amministrativa, le province mantennero inalterato il loro numero e i loro toponimi fino alla riforma voluta da Giuseppe Bonaparte, fratello maggiore del più famoso imperatore francese Napoleone, che fu re di Napoli dal 1806 al 1808. Appena insediatosi, con la legge 132 dell’8 agosto 1806, Giuseppe Bonaparte procedette a riformare la ripartizione territoriale del regno di Napoli sulla base del modello francese. Alla fine del percorso riformatore, le province risultarono quattordici e, per ciascuna di esse, vennero stabiliti precisi limiti territoriali, quali i comuni che vi facevano parte, il numero dei distretti e dei circondari nei quali veniva suddivisa ciascuna provincia. La ripartizione amministrativa delle province voluta da Giuseppe Bonaparte rimase poi uguale con il regno delle due Sicilie.

Quando, l’8 dicembre 1816, il re borbonico Ferdinando IV riunì in un unico stato i regni di Napoli e di Sicilia, denominandolo “regno delle due Sicilie”, ed assumendo per sé il nome di Ferdinando I delle due Sicilie, ne ereditava, pari pari, anche la struttura amministrativa territoriale delle province, che rimase tale fino al febbraio 1861, quando le due Sicilie furono annesse al nascente Regno d’Italia. L’organizzazione amministrativa del Regno delle due Sicilie era basata su una struttura a quattro livelli di importanza: al primo livello c’erano 22 province, suddivise in 76 distretti, a loro volta ripartiti in 684 circondari, comprendenti 2.189 comuni.

La “Provincia di Terra d’Otranto” aveva come capoluogo Lecce e comprendeva quattro distretti: Lecce, Taranto, Gallipoli e Brindisi; 44 circondari; e 100 comuni.

Distretto di Brindisi
Il distretto di Brindisi (fino al 1813 distretto di Mesagne) era costituito da 8 circondari, 16 comuni e 3 borghi:
Circondario di Brindisi: Brindisi (col borgo Tuturano);
Circondario di Salice: Salice, Veglie, Guagnano (col borgo Villa Balbassarri), San Donaci;
Circondario di San Vito: San Vito, Carovigno;
Circondario di Oria: Oria, San Pancrazio, Torre Santa Susanna, Erchie;
Circondario di Francavilla: Francavilla (col borgo Villa Castelli);
Circondario di Mesagne: Mesagne, Latiano;
Circondario di Ostuni: Ostuni;
Circondario di Ceglie: Ceglie.

Distretto di Lecce
Il distretto di Lecce era costituito da 13 circondari, 43 comuni e16 borghi:
Circondario di Lecce: Lecce, San Pietro in Lama, Surbo;
Circondario di San Cesario: San Cesario di Lecce, Lizzanello (col borgo di Merine), Cavallino, Lequile (col borgo Dragoni), San Donato (col borgo Galugnano);
Circondario di Vernole: Vernole (con i borghi Strudà, Acquarica di Lecce, Acaja, Vanze, Pisignano), Melendugno (coi borghi di Roca e Borgagne), Castrifrancone (col borgo Castriguarino);
Circondario di Campi: Campi, Squinzano, San Pietro Vernotico, Torchiarolo, Cellino;
Circondario di Novoli: Novoli, Trepuzzi;
Circondario di Monteroni: Monteroni di Lecce, Arnesano, Carmiano (col borgo Magliano);
Circondario di Galatina: Galatina (col borgo Noha);
Circondario di Soleto: Soleto, Sternatia, Martignano, Zollino:
Circondario di Copertino: Copertino, Leverano:
Circondario di Cutrofiano: Cutrofiano (col borgo Collepasso), Sogliano, Corigliano;
Circondario di Carpignano: Carpignano (col borgo Serrano), Cannole, Bagnolo del Salento;
Circondario di Otranto: Otranto, Uggiano la Chiesa (con borgo Casamassella), Giurdignano, Palmariggi;
Circondario di Martano: Martano, Caprarica di Lecce, Castrignano de’ Greci, Melpignano, Calimera.

