Francesco Rubichi

di Giorgio MANTOVANO

Fu un evento straordinario che merita di essere rievocato. La commemorazione del martirio di Giulio Cesare Vanini, fatta a Milano da Francesco Rubichi, prodigioso oratore, il 15 novembre 1908, ebbe una grande enfasi sulla stampa italiana.

Il “Corriere della Sera”, il giorno seguente, scrisse:

Giulio Cesare Vanini

«L’onorev. Francesco Rubichi, di Lecce, parlò ieri nell’aula magna del liceo Beccaria su la vita e le opere del filosofo Giulio Cesare Vanini, nato nel 1585 a Taurisano (Lecce), morto sul rogo a Tolosa nel 1619. Un pubblico assai numeroso era accorso a udire la parola del conferenziere che gode da tempo nel foro italiano fama indiscussa di valente oratore. E gli applausi che spesso interruppero la commemorazione e ne salutarono la chiusa efficace dimostrarono che l’aspettativa non era rimasta delusa. Sulla vita e specialmente sulla morte del filosofo leccese regna ancora grande incertezza. Errabondo nella vita come nel pensiero, egli vagò da Roma a Napoli, a Padova e poi all’estero, in Germania, in Olanda, in Svizzera, in Inghilterra, ed in Francia, e la sua attività si moltiplico’ negli studi più disparati, filosofia, teologia, medicina, giurisprudenza, astronomia e anche astrologia. Egli era stato ordinato prete a Padova, si fece poi monaco in Francia e fu cacciato dall’ordine sotto l’accusa di cattivi costumi. Nel 1615 pubblicò a Lione un “Amphiteatrum aeternae Providentiae” e più tardi un’opera maggiore alla quale il suo nome va legato indissolubilmente come quello di uno dei precursori del pensiero razionalista e positivista moderno: “De admirandis naturae reginae deaeque mortalium arcanis libri quatuor”. Sotto questo titolo appunto il filosofo leccese merita di essere rammentato nella storia della filosofia. L’on. Rubichi ne illustrò acutamente l’opera assai poco nota in Italia e ne lumeggiò genialmente la figura nell’ambiente e nel tempo in cui visse».

Anche il “Messaggero Salentino”, il 19 novembre 1908, nel rievocare l’evento ed i tanti periodici che lo narrarono, annotò: «L’aspettativa era grandissima per la Conferenza Rubichi annunziata su tutte le cantonate di Milano. Noi leccesi, nel leggere quei manifesti multicolori portanti il nome del nostro illustre concittadino, gioviamo in cuor nostro pensando che ancora una volta Francesco Rubichi, la gloria vivente di Lecce, avrebbe trionfato nella metropoli lombarda innanzi un pubblico scelto e dotto, e con la sua eloquenza, con il suo vasto sapere si sarebbe imposto anche qui così come ha trionfato in varie città d’Italia. La conferenza ha avuto luogo ieri alle 16 e mezzo nella grandissima aula del Liceo Beccaria. Già fin dalle 4 la sala era gremita di un uditorio scelto, che ansioso anelava il momento di udire la parola dell’insigne nostro oratore. Più di duemila persone si pigiavano nell’immensa sala nella quale oltre a scienziati, avvocati, professori, giornalisti, brillavano con la loro gaia presenza ben 300 signore tra le più intellettuali di Milano. E parlò di G. C. Vanini per ben due ore, trasportando l’uditore in un campo affatto sconosciuto, illustrato dalla sua eloquenza meravigliosa e dalla sua cultura veramente sorprendente».

Colpisce il leggere tutto ciò, mentre nella Villa comunale di Lecce, il busto del Rubichi, figlio illustre di questa terra, si presenta, purtroppo da anni, menomato delle lettere che ne compongono il nome e cognome. Un busto “anonimo” nella colpevole indifferenza della sua città natale, vinto dal triste oblio della memoria.

Giorgio MANTOVANO
Ideatore di www.iusimpresa.com - Osservatorio Bibliografico del Diritto dell’Economia in Europa. Dottore commercialista, appassionato di Storia Patria.