Le galee della flotta normanna dell’ammiraglio Margarito da Brindisi

di Gianfranco PERRI

Quando, tantissimi anni fa, a Londra con mia moglie – venezuelana – diretti a piedi al Royal Observatory Greenwich ci imbattemmo in una scuola “Sir Francis Drake Elementary School” che sotto il nome esibiva un vistoso busto bronzeo, mia moglie sorridendo esclamò: «“sir” Francis Drake? In Venezuela è Francis Drake “famoso pirata inglese”… altro che “sir”». Ebbene quell’episodio mi è inevitabilmente tornato in mente a proposito del nostro Margarito da Brindisi: grande ammiraglio o famoso pirata? Naturalmente noi propendiamo decisamente per la prima accezione, tant’è che Brindisi gli ha dedicato, se pur non una scuola, una via!

Margarito, il leggendario arcipirata da Brindisi

Un nostro concittadino però, il dottor Dario Stomati, nel 2013 gli ha dedicato un libro, un bel libro, un romanzo storico intitolato “Margarito il leggendario arcipirata da Brindisi”. Il professore Giacomo Carito, invece, da storico quale egli è, nel novembre dello stesso 2013, al Convegno sull’età federiciana in terra di Brindisi, ha presentato un interessante e documentato lavoro dedicato per intero al nostro – comunque storico e indubbiamente famoso – personaggio, vissuto nel XII Secolo e strettamente legato alla storia della nostra città “Tra normanni e svevi nel regno di Sicilia: Margarito da Brindisi”.

Le ipotesi più accreditate indicano per Margarito l’origine greca, forse proveniente da Megara nell’Attica da cui il suo nome – Megareites, cioè di Megara – latinizzato in Margarito, però si è anche ipotizzato che sia nato a Brindisi – per cui fu sempre detto Margaritus de Brundusio – nel seno di una delle numerose famiglie d’origine bizantina che al tempo vi risiedevano. E di Margarito la matrice leggendaria racconta che molti dei suoi contemporanei ne apprezzarono enormemente le qualità al punto da definirlo rex maris o novus Neptunus, mentre fu temutissimo dai suoi nemici che, i più, lo considerarono null’altro che un arcipirata.

Nelle cronache della storia invece, Margarito comincia ad essere citato in associazione con la presa di Tessalonica, effettuata il 24 agosto 1185 dalle truppe normanne del re di Sicilia Guglielmo II e dalla sua flotta comandata dal conte di Lecce Tancredi, ed a tale proposito c’è chi fa coincidere il nostro Margarito con Sifanto, un corsaro che combatté in prima fila al servizio del re di Sicilia in quell’azione bellica antibizantina. Qualche mese dopo, i Normanni occuparono anche le tre isole ioniche di Zacinto Cefalonia e Itaca, le quali vennero assegnate in allodio – cioè a titolo di possedimento personale – proprio a Margarito.

La flotta normanna. Arazzo di Bayeux 1070-1080 d.C.

Ma la vera prima grande impresa militare di successo Margarito la realizzò nell’estate del 1186 sulle coste di Cipro, quando s’impadronì rocambolescamente di tutte le settanta triremi costantinopolitane che al comando dell’anziano Giovanni Contostefano erano impegnate nella riconquista dell’isola passata sotto il controllo dell’usurpatore Isacco Comneno. Margarito, già soprannominato Margaritone per la sua imponente stazza,  s’impadronì delle navi prive degli equipaggi che nel frattempo erano sbarcati e le poté distruggere senza incontrare resistenza; gli stessi equipaggi furono poi catturati e Margarito inviò al re Guglielmo II in Sicilia i principali dignitari della flotta bizantina con una grossa parte del bottino: un successo epocale che lo rese subito internazionalmente famoso e per cui il re Guglielmo II lo titolò ufficialmente suo “ammiraglio”.