Distretto di Taranto
Il distretto di Taranto era costituito da 10 circondari, 25 comuni e 5 borghi:
Circondario di Taranto: Taranto;
Circondario di Martina: Martina;
Circondario di Grottaglie: Grottaglie, Monteiasi, Montemesola;
Circondario di San Giorgio: San Giorgio, Lizzano, Leporano, Pulsano, Faggiano (con il borgo San Crispieri) Roccaforzata, Carosino, Monteparano;
Circondario di Sava: Sava (con i borghi Torricella e Monacizzo), Fragagnano, San Marzano;
Circondario di Manduria: Manduria (col borgo Uggiano), Maruggio, Avetrana;
Circondario di Massafra: Massafra;
Circondario di Mottola: Mottola, Palagiano (col borgo Palagianello);
Circondario di Castellaneta: Castellaneta;
Circondario di Ginosa: Ginosa, Laterza.

Distretto di Gallipoli
Il circondario di Gallipoli era costituito da 13 circondari, 46 comuni e 29 borghi:
Circondario di Gallipoli: Gallipoli (con i borghi Villa Picciotti e Villa San Nicola);
Circondario di Parabita: Parabita, Matino, Tuglie;
Circondario di Casarano: Casarano, Racale, Taviano (col borgo Melissano);
Circondario di Alessano: Alessano (col borgo Montesardo), Corsano (col borgo San Dana), Tiggiano;
Circondario di Gagliano: Gagliano (col borgo Arigliano), Castrignano del Capo (coi borghi Giuliano e Salignano), Patù (col borgo Morciano);
Circondario di Presicce: Presicce, Salve (con i borghi Barbarano e Ruggiano), Acquarica del Capo;
Circondario di Tricase: Tricase (coi borghi Lucugnano, Tutino, Caprarica del Capo, Depressa, Sant’Eufemia) Miggiano, Montesano;
Circondario di Ruffano: Ruffano, Torrepaduli (col borgo Supersano), Specchia de’ Preti;
Circondario di Ugento: Ugento (col borgo Gemini), Taurisano, Alliste (col borgo Felline);
Circondario di Poggiardo: Poggiardo (col borgo Vaste), Vitigliano (col borgo Vignacastrisi), Spongano (coi borghi Ortelle e Surano), Diso (coi borghi Castro e Marittima), Andrano (col borgo Castiglione);
Circondario di Nociglia: Nociglia (con i borghi Botrugno e San Cassiano), Scorrano, Minervino (col borgo Specchia Gallone), Cerfignano (col borgo Cocumola);
Circondario di Maglie: Maglie (col borgo Morigino), Muro, Giuggianello (col borgo Sanarica), Cursi;
Circondario di Nardò: Nardò;
Circondario di Galatone: Galatone, Neviano, Aradeo (col borgo Seclì).

I sovrani borbonici mantennero e consolidarono l’assetto amministrativo delle province, limitandosi ad apportare qualche marginale variazione ai confini dei circondari, istituendo qualche nuovo comune o declassando qualcun altro al rango di villaggio. Nel capoluogo di Lecce avevano sede gli uffici amministrativi della provincia di Terra d’Otranto, ubicati fisicamente nel palazzo dei Celestini, attuale sede della prefettura. Nel regno delle due Sicilie la superficie complessiva della provincia di Terra d’Otranto ammontava a 7.445 km quadrati, poco più di quanto sommano oggi le superfici delle tre provincie di Brindisi, Lecce e Taranto: 7.128 km quadrati. Pur con qualche lieve differenza, i confini geografici della provincia di Terra d’Otranto, alla vigilia dell’avvento del regno unitario d’Italia, corrispondevano grosso modo al territorio di quello che oggi viene definito “Grande Salento”, espressione geografica per indicare le tre province salentine insieme.

Lino DE MATTEIS
Direttore ilGrandeSalento.it