
di Raimondo RODIA
Un lungo e buio corridoio porta al magico ipogeo di Torre Pinta ad Otranto, nella valle delle Memorie. L’ipogeo rappresenta un mistero ancora irrisolto. Scoperto per caso, nel 1976, da un architetto milanese, che passeggiava curioso nella zona, ricca di aggrottamenti abitati nel Medioevo da monaci anacoreti, che vivevano di preghiere e di quello che offriva la terra. La parte superiore dell’ipogeo una torre Colombaia del XVII secolo, in basso un lungo dromos di 33 metri porta nella camera centrale, luogo cultuale con gradino sedile, qui chi era vecchio e stanco si lasciava morire, mentre nella stessa sala i giovani raccoglievano, nell’ora meridiana, la massima energia attraverso il sole che entrava prepotente dal buco circolare in alto. Un luogo che fa vibrare l’anima e carica il corpo di forti emozioni.


