Il 2 ottobre 1187, al comando della flotta di Sicilia, l’ammiraglio Margarito riuscì a salvare e portare in Sicilia il patriarca Eraclio con altri cristiani fuggiti da Gerusalemme occupata da Saladino, ed in seguito contribuì decisivamente affinché i cristiani sconfitti in Terrasanta riuscissero a conservare perlomeno il controllo di Tiro Tripoli e Antiochia, obbligando di fatto Saladino a rinunciare alla loro conquista.

Dopo la morte del re Guglielmo II e l’ascesa nel gennaio del 1190 di Tancredi d’Altavilla sul trono di Sicilia, Margarito, che a quella elezione ed al successivo sostegno armato del re normanno contro le pretese dell’imperatore Enrico VI di Svevia aveva contribuito attivamente – con la sua flotta nell’autunno del 1191 aveva addirittura intercettato e fatto prigioniera Costanza d’Altavilla, moglie di Enrico VI e futura madre di Federico II – fu nominato dal novello re Tancredi conte di Malta, ricevendo l’investitura feudale dell’arcipelago maltese.

Firma di Margarito a forma di vascello. Archivio Capitolare di Brindisi

In quegli anni, l’ammiraglio Margarito spesso soggiornava a Messina, il più importante porto militare normanno in Sicilia, e lì si era costruito un fastoso palazzo dove a fine di settembre del 1190 ospitò il re Riccardo Cuor di Leone in sosta prima dell’imbarco per la terza crociata. E poco tempo dopo, a Brindisi – il più importante punto d’appoggio continentale della flotta del regno – dove Margarito risiedeva prevalentemente e dove possedeva una ancor più lussuosa dimora, nel febbraio 1191 fu ospitata la madre dello stesso re Ricardo, Eleonora d’Aquitania, e la sua promessa sposa, Berengaria di Navarra, prima che costei verso i primi di aprile salpasse per la Terrasanta per poi raggiungere Cipro, dove il 12 maggio celebrò il suo matrimonio con il re.

Quella sfarzosa domus brindisina di Margarito fu molto celebre: fornita di bagni, giardini, forni e altri servizi accessori e con diretto accesso alle cale portuali, era nei pressi della rocca normanna. Nel 1215 fu da Federico II concessa all’Ordine Teutonico, eccezion fatta per i locali utilizzati per l’officina della zecca e per l’ufficio del gabelliere. Poi, nel 1229, Federico II riacquistò dai Teutonici la domus Margariti con le sue pertinenze, per ricomporne l’integrità e destinarla tutta ai servizi di Stato. Il pontefice Innocenzo IV, scomunicato lo svevo Federico II, dispose della domus assegnandola nel 1247 al suo partitario otrantino Riccardo di Maramonte. Il papa Alessandro IV nel 1257, invece, regnando il nemico svevo Manfredi la concesse, virtualmente perché di fatto non ne disponeva, a Zaccaria Nicola e Bibulo, i tre figli di Sergio Bibulo che era stato fatto uccidere da Manfredi. Nel 1284 infine, il re Carlo d’Angiò, trasferita in una nuova sede la zecca, donò ai frati Minori sia quella che era stata la casa di Margarito che l’adiacente area su cui era stata la rocca normanna, perché vi edificassero il convento e l’annessa chiesa, tuttora esistente, la chiesa di San Paolo eremita.

