di Giorgio MANTOVANO
Ci sono luoghi, nella Lecce antica, che evocano storie e personaggi. In quella che oggi chiamiamo la Torre del Parco, in foto, era collocata, un tempo, la Zecca, ove il principe Giovanni Antonio Orsini del Balzo (1401 – 1463), faceva coniare le monete d’oro, i famosi carlini, con impresse le figure di ovini e bovini in segno di prosperità del vasto complesso di feudi.
Alla morte della madre, la Contessa Maria d’Enghien, nel 1446, l’intera Terra d’Otranto e la parte meridionale della Terra di Bari finirono sotto il dominio del figlio Giovanni Antonio, primogenito di Raimondello, principe di Taranto e conte di Soleto.
L’Orsini fu uomo di guerra ma anche molto legato ai Frati Francescani a cui donò cospicue offerte. Personaggio audace e pragmatico divenne l’arbitro della successione aragonese sul trono di Napoli ma poi, negli anni 1458 – 63, fu apertamente filoangioino.
In città era situata la curia del principe con una propria cancelleria in cui si registravano gli atti, con un importante apparato burocratico.
Vi operava anche il Consilium principis, ossia il tribunale feudale in cui era esercitata la giurisdizione civile e penale all’interno del principato.
In quel luogo affluivano i sudditi provenienti da Bari, Brindisi, Taranto, Monopoli, Ostuni, ecc., per la definizione delle cause che li riguardavano.
La memoria collettiva avrebbe identificato il tempo dell’Orsini, pur caratterizzato da un gravoso peso fiscale a causa delle continue guerre di cui fu protagonista, con il tempo della prosperità, destinato a scemare con la sua scomparsa, come raccontò anni dopo il Galateo nel prezioso “De Situ Iapygiae”.
La città visse uno dei momenti più significativi della sua storia e conobbe un forte incremento demografico, grazie alla notevole immigrazione di albanesi, slavi e greci, per effetto della pressione turca nei paesi balcanici. Fu significativa anche, in quel periodo, la presenza della comunità ebraica che nel 1459 contava 163 fuochi.
Giovanni Antonio morì all’alba del 15 novembre 1463 ad Altamura per un grave attacco di malaria. Stando a Pietro Palumbo, “Storia di Lecce”, Congedo Editore, 1996, fu tradito e strangolato mentre dormiva. Il suo corpo venne tumulato, in abito da frate, nella storica chiesa di S. Caterina d’Alessandria a Galatina.
Non avendo avuto figli dalla moglie, Anna Colonna, nipote di papa Martino V, famosa per la sua bellezza, il Principato di Taranto e la Contea di Lecce ricaddero in potere di Ferdinando d’Aragona, detto Ferrante dai napoletani, nella qualità di re e di marito di Isabella, nipote di Maria d’Enghien.
In argomento segnalo il prezioso saggio di Carmela Massaro, Territorio, società e potere, in AA.VV., Storia di Lecce. Dai Bizantini agli Aragonesi, con prefazione di Cosimo Damiano Fonseca, a cura di Benedetto Vetere, Editori Laterza, 1993. Sulla complessa figura dell’Orsini, vedasi anche il saggio di M. Paone, Arte e cultura alla corte di Giovanni Antonio del Balzo Orsini, in AA.VV., Studi di storia pugliese in onore di Giuseppe Chiarelli, a cura di M. Paone, Galatina, 1973, II, pp.59 -101.
Sul Consilium pirincipis, cfr. G. Vallone, Una grande corte feudale: il tribunale degli Orsini, Appendice al saggio “Evoluzione giuridica e istituzionale della feudalità, in Storia del Mezzogiorno, vol. IX , Aspetti e problemi del Medioevo e dell’Età moderna, t. 2°, Napoli, 1991.


















