Lecce, via Giuseppe Palmieri

di Giorgio MANTOVANO

Ho cercato il suo nome nella toponomastica cittadina e non l’ho trovato. Mi sono anche affidato a Google maps ma l’esito è stato negativo.

Sembra, e spero veramente di sbagliarmi, che nessuna via di Lecce sia stata intitolata a Michelangelo Verri, la cui storia merita di essere raccontata perché ha illuminato il Risorgimento salentino.

Il Verri (1817 – 1886) fu uno dei protagonisti delle sommosse che animarono nel 1848 il moto liberale in Terra d’Otranto.

Armaiolo di mestiere, aprì bottega a pianterreno di palazzo Guarini. Apprezzato come artigiano, possedeva un carattere generoso, confortato dalla nascita di tre figli, il primo dei quali combatté al comando di Garibaldi, meritando la menzione al valore militare dal Re d’Italia.

Michelangelo partecipò nel ’48 al plauso generale che accolse la Costituzione concessa da Ferdinando II, ma, quando quel sovrano poco regalmente ritirò la promessa fatta, il Verri, con gli altri patrioti, apertamente, senza infingimenti, manifestò tutto il proprio disprezzo contro il re fedifrago.

L’ artigiano sereno si trasformò in un acceso tribuno le cui invettive in dialetto tuonavano, con dileggio, contro la regia autorità. Era solito arringare la folla ai piedi della colonna di S. Oronzo, con grande impeto e coraggio.

Il “Masaniello leccese” alla parola fece seguire l’azione ed il 5 luglio del ’48 si recò a Castro per prelevare due cannoni che dovevano servire a difendere le mura della città di Lecce dalla sopravveniente truppa regia.

Fu arrestato nel novembre del 1848 e, tradotto nel carcere di San Francesco, fu imputato nel medesimo processo che vedeva alla sbarra anche Sigismondo Castromediano.

Quel processo, celebrato in Lecce di fronte alla Gran Corte criminale nel palazzo di giustizia sito nell’attuale via Rubichi, ebbe inizio il 28 agosto dello stesso anno.

Seguì la condanna del Verri a vent’anni di ferri ed il calvario nel Bagno di Procida ove, ancora una volta, ebbe modo di manifestare tutta la propria generosità.

Vincolato con la catena ai piedi a Nicola Schiavoni, altro illustre patriota destinato con l’Unità d’Italia ad essere eletto senatore, assunse su di sé il peso del pesante ceppo per alleviare la pena del compagno.

Dopo aver consumato dodici anni nelle galere borboniche, riacquistata la libertà, tornò nella città di Lecce. Ma lo accolse la più ingrata indifferenza e miseria.

Il primo giugno 1886, negletto dai più, il patriota Michelangelo Verri moriva. Sulla Gazzetta delle Puglie Donato Stefanelli, il 12 giugno 1886, ne diede commossa notizia, stigmatizzando il silenzio che aveva accompagnato la scomparsa dell’indomito patriota.

Anche Sigismondo Castromediano, con una toccante missiva del 15 giugno 1886 indirizzata allo Stefanelli, rese omaggio alla memoria del compagno di lotte e di pena.

Il Duca condannò duramente “questa Lecce spensieratamente obliante”.

Le sue parole, di singolare attualità, meritano di essere ricordate: «Se il Verri fosse stato un vantatore sfrontato, un promettitore d’impossibilia, allora sì le feste, i deliri avrebbero urtato il cielo; ma egli era un modesto popolano, un verace e disinteressato amatore della patria, un figlio della mala sorte, appena confortato da un tozzo, e che tozzo!… doveva chiudersi quindi inosservato sotto terra! Io so quanto valeva la sua anima calda, ingenua, sincera; io so quel che sofferse per dar vita a una libertà oggi mai cotanto abusata! (…)»”.

Che triste sorte per un Eroe che morì povero e dimenticato dopo aver lottato, senza mai risparmiarsi, per la nostra ingrata libertà.

Sulla figura di Michelangelo Verri, oltre alle preziose pagine di Pietro Palumbo dedicate al Risorgimento salentino, rinvio a Teodoro Pellegrino, Il Salento nell’epopea risorgimentale, Editrice Salentina,1961, ove è pubblicata la lettera inviata da Sigismondo Castromediano a Donato Stefanelli, sopra citata.

Giorgio MANTOVANO
Ideatore di www.iusimpresa.com - Osservatorio Bibliografico del Diritto dell’Economia in Europa. Dottore commercialista, appassionato di Storia Patria.