Dato che durante gli ultimi anni di regno del re Tancredi non si verificarono conflitti militari di rilievo contro l’imperatore Enrico VI, e visto che quel re di Sicilia aveva anche rinunciato a proseguire l’attiva politica mediterranea antibizantina dei suoi predecessori, la flotta di Margarito da Brindisi non ebbe molto che guerreggiare, e così il potente ammiraglio si dedicò soprattutto all’amministrazione dei suoi feudi e fece ripetute donazioni a chiese e monasteri: forse per far dimenticare, o magari per farsi perdonare, quel suo rocambolesco passato da pirata. Particolarmente favorito fu il monastero di San Nicola di Paratico, a cui tra il 1192 e il 1194 donò vari terreni nel territorio di Policoro e Colobraro. Un’ulteriore donazione, del settembre 1193, riguardò il famoso Archimandritato di San Salvatore a Messina al quale egli assegnò tutte le entrate del casale Cremastro a Calatabiano. Mentre a Brindisi in quegli stessi anni donò alla Chiesa tre suoi edifici siti nei pressi del porto e finanziò la costruzione del convento con la chiesa di Santa Maria del Ponte Parvo e due altre piccole chiese, di Santa Margherita e San Demetrio, che furono sottoposte allo stesso convento nel quale si insediò un nutrito gruppo di Premostratensi, seguaci di San Agostino provenienti da San Manuele di Barletta.

Dopo la morte di Tancredi, l’imperatore Enrico VI, che non aveva mai rinunciato a rivendicare il trono di Sicilia a nome di sua moglie, la normanna Costanza d’Altavilla, entrò a Palermo il 21 novembre del 1194 ricevendo il castello del porto senza incontrare resistenza alcuna da parte di Margarito, ma questi, inevitabilmente, cadde presto in disgrazia. Margarito, infatti, perse subito la contea di Malta, assegnata dall’imperatore all’alleato genovese Guglielmo Grasso, e le isole greche di Cefalonia Zacinto e Itaca tornate ai Bizantini; quindi perse anche ogni altra proprietà e privilegio finché, accusato a torto o a ragione di aver partecipato nella primavera del 1197 ad una supposta congiura contro l’imperatore, fu da questi fatto imprigionare, accecare ed evirare. Infine, fu deportato a Treviri dove, in una qualche data anteriore all’anno 1205, avrebbe cessato di vivere.

«Margarito fu personalità non marginale nel tempo in cui ebbe la ventura di vivere e, al tempo stesso, aggiunge aura di leggenda e favola alla città. Il racconto storico si fa mito e intreccio avvincente, sostrato di quella memoria condivisa ancor oggi insussistente. Brindisi si è costruita, decostruita e ricostruita per secoli sullo stesso sito; alla persistenza dei luoghi non si è però accompagnata quella della popolazione che a quei luoghi avrebbe bisogno di dar significanza». [Giacomo Carito, 2013]

Bibliografia
Membola G. Margarito audace uomo d’armi e Brindisino illustre in il7Magazine n.48 Brindisi, 2018
Stomati D. Margarito il leggendario arcipirata da Brindisi Lupo Editore, 2013
Carito G. Tra normanni e svevi nel regno di Sicilia: Margarito da Brindisi in Federico II e le nozze di Oriente e Occidente. L’età federiciana in terra di Brindisi, 2013
Kiesewetter A. Megareites di Brindisi, Maio di Monopoli e la signoria sulle isole Ionie in Archivio Storico Pugliese, 2006
Moscardino G. Margarito o Margaritone da Brindisi Bari, 1946
Antonucci G. Margarito da Brindisi in Archivio storico per la Calabria e Lucania, 1934
Garufi C.A. Margarito di Brindisi, conte di Malta e ammiraglio di Sicilia, in Miscellanea di archeologia, storia e filolologia dedicata al prof. A. Salinas, Palermo 1907
Francioso R. Margaritus de Brundisio, in Rassegna pugliese di scienze, lettere ed arti, 1902
Lezzi G.B. Margarito o Margaritone da Brindisi, in Biografie degli uomini illustri del regno di Napoli ornata de’ loro rispettivi ritratti. Napoli, 1819

Gianfranco PERRI
Brindisino, professore universitario e ingegnere progettista di gallerie. Appassionato studioso, scrittore e divulgatore della Storia di Brindisi, autore di numerosi articoli e vari volumi di storia brindisina. Residente a Miami, ma fedele e assiduo frequentatore di Brindisi e del Salento.