- Di seguito la lettera di un gruppo di associazioni al Presidente Regione Puglia, Michele Emiliano, all’Assessore regionale Ambiente, Anna Grazia Maraschio, all’Assessore regionale Agricoltura, Donato Pentassuglia, al Presidente AQP, S. Di Cagno Abbrescia, al Commissario straordinario dei Consorzi di Bonifica, Borzillo, al Presidente Autorità Idrica Pugliese, A. Matarrelli, al Presidente Provincia di Lecce, Stefano Minerva, ai Sindaci dei Comuni di Gallipoli, Sannicola, Tuglie, Alezio, Tricase, Corsano, Nardò, Porto Cesareo, Parabita
Egregi Sigg.
Le problematiche relative allo stato dei Depuratori e alla crisi idrica nella Provincia di Lecce sono di grande attualità e gravate da pesanti problematiche.
Le persistenti e sempre più gravi criticità degli invasi di approvvigionamento dell’AQP e della falda freatica ripropongono le questioni dello spreco dell’acqua; giustamente, da parte di AQP si richiamano esempi virtuosi per risparmiare l’acqua potabile e per riciclare in agricoltura i reflui depurati.
Tuttavia, di fronte alle scelte urgenti imposte da tale situazione, sono inspiegabili quelle ambigue e contraddittorie di alcune amministrazioni della Provincia di Lecce e dell’AQP –avallate dalla Regione– di realizzare infrastrutture che scaricano a mare i reflui depurati (vedi la situazione del Depuratore di Gallipoli e quella analoga che si delinea per di Nardò). Nel Salento la gran parte dei reflui, anche depurati, viene scaricato a mare o nel sottosuolo a centinaia di metri al di sotto della falda freatica: viene così dissipata e distrutta una materia prima sempre più limitata e quindi importante per il territorio. Nella relazione del Presidente Di Cagno Abbrescia del 14 maggio 2021 si afferma la presenza in Puglia di soli 10 impianti di affinamento e riuso dei reflui: 4 per l’agricoltura, di cui Gallipoli e Corsano in provincia di Lecce, due per riuso ambientale, e altri quattro imprecisati. Chiediamo a tal proposito un resoconto dettagliato relativo ai singoli depuratori della Provincia di Lecce, al riutilizzo o meno dei reflui prodotti, alla percentuale di reflui riutilizzati: questa, almeno per Gallipoli e Corsano, si configura solo simbolica, quindi inadeguata per rappresentare un’alternativa significativa al prelievo e all’ uso “improprio” della potabile. Perdura la sconcertante dispersione in mare dei reflui “depurati” a Tricase, nonostante siano stati investiti circa seimilioni di euro per un acquedotto rurale a vantaggio di seicento ettari, inutilizzato e quindi in degrado da oltre dieci anni. E’ quasi superfluo ricordare che l’agricoltura utilizza circa i due terzi di tutta la quantità di acqua potabile erogata, che dovrebbe essere almeno in parte compensata dal recupero al massimo dei reflui depurati e delle acque bianche.
Nel Salento pertanto è in atto uno scenario di distruzione della risorsa idrica sempre più rara e preziosa ; nello stesso tempo assolutamente dannoso per la salute, per l’ambiente, per l’economia turistica. Per la persistente scarsità di pioggia la falda non è rimpinguata e insieme si accentua il ricorso all’emungimento dalla stessa. Tale prelievo è aggravato anche per la criticità del disseccamento degli ulivi che comporta la riconversione di vasti ex uliveti a colture irrigue o all’impianto di nuove cultivar che richiedono l’irrigazione non solo di soccorso. Ne deriva un accentuato prelievo , incontrollato anche a causa delle svariate migliaia di pozzi abusivi, che favorisce l’infiltrazione dell’acqua salmastra nella falda dolce, il cui uso salinifica e sterilizza i suoli agricoli! Un disastro ambientale che rischia di essere irreversibile.
Per questi motivi è un’opzione doverosa e prioritaria il recupero e il riutilizzo delle acque depurate e di quelle bianche in agricoltura anche in sinergia con i Consorzi di Bonifica. E’ quanto viene sollecitato dalla più recente normativa europea degli ultimi due anni; è una scelta “obbligata”, che per il Salento e la Puglia sitibonde dovrebbe essere assunta con assoluta urgenza; mentre invece siamo multati per la cattiva gestione dei depuratori.
Varie proposte di recupero e di riutilizzo produttivo delle acque depurate dovrebbero essere prese in considerazione: lo spandimento nei campi attraverso la canalizzazione naturale esistente o quella dei Consorzi di Bonifica, gli impianti di fitodepurazione, l’utilizzo delle cave abbandonate quali bacini di stoccaggio, l’implementazione delle zone umide recuperando quelle tradizionali. Il recupero è comunque la precondizione per realizzare un grande acquedotto rurale della Puglia (proposta del Presidente Emiliano) seguendo le indicazioni della comunità scientifica e dello stesso Consiglio Regionale della Puglia (finora inattuate) che invitano ad evitare di scaricare in mare e di disperdere nel sottosuolo (al di sotto della falda) le acque depurate che invece dovrebbero essere recuperate e riutilizzate.
La criticità nella gestione della rete idrica è ulteriormente aggravata , non solo dalla perdite, ma anche da situazioni assurde di spreco: ne è esempio grave e paradossale quanto da anni avviene (si è ripresentato nei primi di maggio) nei grandi serbatoi situati sulle serre di Parabita: molte centinaia di mc di acqua potabile vengono dispersi in poche ore nelle campagne probabilmente, per il costante prelievo dalla falda nonostante il riempimento degli invasi , sia quello potabile (AQP ) che quello vicino per irrigazione ( Consorzio Ugento li Foggi) tra loro interconnessi!
Le associazioni del territorio non condividono i Mega-Progetti che prevedono lo scarico in mare delle acque depurate nel Salento; denunciano le diverse situazioni di spreco e di inadempienza verso impegni assunti. Le risorse finanziarie previste dovrebbero essere usate per impianti di recupero e fitodepurazione invece di realizzare mega tubi ultrakilometrici a Gallipoli o a Nardò per disperdere in mare la quasi totalità della preziosa materia prima depurata e riutilizzabile; scarichi che potrebbero “favorire” una depurazione meno controllata e rigorosa. Pertanto si chiede la riconversione dei progetti di sversamento delle acque reflue depurate, in altri finalizzati al conseguimento del massimo recupero, anche delle acque bianche e l’attivazione delle reti irrigue rurali abbandonate.
Il 2021 ricorre il decennale del referendum per l’acqua pubblica: quale miglior modo di commemorarlo (nonostante sia stato insabbiato) se non con un impegno concreto e immediatamente operativo in tale direzione?
Nel contempo, si chiede alla SS.VV., un incontro di merito sul territorio.
In attesa di un VV.SS. riscontro, Vi porgiamo distinti saluti.
ADOC, UDICON; C ittadinanzattiva, WWF, ISDE- medici per l’ambiente; LILT; TURISMO VERDE, Salento KM zero; Coppula tisa, La LUNADEIBORBONI, ACQUA BENE COMUNE, Manu Manu riforesta; Noi ambiente Galatina, Ambiente Sanio Veglie, Forum ambiente e salute lecce, LIDA Nardò, Assoc. Catone-Basile San Cesario, ARCI-Biblioteca Sarajevo Maglie; Casa delle Agricolture, Diritti a sud Nardo, Ass. RENATA FONTE Nardò


















